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Tutto quello che i media non dicono

Regione Umbria: Mettere subito a disposizione le casette di legno in Umbria ai terremotati 

circa 700 famiglie sfollate dopo il terremoto in centro Italia potrebbero essere sistemate immediatamente nelle casette di legno costruite in occasione del terremoto che ha colpito l'Umbria nel 1997, scrive Federica. Perché non agire subito? Le casette di legno costruite in occasione del terremoto che ha colpito l'Umbria nel 1997 sono più di 700, massimamente disabitate, in buonissime condizioni. I terremotati di Amatrice e dintorni vivono sfollati in tende o in macchina, condizione aggravata dalla attuale situazione meteo, a soli pochi chilometri di distanza. Circa 700 famiglie potrebbero essere sistemate immediatamente nelle casette di legno, circa 2000/3000 persone. Gli sfollati, potendo scegliere, si trasferirebbero subito, non vi è pertanto necessità di spostare le casette, che sono già a pochi chilometri di distanza.

Perché non metterle immediatamente a disposizione dei terremotati, considerate le condizioni in cui vivono? Perché viene fatta una costosa manutenzione annuale con soldi pubblici, per poi tenerle vuote anche in caso di emergenza? Chiediamo un intervento immediato dalla regione Umbria e un interessamento da parte del Governo e della protezione Civile. Firma la petizione

Federica Caltagirone via Change.org

FERMATE IL COMMERCIO DEL SANGUE DELLE GIUMENTE INCINTE! 

Al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio dell'Unione Europea:"Vi chiediamo di mettere al bando l'importazione in Europa di qualsiasi prodotto ottenuto con tecniche crudeli o che causino sofferenze sugli animali. Come uno tra i leader mondiali nel benessere degli animali, l'Europa dovrebbe applicare i suoi standard anche ai prodotti di importazione." Sembra un film horror: centinaia di giumente incinte attaccate a macchine che gli succhiano il sangue, alcune così deboli che collassano e muoiono. Ma ora possiamo fermare tutto questo

Questa tortura su larga scala sui cavalli è alimentata da aziende farmaceutiche europee per aumentare la produzione dei nostri allevamenti intensivi! L'UE sta considerando provvedimenti, ma finora non ha fatto nulla di concreto.
È ora di fermare queste morti assurde! I ministri europei si riuniranno tra sole 2 settimane: mettiamo l'Europa sotto i riflettori con un'enorme petizione per la messa al bando del violento commercio di sangue. Aggiungi il tuo nome alla petizione e condividi con tutte e tutti

Nel 2016, l'odio ci ha tolto la speranza. È ora di riprendercela!
Tra attentati, Trump e Siria, è vero che è stato un anno duro. Ma dietro al nero che ha riempito i nostri schermi c'è una verità semplice e bellissima: Il mondo non è mai stato in un momento migliore.
Meno povertà e più alfabetizzazione, ascesa del potere delle donne e crollo delle malattie mortali: sotto praticamente ogni aspetto il mondo non è mai stato meglio. Per questo non possiamo permetterci di perdere la speranza nel 2017.
E allora iniziamo il nuovo anno con questo video con 10 motivi per avere speranza. Condividiamoli, aggiungiamone altri, e assieme regaliamo al mondo un milione di ragioni per sperare. Persino per l'ambiente stiamo facendo progressi enormi, dalle storiche vittorie nella salvaguardia degli oceani alla rivoluzione inarrestabile nelle rinnovabili.

Estremisti e fanatici hanno bisogno di paura e disperazione per prosperare, e per questo vogliono farci credere che il mondo stia cadendo a pezzi.
Maestri della disinformazione come Trump e Putin sono arrivati a usare eserciti di persone reali e di profili finti per riempire i social network di bufale, diffamando chiunque tranne loro (è vero! Guardate le fonti più in basso). Quale modo migliore per rispondergli di un milione di messaggi di Buon Anno sulle cose che ci danno speranza? Facciamoci questa iniezione di speranza e usiamola per alimentare la nostra determinazione e quella delle persone intorno a noi. Perché nel 2017, tutti assieme, continueremo ad avanzare.
Con speranza,
Ricken, Pascal, Bert, Emma, Mike, Fatima e tutto il team di: Avaaz.org  

SAVE ALEPPO TODAY

"ad Aleppo, tutti i siriani devono prima o poi scappare o morire. Di quante altre vite, ospedali e scuole distrutti c'è bisogno prima che sia fatto qualcosa contro i crimini di guerra in Siria?"

L'appello di Federica Falomi per fermare i bombardamenti e permettere ai civili di lasciare Aleppo in sicurezza: 

Il governo siriano ha ripreso a bombardare Aleppo. Gli scontri e i raid aerei sono ricominciati, nonostante il 13 dicembre fosse entrato in vigore un cessate il fuoco per permettere ai ribelli e agli abitanti di lasciare la città. Da cinque anni Aleppo è teatro di scontri tra le truppe di Bashar al Assad e i ribelli, che fino a poco tempo fa controllavano la parte est della città. Ribelli che volevano solo essere liberi, la più universale delle aspirazioni. In questi ultimi giorni la situazione ha raggiunto livelli drammatici ed Aleppo est è stata oggetto di azioni militari di una entità ed efferatezza inaudite.

Le persone ad Aleppo pregano che piova, così che gli aerei non possano volare e continuare a bombardare la città. I bambini di Aleppo Air-defense batallion bruciano copertoni per dirottare i bombardamenti altrove. Tutti gli ospedali nella parte est della città sono stati distrutti, non ne rimane nessuno funzionante. Corpi di persone ferite o morte giacciono sulle strade, nessuno ha il coraggio di recuperarli per paura di essere ucciso.

Ad Aleppo, tutti i siriani devono prima o poi scappare o morire. La guerra civile in Siria ha giù ucciso più di 500.000 civili. Di quante altre vite, ospedali e scuole distrutti c'è bisogno prima che sia fatto qualcosa contro i crimini di guerra in Siria?

Atrocità di ogni genere vengono commesse ogni giorno in Siria ed i leader mondiali hanno una responsabilità di fronte a tutto ciò. Hanno la responsabilità di agire!

Da cittadini italiani, chiediamo al nuovo Governo e particolarmente al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ed al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano di fare quanto possibile per spingere i Governi degli Stati coinvolti nelle azioni militari in Siria ad arrestare i bombardamenti ad Aleppo il prima possibile e permettere l'evacuazione dei civili dalle zone assediate.

"La storia non ci assolverà facilmente, ma questo fallimento ci impone di fare ancora di più per offrire alla gente di Aleppo la nostra solidarietà in questo momento" - Ban Ki Moon alla riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Incendio durante un rave party in California, 36 le vittime sino ad ora accertate, ma ci sono ancora molti dispersi.

Doveva essere una notte di musica e di festa a Fruitvale, sobborgo a sud di Oakland, in California. Si è trasformata invece in una tragedia: a morire nell'incendio che ha divorato un vecchio magazzino di due piani trasformato da qualche anno in studio d'arte sono state sino ad ora 36 persone. Ma all'appello ne mancano tante, con la polizia che teme che il bilancio possa salire. Il locale era strapieno, quasi tutti giovani accorsi per un rave party il cui programma era ballare fino alle prime luci del mattino grazie ad alcune star della musica elettronica che dovevano alternarsi con le loro performance.

A Ragusa folla e commozione per i funerali di Pamela, uccisa in Brasile 

La cattedrale di Ragusa è stracolma quando il feretro di Pamela Canzonieri viene portato davanti all'altare. "Ancora una volta una donna è vittima della furia maschile. Ci stringiamo alla famiglia per questo femminicidio", pronuncia lentamente il vescovo di Ragusa, Carmelo Cuttitta. In prima fila, nella chiesa di San Giovanni Battista, ci sono il padre Giovanni, la madre Sara e la sorella Valeria. Hanno gli occhi fissi sui fiori bianchi che ricoprono la bara. 

Crolla una villetta: vivi padre e figlie, morta la madre

Restano in prognosi riservata l'uomo e le due figlie, di 7 e 10 anni, che nella serata di ieri sono rimasti feriti nel crollo di una villetta di via Villamagna a Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, causato probabilmente da una esplosione per una fuga di gas. Nel crollo è morta la moglie dell'uomo e madre delle due bimbe. Poco prima dell'esplosione il manutentore dell'immobile ha ricevuto una telefonata in cui l'uomo lamentava un forte odore di gas nella zona. Il manutentore ha subito informato il proprietario. Al vaglio dei carabinieri l'ipotesi che l'uomo ed i familiari abbiano sentito odore di gas e, dopo la telefonata, il loro ingresso in casa possa aver causato lo scoppio. leggi tutto

Terremoto, allarme tsunami scongiurato in Nuova Zelanda. Evacuati gli abitanti della costa nord.

Terremoto in Nuova Zelanda. Evacuati gli abitanti della costa nord dopo una potente scossa sismica di magnitudo 7,1 che si è verificata in mare, 167 chilometri a nord-est di Gisborne, al largo della costa settentrionale dell'Isola del Nord, (nell'estremo Est-Nord Est del Paese, che si compone di due grandi isole) a una profondità di 19 chilometri nella crosta terrestre. La Protezione civile e il Centro per la gestione delle emergenze hanno invitato a lasciare le case gli abitanti della costa nord. Il maremoto è stato registrato anche dall'istituto geosismico statunitense 13 nov. 2016

Italia: proteggete i bambini di Aleppo, ora!

100 bambini sono stati uccisi ad Aleppo negli ultimi 3 giorni.
È ora di dire basta.
Questa guerra non finirà domani, ma c'è un modo per prevenire i massacri dovuti ai bombardamenti: che i cittadini di tutto il mondo pretendano una "no fly zone", una zona dove non possano più volare i bombardieri, per proteggere i civili. Assieme possiamo convincere Obama, Renzi e tutti i leader internazionali che è ora di rispondere al terrore di Putin e Assad. Questa tragedia può essere l'occasione per fermare lo sterminio di massa di questi bambini indifesi. Ormai sono anni che in Siria assistiamo impotenti a bombardamenti e attacchi chimici. Ma la distruzione totale di Aleppo è un orrore di livelli mai raggiunti prima. Accordi e diritti per i civili non esistono più. Ad Aleppo est ci sono 250mila persone intrappolate senza quasi accesso a cibo, medicine o acqua potabile, e 100mila sono bambini! Nessuna delle soluzioni per far finire la guerra in Siria è perfetta. Ma stare senza far niente è la cosa peggiore. Una "no fly zone" significherebbe poter minacciare di abbattere gli aerei che cercheranno di bombardare il nord del Paese. Quasi il 70% dei membri di Avaaz è d'accordo, l'8% contrario. Esitare sull'uso della forza, anche come reazione e autodifesa, per proteggere delle persone dai bombardamenti, è comprensibile e saggio. Ma se ci fossero i nostri figli sotto le bombe, cosa vorremmo che facesse il mondo? Tutto quello che chiediamo è un cessate il fuoco duraturo e una soluzione politica negoziata. Finora ha fallito tutto. Aleppo è la prova che bisogna iniziare con il proteggere i civili. Una no fly zone fatta bene può non costare neanche una vita umana e salvarne innumerevoli. E i negoziati di pace saranno più facili se il presidente siriano Assad e la Russia vedranno che il mondo intero ha ancora a cuore la Siria. Facciamoci sentire da Obama, Renzi e da tutti i leader internazionali: non si può più rispondere ai massacri solo a parole. L'inazione li rende complici. Le vite di queste famiglie sono in pericolo ora! Il nostro movimento si è opposto all'azione militare più di una volta. La compagna fondativa di Avaaz è stata contro la guerra in Iraq, e abbiamo criticato e attaccato gli interessi spesso cinici degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Ma sono già morte 400mila persone in Siria, una vergogna che ci segnerà per sempre. Una no fly zone è l'unica cosa decente che si possa fare. Agiamo insieme per salvare i bambini e le famiglie di Aleppo.
NOTA: queste domande & risposte sulla campagna sono state scritte dal direttore della campagna nel marzo 2015. Avendo rilanciato il nostro appello per una no fly zone, aggiorneremo questa pagina il prima possibile. Quasi il 70% dei membri di Avaaz sostiene la riapertura di questa campagna, mentre l'8% è contrario.

Spargi la voce e firma la petizione

Sarà impossibile dimenticare Marco Pannella, uomo libero radicale, liberale e contro il regime, sicuramente trasgressivo e trasgressore, vulcanico, innovatore, controverso, un uomo buono e umile che parlava tanto ma sapeva ascoltare tanto. Marco Pannella un grande uomo che non ha mai accettato imposizioni da nessuno, che ha cercato soluzioni a colpi di battaglie e referendum (sua arma preferita) dalla legge sul divorzio, la legalizzazione dell'aborto e della droga, la fame nel mondo e tanto altro sino al sovraffollamento delle carceri, dialogando malgrado non credente, persino con i Papi; consapevole di non stare certamente simpatico al Vaticano. Un uomo politico speciale che, pur facendo parte del sistema combatteva e stava dalla parte degli ultimi, lontano dal potere e dai riflettori. Per cercare di vincere le sue battaglie e stato capace di dialogare con la destra e la sinistra, di essere da entrambi gli schieramenti cercato e corteggiato, incontrando politici di grande spessore sino agli sgoccioli della sua vita, nella sua piccola mansarda. Un amico di tutti dai più giovani ai più vecchi con i quali s'intratteneva volentieri a parlare senza per nulla sfuggire come fanno tutti (o quasi) i politici. Marco Pannella ci ha insegnato e ci ha lasciato tanto in eredità. Il suo esempio di vita rimarrà indelebile e non solo tra i suoi compagni di partito.

Ciao Marco ci mancherai!

Somalia: il mondo è con voi, basta MGF

A 6 anni le dissero "Sii forte e coraggiosa, e domani diventerai una donna", poi la portarono da una "tagliatrice" che con un rasoio le mutilò i genitali.Hibo Wardere è una delle 200 milioni di bambine, ragazze e donne che nel mondo hanno subìto mutilazioni genitali femminili. Vive in Somalia, dove il 98% delle donne viene mutilato, e dove però ora tutto questo può cambiare: la Ministra per le Donne sta provando a vietare completamente questa pratica assurda e secondo gli esperti il supporto della comunità internazionale in questo momento può essere cruciale per l'approvazione finale della legge. Nel Puntland, nel nordest del Paese, sta passando un bando totale e già in passato le riforme progressiste di questa zona sono poi diventate leggi nazionali. La ministra e questi leader locali stanno cercando di cambiare la vita delle bambine e delle donne somale, e un sostegno globale può dar loro la forza di far passare una nuova legge nazionale già nelle prossime settimane. Firma ora e poi condividi con tutti.

Unione Europea: STOP alla vendita di armi all'Arabia Saudita

Bombardano scuole, ospedali, perfino matrimoni: quello che sta facendo l'Arabia Saudita in Yemen è disgustoso. E lo sta facendo con armi vendute da Italia, Europa, Stati Uniti e Canada. Ma tra 48 ore possiamo ottenere l'impensabile: una vittoria storica contro la vendita di armi ai sauditi. Martedì il Parlamento europeo può finalmente decidere se votare un embargo totale sulla vendita di armi all'Arabia, ma la pressione delle lobby e dei sauditi per bloccare il voto è enorme. Ora più che mai i politici europei devono sentire che da ogni angolo del mondo chiediamo tutti la stessa cosa: resistere e dire "NO" alle atrocità dell'Arabia Saudita. Firma questa campagna urgente per chiedere l'embargo sulle armi e dare tutto il nostro sostegno a chi sta lottando per ottenerlo: Le guerre si fanno finire anche così: smettendo di vendere armi a chi le fa. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile, perché i rapporti tra i nostri governi e il regime saudita erano troppo forti. Ma anche per i nostri politici sta diventando sempre più difficile ignorare la totale mancanza di rispetto per i diritti umani da parte del regime. L'Europa è a un passo dal votare un embargo, devono solo capire che tutto il mondo li sta guardando. Una bomba saudita ha ucciso oltre 200 invitati a un matrimonio. Sparano dagli elicotteri sui civili in fuga. È difficile togliersi dalla testa certe immagini, ma è proprio così che le "nostre" armi vengono usate. Lo Yemen si trova in mezzo a una guerra a distanza tra Arabia e Iran, entrambi colpevoli di violenze terrificanti. Questo voto europeo da solo non farà finire la guerra, ma può mandare un messaggio chiaro: non venderemo più armi a un regime che bombarda indiscriminatamente la popolazione civile. E dopo una vittoria così in Europa, potremo passare anche agli altri governi. Il regime saudita non è l'unico a sfruttare questi traffici: i grandi produttori di armi europei stanno guadagnando miliardi grazie al massacro in Yemen! L'Italia è uno dei più grossi esportatori di armi al mondo e l'Arabia è uno dei nostri maggiori clienti. Se non agiamo subito, l'influenza delle grandi aziende sui politici rischia di far continuare questo orrore ancora a lungo. Wael* è un membro di Avaaz in Yemen che finora è riuscito a sopravvivere agli attacchi che ogni giorno colpiscono il suo Paese. Il suo messaggio per tutti noi è che "la storia si ricorderà di chi ha contribuito a portare la pace". Agiamo subito, per Wael, la sua famiglia, e milioni di altre persone. Partecipa e condividi la campagna, abbiamo poche ore per essere determinanti nel fermare la vendita di armi all'Arabia: aderisci alla petizione subito! QUI'

Lo scorso 3 ottobre un aereo da combattimento statunitense ha ripetutamente bombardato un ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz, nel nord dell'Afghanistan. Gli attacchi hanno ucciso 22 persone - 12 operatori di MSF e 10 pazienti - e ferito circa 40 tra pazienti e staff dell'organizzazione. L'ospedale stesso è stato distrutto, privando centinaia di migliaia di persone della possibilità di ricevere cure traumatologiche d'urgenza.

I sopravvissuti parlano di un'esperienza spaventosa.

Attaccare un luogo protetto come un ospedale è una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario e delle Convenzioni di Ginevra. Gli Stati Uniti, la NATO e il governo afghano hanno avviato delle indagini, ma è impossibile aspettarsi che le parti coinvolte nel conflitto portino avanti accertamenti indipendenti e imparziali su fatti che li vedono direttamente coinvolti.

È per questa ragione - in nome dei nostri colleghi e pazienti uccisi e feriti, e per tutti i nostri operatori e pazienti nel mondo - che abbiamo chiesto che la Commissione d'Inchiesta Umanitaria Internazionale (IHFFC), l'unico organo permanente specificamente istituito per indagare sulle violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, avvii un'indagine internazionale indipendente sugli eventi del 3 ottobre.

Ora che l'appello per mobilitare l'IHFFC ha ricevuto risposta, chiediamo agli Stati Uniti e all'amministrazione Obama di dare il proprio consenso all'investigazione.

Firmando questa petizione, puoi aggiungere la tua voce al nostro appello. Che non riguarda solo Kunduz, e non solo gli Stati Uniti, ma è diretto a tutte le nazioni e a tutte le parti in conflitto. Ed è un'opportunità per tutti per riaffermare il proprio impegno nei confronti del Diritto Internazionale Umanitario.

Medici Senza Frontiere via Change.org

CAPI DI STATO: Il blocco di Gaza deve finire

È già passato un anno dall'ultima devastante guerra su Gaza, ma migliaia di bambini dormono ancora fra le macerie delle loro case. Violando le leggi internazionali, Israele sta limitando l'entrata di qualsiasi materiale da costruzione. Ma in questo modo case, scuole e ospedali non possono essere ricostruiti, e così i bambini sono costretti a vivere fra le macerie e vanno a scuola in edifici bombardati. Ora però abbiamo un piano per cambiare tutto questo: Avaaz sta lavorando con le più grandi agenzie umanitarie per lanciare un appello urgente all'Italia e a tutti gli stati che finanziano la ricostruzione di Gaza. Essendo loro che pagano, possono insistere perché Israele revochi le restrizioni e faccia entrare i materiali da costruzione necessari. Se saremo tantissimi da tutto il mondo, Renzi e gli altri capi di stato non potranno ignorarci e dovranno andare oltre le belle parole, intensificando il lavoro diplomatico per mettere fine al blocco a Gaza. E' inaccettabile che i nostri governi non facciano nulla per risolvere questa crisi umanitaria. FIRMA LA PETIZIONE

Una vergogna europea pochi giorni per fermarla

Anche oggi da qualche parte in mezzo al Mediterraneo ci sono bambini in fuga dalla guerra e dalla fame la cui unica speranza è di non annegare. La Francia ha addirittura chiuso le frontiere con l'Italia per tenere fuori poche centinaia di persone. È una vergogna per l'Europa, ma ora può finalmente finire: perché tra pochi giorni, per la prima volta nella sua storia, l'Unione Europea voterà un piano umanitario che può salvare e dare aiuto a migliaia di persone. L'Italia sta chiedendo a gran voce che ogni paese in Europa faccia la sua parte ma alcuni, come Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Polonia e Spagna minacciano addirittura di far saltare il piano. E lo fanno usando noi cittadini come scusa, dicendo che l'opinione pubblica europea non vuole che si aiutino i migranti. Abbiamo pochi giorni per dimostrare che non è così, e rifiutare odio e paure con un'enorme campagna affinché si approvi questo piano umanitario: Avaaz la porterà direttamente all'incontro tra i capi di Stato. Firma ora, dimostriamo che i cittadini europei non accetteranno che l'Europa condanni a morte chi fugge da guerre e povertà: Non c'erano nel mondo così tanti rifugiati dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Ogni giorno, centinaia di famiglie traumatizzate e perseguitate cercano di arrivare in Europa. Non hanno nessun'altra speranza se non scegliere di salire sui barconi e lasciare alle spalle guerre di cui non si vede la fine, come quella in Siria. E mettere in sicurezza le rotte verso l'Europa e consentire che ci si possa arrivare senza rischiare la vita è l'unico modo per poterli salvare.Il Libano, la Turchia e la Giordania ospitano al momento quasi 4 milioni di profughi siriani. La Gran Bretagna ne ha accolti meno di 150! Il piano dell'UE prevede di accogliere in Europa altre 20mila persone, distribuite tra tutti i 28 Paesi dell'Unione; migliorare le missioni di ricerca e salvataggio in mare; distribuire tra i Paesi UE i richiedenti asilo che arrivano in Italia e Grecia e da cui non possono poi uscire; e infine attuare politiche di contrasto agli scafisti, veri e propri trafficanti di vite umane.

Anche se insufficiente di fronte all'enormità della situazione, questo piano è un primo passo fondamentale verso un sistema davvero efficace che affronti l'emergenza e possa funzionare anche nel lungo periodo. Firma ora, secondo tutti gli esperti dimostrare l'enorme supporto pubblico è il modo migliore per far approvare al più presto il piano: Abbiamo la possibilità di far capire a chi governa l'Unione Europea che questo continente è pieno di persone per bene che sanno cosa significa dimostrare umanità. Le nostre donazioni stanno già sostenendo operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, e in Italia, Grecia, Malta, Francia, Germania e Gran Bretagna membri di Avaaz si stanno offrendo volontari proprio in queste ore per aiutare nell'accoglienza di queste famiglie. Scappano dall'oppressione e dalla violenza, è nostro dovere non girarci dall'altra parte.

FIRMA QUI' e invia alla Commissione Europea e a tutti i Capi di Stato e di Governo

Qatar 2022:

liberiamo gli schiavi del XXI secolo

Fanno turni massacranti sotto al sole del deserto, senza cibo né acqua, senza potersene andare: migliaia di lavoratori in Qatar sono gli schiavi del nostro secolo. E noi abbiamo un'occasione per liberarli. Lo scorso anno, in uno dei mega-cantieri per i Mondiali di calcio del 2022 è morto un lavoratore ogni due giorni. Gran parte di questo progetto da 1 miliardo di dollari lo gestisce una multinazionale USA la cui direttrice vive in una tranquilla cittadina in Colorado. Se 1 milione di noi chiederà la libertà di queste persone, andremo direttamente da lei eogni volta che uscirà di casa, ogni volta che andrà al lavoro troverà il nostro messaggio. Finché non farà qualcosa per mettere fine a questo dramma. Questa stessa tattica, nel giro di pochi giorni, ha spinto Hilton a proteggere le donne dallo sfruttamento sessuale nei suoi hotel. Unisciti all'appello per liberare questi moderni schiavi del Qatar: La causa di tutto è la politica del Qatar per i lavoratori stranieri. Li attira con la promessa di un buon lavoro, ma appena mettono piede nel Paese i loro nuovi capi gli sequestrano il passaporto, e cominciano i turni massacranti sotto il sole del deserto a 50 gradi. Senza alcuna possibilità di tornare a casa. L'azienda statunitense di cui stiamo parlando è la CH2M Hill e dice che la colpa è degli appaltatori e delle leggi locali. Ma il marchio internazionale della costruzione dei Mondiali 2022 è il suo, e la sua direttrice può e deve dare l'esempio e per garantire che non ci saranno altri 7 anni di morti nei cantieri. Potrebbero persino minacciare di andarsene dal Paese fino a ché le cose non verranno cambiate. Ha il dovere di contribuire a mettere fine a questa moderna schiavitù. Spingiamola a farlo e a coinvolgere altre aziende finché ognuna di queste persone sarà di nuovo libera. Clicca qui sotto per unirti all'appello: appena raggiunto il milione di firme lo consegneremo direttamente all'amministratrice delegata di CH2M Hill, Jacqueline Hinman e non ce ne andremo finché non ci ascolterà: Una mobilitazione globale fatta nel momento giusto può salvare migliaia di vite. Hilton non stava facendo abbastanza per proteggere le donne e le ragazze sfruttate sessualmente nei suoi alberghi, così abbiamo portato la protesta direttamente a casa dell'amministratore delegato. La loro politica cambiò nel giro di pochi giorni. Possiamo farcela di nuovo. Firma Quì

La follia nell'Adriatico

La Croazia ha appena annunciato trivellazioni in tutto l'Adriatico: a poca distanza dalle coste italiane e in un mare chiuso in cui la più piccola perdita di petrolio potrebbe causare un disastro ambientale irrimediabile. Ma la decisione non è definitiva.

La Croazia vive di turismo, in buona parte proprio turisti italiani (oltre 1 milione!), attirati da spiagge e mari incontaminati.
Firma subito e condividi con tutti e non appena arriveremo a 100 mila firme faremo arrivare la protesta italiana ovunque su giornali e tv croati per far capire al Governo che andare avanti con le trivellazioni significa mettere a rischio l'economia del Paese: Stiamo già mobilitando tutto e tutti dalla pesca, alla protezione della fauna, dell'ambiente, al rischio geologico, fino ai residui bellici che rendono le trivellazioni pericolose: avremo un dossier inattaccabile, che ha già convinto il governo italiano a sospendere molte trivellazioni proprio nell'Adriatico. Ma sappiamo che bastano due cifre per convincere definitivamente il governo croato: i circa 100 milioni di investimenti in media all'anno promessi dalle multinazionali del petrolio contro i circa 7 miliardi all'anno che derivano dal turismo. Basterebbe perdere per colpa di questo progetto 100mila dei 12milioni di turisti annuali, e tutta l'operazione sarebbe un fallimento per l'economia croata.

Grazie alla mobilitazione di centinaia di migliaia di possibili turisti tedeschi abbiamo appena contribuito a fermare simili trivellazioni vicino ad Ibiza. E la Croazia non può fare a meno del turismo, che è oltre il 20% del suo PIL: sarà semplicemente terrorizzata di perdere anche la più piccola percentuale di turisti italiani. La comunità di Avaaz è già stata cruciale nel 2014 per salvare pezzi bellissimi del nostro ambiente: dal Parco Naturale del Sirente-Velino in Abruzzo, alle cime più alte delle Apuane, fino alla mobilitazione per il Clima che anche in Italia ha coinvolto decine di città e decine di migliaia di persone. E ora sta a noi lottare per l'Adriatico e forse l'intero Mediterraneo.

Firma subito e condividi con tutti.

Clima: sta succedendo una cosa pazzesca

Questa settimana sta succedendo una cosa pazzesca: i governi mondiali sono vicini a un accordo che include l'obiettivo dell'abbattimento totale dell'inquinamento da gas serra. Sarebbe un passo da gigante verso un pianeta alimentato al 100% da energia pulita! L'obiettivo è entrato nella bozza dell'accordo globale per il clima, ma è ancora a rischio.
Mentre i ministri dell'ambiente di tutto il mondo sono a Lima, in Perù, per firmare l'accordo, le multinazionali che sfruttano petrolio, carbone e fracking, e i Paesi che vogliono poter continuare ad inquinare, stanno facendo di tutto per cancellare questo obiettivo rivoluzionario dal testo. Ed è qui che entriamo in gioco noi.
È merito innanzitutto dei cittadini aver imposto nell'agenda questo punto, ma ora dobbiamo proteggerlo! Se non ce la faremo, gli scienziati sono chiari: rischiamo che il clima vada fuori controllo da un momento all'altro, con conseguenze catastrofiche in tutto il Pianeta. Il modo più efficace che abbiamo per impedire accordi dietro le quinte con le lobby dell'inquinamento è di sommergere i nostri Ministri con migliaia di messaggi.
Se saremo abbastanza a scrivere, sapranno di essere sotto la lente dell'opinione pubblica, e che ci si aspetta che difendano l'obiettivo del 100% di energie pulite. Il team di Avaaz è al lavoro all'interno del vertice stesso: farà in modo che i delegati e i media di ogni Paese sappiano quanti messaggi sono stati mandati, e cercherà di proiettarli tutti su dei maxischermi dentro la sala conferenze e di consegnarli direttamente nelle mani dei singoli ministri. Gli attivisti che da sempre lottano per il clima dicono che non siamo mai stati così vicini ad un'azione concreta! Dopo che il 21 settembre in centinaia di migliaia abbiamo marciato per le strade di tutto il mondo chiedendo un'azione per il clima, l'Unione Europea, gli USA e la Cina si stanno finalmente muovendo nella giusta direzione. Strappare la promessa di portare a zero l'inquinamento da combustibili fossili sarebbe una svolta epocale. Chiudiamo questo accordo prima che i lobbisti possano impedirlo. 

Marcia Globale per il Clima

Mesi fa assieme abbiamo deciso di tentare un obiettivo folle: organizzare la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico più grande della storia. Ieri abbiamo superato ogni aspettativa, con una Marcia Globale per il Clima *6 volte* più grande di qualsiasi iniziativa simile vista in passato!!! Questi sono 80 isolati del centro di New York:

E queste erano Londra, Berlino, Bogota, Parigi, Delhi e Melbourne...

Oltre 675 mila persone in tutto il mondo sono scese in piazza. È stata una magnifica espressione del nostro amore per tutto ciò che è in pericolo a causa del cambiamento climatico, e della nostra speranza di salvare il pianeta e costruire una società alimentata da energie pulite e rinnovabili al 100%. Quello che segue è il link per vedere le tante altre foto della giornata: https://secure.avaaz.org/it/climate_march_reportback/?bOXNbdb&v=46392

Assieme abbiamo fatto la storia, ma questo è solo l'inizio. Il fondamentale vertice di Parigi per il Clima si terrà tra 15 mesi: per allora avremo bisogno di un accordo globale. Entro marzo, i singoli stati dovranno presentare i propri impegni nazionali: per questo il nostro movimento si concentrerà su questi obiettivi nazionali. Ma fino ad allora, continueremo a ritrovarci insieme, a intervalli regolari, sempre più numerosi, per far sentire il nostro appello per un cambiamento pulito e rinnovabile al 100%, che i potenti del mondo potranno solo seguire e assecondare.

Il movimento che abbiamo a lungo aspettato ha preso vita.

Una riserva marina grande quanto il Messico

In questi giorni il governo degli Stati Uniti sta consultando l'opinione pubblica per decidere se creare o meno la riserva marina più grande del mondo nell'Oceano Pacifico. Ma il presidente Obama sta subendo enormi pressioni da parte di una potente lobby di pescatori per far naufragare il progetto. Non possiamo permettere che accada: maestose balene, tartaughe, i banchi di pesci, stanno tutti scomparendo. Secondo gli scienziati il modo migliore per salvare i nostri oceani è impedire lo sfruttamento di intere zone molto grandi, per consentire alla vita marina di tornare a prosperare. Quattro anni fa la nostra comunità ha avuto un ruolo chiave nel convincere il governo inglese a creare un immenso santuario marino nell'Oceano Indiano e, durante l'annuncio, il Ministro degli Esteri parlò proprio della nostra campagna. Se faremo sentire la nostra voce tutti insieme, potremo creare una riserva marina grande quanto il Messico! Se daremo a Obama tutto il nostro sostegno, avrà la forza per contrastare l'opposizione e contribuire a salvare i nostri oceani per le generazioni che verranno.
Le previsioni sono terribili: tra meno di 40 anni i nostri oceani potrebbero essere completamente privi di pesci e le barriere coralline rischiano di sparire del tutto entro le prossime due generazioni! Questo nuovo progetto da solo non basterà a risolvere il problema, ma è un primo passo per fermare la devastazione degli oceani: non solo raddoppierà l'area degli oceani protetti nel mondo, ma incoraggerà gli altri governi a fare altrettanto. Obama si dice pronto a mettere in atto il progetto, ma una potente lobby della pesca sta cercando di affondarlo con una propaganda fuorviante. Dicono che la riserva marina danneggerebbe i loro affari, mail 95% della loro attività di pesca si svolge al di fuori dell'area protetta. E altri interessi vorrebbero mantenere la zona libera da vincoli per permettere in futuro la trivellazione e lo sfruttamento minerario, che potrebbe essere disastroso. Le consultazioni proseguiranno ancora per poco: l'11 agosto il governo statunitense incontrerà i rappresentanti locali delle Hawaii per tracciare un piano. Se presenteremo una petizione con un milione di firme direttamente alla Casa Bianca e all'incontro alle Hawaii, sommergendo le consultazioni ufficiali con i nostri messaggi e conducendo un sondaggio che dimostri un enorme sostegno a livello locale per il progetto, riusciremo a difendere l'oceano. Gli Stati Uniti possiedono la superficie oceanica più grande del mondo e hanno quindi un'opportunità unica. Sconfiggiamo l'opposizione e fondiamo le basi per la salvaguardia dei mari. Firma la petizione e condividila con tutti:
https://secure.avaaz.org/it/ocean_of_hope_loc/?bOXNbdb&v=43710
I nostri oceani sono continuamente minacciati, ma Avaaz e i suoi membri non hanno mai smesso di battersi per salvare la preziosa vita marina. Abbiamo già contribuito alla creazione di enormi santuari marini e di progetti per la tutela dei tonni e delle balene. Possiamo vincere anche stavolta! 

Imprigionati, legati, accecati, mutilati. Legalmente

In Italia ogni anno decine di migliaia di uccelli migratori vengono mutilati, accecati e segregati in micro-celle legalmenteper farne esche vive per la caccia. Ma tra 24 ore possiamo cancellare questa barbarie dalla storia del nostro paese. Contro questo orrore l'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione ma alla Camera l'emendamento che avrebbe messo al bando le esche vive non è passato per pochi voti. Ora le maggiori associazioni ambientaliste hanno chiesto il nostro aiuto: facciamo conoscere a tutta l'Italia questa barbarie prima del voto al Senato. Mancano solo 24 ore al voto e i senatori a favore della messa al bando ci dicono che le nostre firme saranno fondamentali perché decine dei loro colleghi stanno decidendo come votare proprio in questo momento. Secondo la LIPU, che si è mobilitata assieme a ENPA, WWF e moltre altre organizzazioni ambientaliste, ogni anno sono oltre 50mila i piccoli uccelli migratori che vengono intrappolati con apposite reti e poi rinchiusi in gabbie dove trascorrono il resto della loro vita deprivati di tutto. Spesso sono accecati di proposito, o perdono la vista a causa dal buio dei magazzini dove sono stipati, sviluppando atrofie, ferite e malattie dovute a immobilità, mancanza di igiene e sofferenza. L'unica occasione in cui tornano a percepire l'aria aperta, è all'inizio della stagione di caccia quando privi della cognizione delle stagioni, d'istinto cantano, scambiando l'autunno per la primavera e richiamando tragicamente a sé gli stormi di passaggio. Non solo si tratta di una pratica atroce, ma è anche rigorosamente vietata in tutta Europa, tanto che contro l'Italia è stata aperta una procedura di infrazione. Il Governo propone di lasciare alle regioni, dove le lobby della caccia sono più forti, la scelta di fermare o meno questa tortura, ma domani al Senato possiamo finalmente fermare questo orrore in tutta Italia. Firma subito e condividi con tutti:

"Lo stupro...a volte ci stà" ??? incredibile!!

(dalla corrispondente AVAAZ in India)

Due ragazze indiane sono state impiccate a un albero dopo essere state stuprate da un gruppo di uomini nei campi proprio dietro casa, e un ministro ha commentato che in fondo lo stupro "è un crimine relativo... a volte ci sta, a volte è sbagliato". È raccapricciante, e purtroppo non è un caso isolato. Io stessa ho subito un tentativo di violenza di fronte a un poliziotto che non ha mosso un dito. Ormai è evidente che le istituzioni hanno abbandonato le donne indiane. Ma sono convinta che abbiamo la possibilità di cambiare le cose. Il nuovo Primo Ministro indiano è stato eletto nella città santa di Varanasi con la promessa di farla prosperare grazie al turismo. Ecco perché vogliamo inondare proprio la sua città con milioni di richieste da tutto il mondo, costringendolo finalmente a entrare in azione per salvare le donne, se vuole salvare i suoi piani di rilancio del turismo. In India non è mai stata inondata una città di manifesti, almeno non nel modo che stiamo progettando. Ma quella a cui stiamo assistendo è una vera e propria emergenza nazionale e bisogna reagire con una determinazione senza precedenti. Firma subito, arriviamo a 2 milioni di persone per pretendere che Modi si attivi direttamente in difesa delle donne indiane: Avevano 14 e 15 anni. Quando sono scomparse, il padre di una di loro è andato dalla polizia e li ha pregati in ginocchio di fare qualcosa. Ma gli hanno riso in faccia e gli hanno detto di andarsene. In tutto il Paese, innumerevoli famiglie non solo devono subire l'orrore dello stupro, ma anche questa schifosa complicità della polizia. Una ondata di indignazione in tutto il mondo ha portato all'arresto di 5 uomini e al licenziamento di 2 poliziotti. Ma non ci può bastare: in India avviene uno stupro ogni 22 minuti, nel disinteresse di polizia, giudici e persino ministri! Prima delle elezioni, è nato un enorme movimento che ha imposto nel dibattito pubblico l'urgenza di un piano d'azione per fermare la violenza sulle donne. Assieme agli esperti abbiamo scritto un "Manifesto per le donne": un piano di riforme fondamentali per fermare l'epidemia di stupri, che include nuove leggi, maggiore vigilanza, supporto medico e psicologico, e, forse l'unica cosa che può eradicare il fenomeno, educazione pubblica. Tutti i partiti l'hanno sottoscritto. Tranne Modi che l'ha ignorato. È paradossale, ma perfino i suoi consiglieri sono d'accordo con gran parte del piano. Ora dobbiamo fare in modo che anche lui si convinca a metterlo in pratica. Modi per ora non ha detto nulla sugli insulti scandalosi lanciati dal suo collega di partito, ma il Presidente indiano ha detto che questo nuovo governo "avrà una politica di tolleranza zero verso la violenza sulle donne". Serve un'enorme petizione per inondare di manifesti Varanasi, chiedendo che questa promessa si traduca al più presto in azioni concrete. Vedere una foto così scioccante può paralizzarci per l'orrore, mentre abbiamo il dovere di usare questa rabbia per fare qualcosa. Tante mie connazionali stanno manifestando contro la cultura di omertà nei confronti degli stupri e per ottenere eguaglianza e sicurezza per tutti. Unitevi a noi, mettiamo fine a questa violenza!

Allarme oranghi: ecco il piano per salvarli L'anno scorso in più di 1 milione e 300mila ci siamo mobilitati per proteggere l'ultimo luogo sulla terra in cui oranghi, tigri, rinoceronti e elefanti vivono ancora liberi. Contro tutti i pronostici, la nostra campagna ha contribuito a fermare il progetto che avrebbe fatto a pezzi buona parte della foresta vergine di Sumatra. Ma ora il governo locale è tornato alla carica, e tocca a noi fermarlo.

Purtroppo la pressione delle industrie dell'olio di palma, della carta e quella mineraria sta funzionando, e sta convincendo il governo a dare il via libera all'abbattimento della foresta. Ma l'Europa ha la possibilità di giocare un ruolo decisivo, essendo un enorme partner commerciale dell'Indonesia, tanto che secondo gli esperti una presa di posizione dell'ambasciatore UE sarebbe sufficiente a salvare definitivamente gli oranghi.
Le associazioni ambientaliste di Sumatra stanno facendo tutto quello che possono per attirare la sua attenzione, e ora hanno chiesto il nostro aiuto per fargli arrivare la richiesta ancora più forte. Facciamogli sentire la nostra pressione da tutto il mondo per fare in modo che agisca prima che sia troppo tardi. Firma ora.

Fermiamo Keystone, la Mega-Bomba ambientale

In queste ore Obama sta per prendere la sua decisione più importante di sempre per l'ambiente: sedare il via libera o meno a un gigantesco oleodotto per trasportare ogni giorno 830mila barili di un petrolio superinquinante dal Canada agli Stati Uniti. Si chiama Keystone XL e se lo approveranno riverserà miliardi di dollari nelle tasche di poche multinazionali... e milioni di tonnellate di anidride carbonica nell'atmosfera tanto che l'hanno ribattezzato "la più grande bomba ambientale sul pianeta". Grazie a enormi proteste si è riusciti a ottenere un rinvio e un tribunale la scorsa settimana ha inferto un altro duro colpo al progetto. Ora, se ci muoviamo subito in grandi numeri, abbiamo la possibilità di dargli il colpo di grazia. John Kerry, il responsabile delle relazioni internazionali USA, ha deciso di aprire una consultazione pubblica. Sa che su questa decisione si gioca la credibilità statunitense nella lotta contro il cambiamento climatico. Noi possiamo farlo diventare un vero e proprio referendum mondiale inondando la consultazione con oltre un milione richieste da ogni angolo del mondo affinché chiudano Keystone e facciano seguire fatti alle promesse, nella lotta per salvare il pianeta.

Costretta a sposare il suo stupratore - a giorni il grande voto

La 16enne Amina Filali dopo essere stata stuprata, picchiata e poi costretta a sposare il suo aguzzino, si è suicidata: era l'unico modo per sfuggire all'inferno in cui il suo stupratore e la legge del Marocco l'avevano rinchiusa. Abbiamo lottato per anni assieme agli attivisti marocchini per far abolire questa norma assurda, e ora la vittoria è a portata di mano. Questa settimana, un ultimo voto ci può permettere di afferrarla.
L'articolo 475 del codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne. E' il peggiore incubo di qualsiasi donna sopravvissuta a uno stupro, e per Amina è diventato realtà. Ma ora, dopo che in centinaia di migliaia abbiamo contribuito a fare pressione sul Parlamento, tra pochi giorni potrebbero prendere la storica decisione di abolire questa norma. Se si arriverà al voto, gli addetti ai lavori dicono che la riforma passerà. Dobbiamo solo dare la spinta finale affinché la proposta sia discussa.
In questo momento, i giornali quasi non parlano della questione e non c'è alcuna pressione sui politici locali affinché facciano la cosa giusta. Per questo, non appena raggiungeremo 1 milione di firme, pubblicheremo delle intere pagine sui giornali più letti dai parlamentari e manifesteremo assieme agli attivisti marocchini fuori dal Parlamento con un mare di palloncini rosa a rappresentare questa nostra enorme mobilitazione globale. Onoriamo la memoria di Amina facendo in modo che la sua tragedia non si ripeta mai più. 

Fermiamo la fabbrica Frankenstein di Monsanto

La Monsanto sta espandendo il suo potere in ogni paese del mondo, e il suo ultimo progetto è un enorme stabilimento di semi Frankenstein OGM in Argentina. Sofía Gatica e altri membri della comunità locale hanno provato ad alzare la voce, ma come risposta sono stati minacciati di morte e picchiati brutalmente. Si tratta di una minaccia enorme e abbiamo poco tempo: uniamoci alle proteste e fermiamo la fabbrica.
La Monsanto produce semi OGM che, combinati con pesticidi tossici, generano devastanti monocolture, dove non cresce più nulla se non una sola pianta, che stanno progressivamente ricoprendo tutto il pianeta. E ora stanno progettando di costruire uno degli impianti di produzione di sementi OGM più grandi del mondo a Malvinas.
Sofía, preoccupata per i rischi per la salute che deriverebbero dalla fabbrica, si è unita alle proteste, portate avanti dal 70% della popolazione locale. Se un milione di noi si uniranno ai cittadini di Malvinas nei prossimi 3 giorni, potremo alzare il livello di attenzione sul tema nei media locali, rafforzare la petizione tramite delle pagine sui giornali, e spingere il presidente argentino, in calo nei consensi, a fermare il progetto e ostacolare così l'espansione dell'agricoltura tossica prodotta dalla Monsanto.

Qual è la pena più assurda del mondo per uno stupro?

Liz, una ragazza di 16 anni, ha subìto uno stupro di gruppo così violento da essere rimasta paralizzata su unasedia a rotelle. Ma invece che arrestare gli stupratori, la polizialiha solo costretti a falciare un prato per poi rilasciarli! I gruppi per i diritti delle donne cichiedono di denunciare questo scandalo in tutto il mondo per aiutarli ad ottenere giustizia. Firma ora per impedire che altre donne possano subire una sorte simile a quella di Liz:

E' arrivato il momento di aiutare il Tibet!

I tibetani che si rifiutano di esporre la bandiera cinese sulle loro case rischiano di essere picchiati o uccisi: è questo l'ennesimo tentativo del governo cinese di mortificarne lo spirito. Ora però abbiamo un'occasione, come non accadeva da anni, per ridare speranza al fiero ma disperato popolo tibetano.
Il governo di Pechino sta facendo del suo meglio per nascondere le sue violazioni dei diritti umani e convincere gli altri governi a sostenere la candidatura cinese al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Se saremo in tanti a fare luce su quello che sta accadendo in Tibet (un'antica religione calpestata, giornalisti censurati, arresti all'alba nelle case) potremo obbligare la Cina ad abbandonare la linea dura al fine di ottenere i 97 voti di cui ha bisogno.
Facciamo sapere ai tibetani che il mondo non si è dimenticato di loro. Già 13 governi hanno richiamato la Cina sul tema dei diritti umani in Tibet, e Pechino sente crescere la pressione. Firma ora per schierarti dalla parte del Tibet, e poi condividi questa petizione con tutti quelli che conosci. Quando raggiungeremo il milione di firme le porteremo a tutte le delegazioni ONU, amplificando al massimo la notizia tramite i media:

La pressione sulla Cina sta aumentando. Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Giappone, Nuova Zelanda, Polonia, Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Islanda e Austria hanno appena richiesto formalmente al governo cinese di garantire la libertà politica, religiosa e associativa in Tibet, in quella che è una dimostrazione di supporto con una forza senza precedenti. E questa richiesta segue di pochi giorni l'accusa che un tribunale spagnolo ha avanzato nei confronti dell'ex presidente cinese: genocidio in Tibet!
La situazione è davvero tragica. Più di 120 persone si sono tolte la vita dandosi fuoco per protestare contro la soffocante occupazione cinese e centinaia di migliaia di tibetani sono stati spazzati via. Le attuali politiche del governo cinese sopprimono sistematicamente l'uso della lingua tibetana, obbligano le persone a lasciare le proprie case, controllano completamente spostamenti e religione della popolazione del Tibet. Queste politiche fallimentari danneggiano anche la Cina stessa, che però ormai è troppo invischiata in questa spirale di oppressione: ha bisogno di una spinta per poter cambiare direzione. Questa settimana, noi possiamo avviare il cambiamento. Facciamoci sentire ora che la Cina è sotto i riflettori di tutto il mondo e facciamo capire ai nostri governi che non ci siamo scordati del Tibet. Firma subito e condividi con tutti quelli che conosci. Creiamo la più grande petizione di sempre in difesa del Tibet e mettiamo la Cina di fronte alle sue responsabilità: I fieri abitanti del Tibet si stanno opponendo al terribile controllo cinese e aspirano a un cambiamento, ma non possono farcela da soli. Nessuno può ottenere una trasformazione tanto radicale da solo.
E' per questo che già in passato ci siamo schierati in difesa del Tibet. Possiamo far sì che questo momento diventi il punto di svolta in cui tutto il mondo si impegna in difesa della sopravvivenza del popolo tibetano.
La nostra comunità esiste per momenti come questo. Con speranza,
Ben, Alice, Patricia, Alex, Ricken, Emily, Sayeeda e tutto il team di Avaaz

Una soluzione per la Siria

Solo poche settimane fa, i bambini in questa immagine sono stati uccisi nel sonno con del gas letale, ma sembra quasi che il mondo se ne sia dimenticato, incagliato nella discussione sull'intervento militare degli Stati Uniti. Ora c'è un barlume di speranza, una strada pacifica per fermare questi massacri.
La sanguinosa guerra civile in Siria è stata alimentata dalla rivalità tra l'Iran, il principale sostenitore di Assad, e gli Stati Uniti con i loro alleati. Ma questo squallido attacco chimico ha cambiato le carte in tavola: il nuovo e moderato presidente iraniano ha pubblicamente condannato l'attacco chimico mentre Obama ha dichiarato di essere pronto a lavorare con "chiunque" per risolvere questo conflitto. Dobbiamo subito appellarci a entrambi i leader e chiedere che sia avviato un negoziato di pace tra le parti in causa per evitare molte altre morti.
In questo momento i tamburi della guerra stanno battendo forte in Siria, ma se saremo abbastanza a chiedere a Rouhani e Obama di percorrere la via diplomatica, potremo mettere fine all'incubo per le migliaia di bambine e bambini siriani terrorizzati dalla minaccia di nuovi attacchi chimici. Non c'è tempo da perdere. Clicca subito e unisciti a questa petizione urgente: non appena raggiungeremo il milione di firme la faremo arrivare direttamente ai due presidenti. Clicca sotto e firma la petizione Grazie!

Raccontate la verità sul clima

Oggi alcuni tra i maggiori scienziati al mondo presenteranno la più importante relazione degli ultimi decenni: verrà dimostrato una volta per tutte che il riscaldamento globale è una grave minaccia, ma anche che l'azione dei governi può fermare la catastrofe. Si tratta di un appello mondiale per salvare il nostro pianeta, ma le multinazionali del petrolio hanno messo in campo un potente alleato per evitare che la verità venga fuori.
Rupert Murdoch possiede centinaia dei principali canali d'informazione, compresi il Wall Street Journal e l'ultraconservatrice Fox News. Murdoch sta usando il suo potere mediatico per aiutare i suoi amici petrolieri a fermare i governi che tentano di limitarne i profitti. Basti pensare che nei soli Stati Uniti ben l'80% delle notizie sul riscaldamento globale pubblicate dai giornali di Murdoch fa disinformazione! Ora, Murdoch ha nel mirino questa relazione rivoluzionaria e il suo impero mediatico dominerà il dibattito pubblico, a meno che i cittadini di tutto il mondo non collaborino per sovrastarlo.
Davanti all'opinione pubblica, battaglie come questa si vincono o si perdono. Un'enorme petizione mondiale che sostenga la verità sul clima, lettere ai giornali, messaggi su Twitter e sulle reti sociali potrebbero essere le nostre armi vincenti. Mettiamo Murdoch con le spalle al muro ora per convincerlo a interrompere la sua crociata contro la scienza e a far conoscere la verità. Unisciti ora alla campagna e falla girare. Non appena raggiungeremo un milione di sostenitori, invieremo alcuni fra i massimi scienziati a spiegargli direttamente la realtà dei fatti.

Uccise perché andavano a scuola

Un gruppo di giovani donne pachistane stava tornando a casa da scuola quando alcuni terroristi hanno fatto esplodere il loro autobus, lasciando che in 14 bruciassero vive. Le sopravvissute furono portate di corsa in ospedale, dove esplose un'altra bomba, ferendo i loro amici e le infermiere che le avevano soccorse.

A volte dalle situazioni peggiori scaturiscono atti straordinari. Di fronte a tanto orrore Malala, a soli 15 anni, ha osato lottare per l'istruzione delle ragazze pachistane. Per questo, l'anno scorso le hanno sparato alla testa. Ma lei è sopravvissuta e, con il sostegno di quasi un milione di noi, è riuscita a ottenere una nuova legge che garantisce il diritto all'istruzione delle ragazze pachistane!
Ma il suo impegno non si è fermato lì. Venerdì Malala parlerà all'ONU per proporre un nuovo obiettivo globale: garantire l'istruzione a ogni bambino del mondo. La sua richiesta è incredibilmente a portata di mano: è un'operazione che costerebbe, secondo gli esperti, quanto due centrali nucleari! Entro le prossime 24 ore mostriamo ai leader mondiali che Malala, chiedendo loro di agire, parla anche a nome di milioni di noi. Trasformiamo l'orrore dei Talebani in una nuova speranza, l'istruzione per tutti:
Venerdì, Malala porterà la nostra campagna al Segretario Generale dell'ONU. Sta lavorando con un esercito di giovani delegati da tutto il mondo per fare pressione sul Consiglio di sicurezza dell'ONU perché approvi una risoluzione che riconosca la crisi mondiale dell'istruzione e stabilisca passi concreti per promuovere l'educazione per tutti. In seguito, li aiuteremo a portare il messaggio in tutte le capitali del mondo, finché i governi non firmeranno assegni e cambieranno le leggi.
Questi sono i punti principali del piano:

  • garantire uguaglianza per le ragazze e per i giovani emarginati cui è stata ingiustamente negata l'istruzione
  • prevedere una rigorosa formazione per gli insegnanti
  • aumentare i fondi destinati all'istruzione tramite aiuti più consistenti da parte di donatori e un maggiore controllo sulle spese da parte di tutti i paesi per arginare il problema e garantire a ogni bambino almeno 9 anni di istruzione

Garantire l'istruzione a ogni bambino può sembrare ambizioso, ma è un obiettivo del tutto raggiungibile. Con un modesto aumento del sostegno economico internazionale di 26 miliardi di dollari, potremo garantire un futuro di pace in tutto il mondo. Cogliamo questa opportunità e rendiamo tutto questo possibile:
Quando spararono a Malala, la nostra comunità è corsa in suo sostegno, aiutandola a costruire una strategia efficace per sviluppare la sua causa e lavorando a stretto contatto con Gordon Brown, inviato speciale dell'ONU per l'istruzione, per premere sul governo pachistano perché annunciasse un programma di fondi per garantire l'istruzione a tutti i bambini. Facciamolo ancora e diffondiamo la magia di Malala in tutto il mondo.

UNA PETIZIONE CONTRO IL RIMPATRIO DEL PICCOLO GLEB

I ragazzi di una classe di 5° elementare di Amburgo hanno appena salvato il loro compagno Gleb dal rimpatrio: è bastata una petizione e poche migliaia di firme.
Gleb era arrivato in Germania per curarsi dalla leucemia; qui ha affrontato un'operazione che gli ha salvato la vita. In seguito è tornato a frequentare la scuola, diventando il migliore della sua classe. Il governo però ha cercato di rimpatriarlo in Russia. I suoi compagni di classe hanno allora lanciato una petizione dal sito delle Petizioni della Comunità indirizzata al sindaco, per fermare tutto questo.
Quando la petizione ha raggiunto un alto numero di firme, il sindaco ha cominciato a prestare loro attenzione. In poche settimane Gled era salvo e libero di continuare il trattamento di cui aveva disperatamente bisogno. I suoi amici gli hanno salvato la vita e tutto è cominciato con un semplice passo: cliccate qui sotto per lanciare una campagna su un tema che vi sta a cuore o inviate quest'email a un vostro amico. Non si sa mai chi potrebbe lanciare la prossima grande campagna in grado di cambiare la vita di qualcuno o addirittura il mondo!
In pochi minuti, i compagni di classe di Gleb hanno avviato una straordinaria campagna che ha portato a una grande vittoria. Immaginate se tutti noi ci impegnassimo per quel poco tempo che serve a lanciare una campagna...non c'è limite ai risultati che potremmo ottenere! Per lanciare una campagna bastano pochi minuti, ma i risultati possono durare per anni. Inoltre, se la petizione ottiene da sola un forte sostegno, lo staff di Avaaz potrebbe occuparsene, dando consigli strategici, aiuto mediatico e persino inviandola a un numero maggiore di membri. Abbiamo un sacco di consigli e suggerimenti per aiutarvi lungo il vostro percorso. Tutto quel che serve è cominciare, condividere la vostra passione, e sarete a un passo dall'ottenere i risultati per cui avrete lottato, a livello locale, nazionale o internazionale.
Inviate quest'email a tutte le persone che conoscete con grandi idee per rendere il mondo un posto migliore.

Molte delle campagne di Avaaz sono state lanciate dai suoi membri: abbiamo fatto tornare a casa sani e salvi migliaia di lavoratori indiani dal Bahrain e abbiamo permesso ai detenuti in New Mexico di rimanere in contatto con i loro cari. Per ottenere tutto questo, sono serviti solo pochi minuti. Diventiamo parte del cambiamento insieme e moltiplichiamo il nostro impatto.

Le violentano e poi le sposano?!

Prima Ministra Hasina: difendete le ragazze più vulnerabili

Con una sua firma, la Prima Ministra del Bangladesh può diventare un'eroina per milioni di ragazze e bambine. O approvare una legge che potrà forzarle a sposare i loro stupratori! Il Bangladesh ha fatto enormi progressi nella tutela delle donne. E questa nuova legge aveva l'obiettivo di mettere fine al fenomeno delle "spose bambine". Ma ci hanno infilato una clausola con delle "circostanze speciali" in cui si possono obbligare queste ragazzine a sposare chi le violenta. Nel Paese sono in corso proteste e manifestazioni ma il Parlamento potrebbe approvarla ormai in qualsiasi momento. Appelliamoci alla Prima Ministra per farle eliminare la clausola pro-stupratori e potenziare un vero piano nazionale per queste ragazze.

Il piano incredibilmente stupido dell'Australia

Una multinazionale vuole costruire un enorme complesso industriale che estrarrà e trasporterà carbone di fianco alla Grande Barriera Corallina. Ma oggi possiamo fermare questa idea folle.
Per realizzare questo progetto hanno bisogno di 1 miliardo di dollari e il governo Australiano glieli vuole prestare. Ma il prestito deve prima essere approvato da una commissione indipendente che non è per niente abituata alla pressione pubblica.
Manca poco alla decisione, questo è il momento per metterli sotto pressione. Facciamo conoscere la vicenda del prestito con un'enorme campagna su tutti i media australiani. Oliver MacColl - Avaaz

firma e partecipa.

Leader Climatici: rendete Trump irrilevante!

Un uomo potrebbe distruggere il futuro del pianeta tra 34 giorni. Sì, Donald Trump.
E non dovrà neanche usare le atomiche, gli basterà mantenere la promessa di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima, e che lo seguano altri dei più grandi paesi inquinanti come India o Russia!
Ma abbiamo una soluzione: rendere Trump irrilevante.
La California, New York e imprese come Google hanno già reagito ponendosi degli obiettivi ancora più ambiziosi per ridurre le loro emissioni. E se ora li convinciamo a fare da apripista a una coalizione di città, regioni e aziende che, tutte assieme, facciano rispettare gli obiettivi USA sul clima, l'accordo di Parigi può resistere. Indipendentemente da Trump.
Consegnamo un milione di firme da tutto il mondo

firma la petizione

Ai sindaci, governatori e amministratori delegati USA:

Vi chiediamo di collaborare affinché vengano raggiunti gli obiettivi degli Stati Uniti sul clima, a prescindere dall'operato dell'amministrazione Trump. Avete il potere di definire scadenze ambiziose per il passaggio al 100% di energia pulita e verso una mobilità sostenibile, e smettere di sostenere i combustibili fossili. Senza l'impegno degli USA, siamo tutti in pericolo. E se Trump decide di scaricare il Pianeta, il nostro futuro è nelle vostre mani. Avaaz.org

Pensioni, perché la quattordicesima può favorire i redditi più alti

L'estensione della platea della somma aggiuntiva sulla pensione (la cosiddetta quattordicesima) potrebbe non essere il modo più equo per aumentare le pensioni più basse. È quanto emerge da una tabella dell'Inps contenuta nel documento del presidente dell'Istituto, Tito Boeri 'Non per cassa ma per equità', secondo la quale una parte consistente della spesa per quest'istituto non andrebbe ai decili di reddito più bassi.

VALE IL REDDITO PERSONALE. Questo perché il limite di reddito considerato è quello sì complessivo (e non solo pensionistico), ma «personale». Quindi si può arrivare al paradosso di marito benestante con moglie con reddito basso che percepisce la quattordicesima.

Secondo la tabella solo il 54% della spesa per la quattordicesima viene erogata a persone che rientrano nei primi quattro decili di reddito rispetto al 71% della spesa per gli assegni sociali. Ai primi due decili di reddito va solo il 30% della spesa per la quattordicesima, mentre il 70% viene spartito fra i decili superiori.

CINQUE MLD A FAMIGLIE AGIATE. Secondo i calcoli contenuti nel documento quasi 5 miliardi della spesa destinata al contrasto della povertà della popolazione anziana è rivolta a famiglie agiata comprese tra il settimo e il decimo decile di Isee. In particolare, circa 330 milioni della spesa per la quattordicesima sono erogati a persone nella fascia dal settimo decile in poi e 3,88 miliardi per le integrazioni al minimo. «Se si vuole davvero aiutare i pensionati poveri» - ha detto nei giorni scorsi Boeri in un'intervista a un quotidiano - «è bene guardare al loro reddito famigliare, non al solo reddito pensionistico individuale, come fa la quattordicesima che, proprio per questo, in 7 casi su 10 va a persone che povere non sono. Il problema è che anche il marito o la moglie del percettore di un ricco vitalizio possono accedere alla quattordicesima. Meglio allora aumentare le maggiorazioni sociali, che guardano all'insieme dei redditi famigliari, o, ancora meglio, selezionare i beneficiari usando l'Isee»

Maltempo, a Messina trovato cadavere in mare
i danni in Sicilia ammontano a 110 milioni
la giunta proclama lo stato di emergenza

Il corpo individuato potrebbe essere quello di Roberto Saccà, il 74enne di Letojanni che non si trova dallo scorso venerdì. Strade franate, ancora difficoltà nell'Agrigentino.

Terremoto in Aspromonte, paura a Reggio Calabria e Messina: epicentro a Gambarie, magnitudo 3.2

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita alle 18:14 in Calabria e Sicilia. Tanta paura nella zona di Messina e Reggio Calabria, in entrambe le città ed entrambe le province. Nei giorni scorsi diverse scosse con epicentro in Aspromonte (a Calanna) avevano fatto "ballare" il suolo nella stessa area, ma la scossa di stasera è stata più forte. Il sisma è stato intenso ma molto breve. In base ai dati dell'INGV, è stata di magnitudo 3.2 con epicentro a Gambarie d'Aspromonte, nota località turistica e sciistica del reggino (nel territorio comunale di Santo Stefano in Aspromonte). La scossa si è verificata a 12.8km di profondità ed è stata distintamente avvertita in gran parte della provincia di Reggio e nella vicina Messina. E' l'ennesima scossa che in questa settimana colpisce la zona, dopo quelle di Calanna (a pochi chilometri da Gambarie) nei giorni scorsi ed è stata distintamente avvertita in un'area densamente abitata, con un risentimento sismico che coinvolge oltre 500.000 abitanti. Il servizio dell'INGV "Hai Sentito il Terremoto" dopo il sisma, ha ricevuto in appena 30 minuti tantissime segnalazioni con 67 questionari compilati, di cui 43 da Reggio Calabria, 7 da Messina, 4 da Villa San Giovanni e Bagnara Calabra, 3 da Scilla, 2 da Palmi.

È morto Enzo Maiorca Il signore degli abissi.


Si è spento all'alba, a 85 anni, nella sua Siracusa, oggi la camera ardente a palazzo Vermexio. Autore di una serie di record di immersione, il mare è stato tutta la sua vita 1nov. 2016

Cosa sta succedendo nello Yemen

Anche se non occupa le prime pagine dei nostri giornali, la guerra nello Yemen si combatte da più di un anno e ha già provocato almeno 2800 vittimw civili, tra cui anche molti bambini. Dopo il colpo di stato del marzo dell'anno passato, il presidente ha chiesto aiuto all'Arabia Saudita per riprendere il controllo del Paese: la risposta è stata una serie di raid aerei per bombardare le zone controllate dai ribelli, con molte vittime civili.

Secondo un'iinchiesta, quelle bombe usate nello Yemen sono italiane: su Change.org siete in più di 24mila a chiedere al governo di interrompere questi rifornimenti. Ma come si è arrivati a tutto questo? Perché nello Yemen si combatte e si muore, nel silenzio della comunità internazionale? In questo articolo trovi una ricostruzione dall'inizio del conflitto a oggi, con l'ultima denuncia delle organizzazioni internazionali per l'ennesimo bombardamento di due strutture pubbliche, prima una scuola e poi un ospedale.

Leggi l'articolo e, se vuoi, condividilo con i tuoi contatti.

Grazie,

Donata Columbro via Change.org

Il 5 Luglio 2016 è stata una giornata ricca di eventi sul StopCETA e StopTTIP qui gli esiti

Mattia Petterlini - Italia

6 lug 2016 - Un saluto a tutti i firmatari,
Vi aggiorno su un pò di novità avvenute nella giornata di ieri 5 Luglio 2016.
Come inviato nell'aggiornamento di una settimana fa, vi dicevo che il 5 Luglio sarebbero avvenuti due importanti eventi:

1) Martedì 5 luglio 2016 la Commissione Europea, ha espresso la propria posizione ovvero che l'accordo di liberalizzazione commerciale tra Ue e Canada (CETA), copia in piccolo del TTIP, dovrà passare l'esame dei singoli Parlamenti nazionali di tutti gli stati membri Ue.
Fin qui è una grandissima notizia, che testimonia quanto la pressione che abbiamo esercitato con le nostre firme, abbia fatto scegliere una posizione democratica alla Commissione Europea.
Ci sono due però, in quanto come dichiarato dal giornalista Vittorio Longhi: "Questa soluzione non deve indurci ad abbassare la guardia. La Commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstrom, ha spiegato che ci sarà in ogni caso un'applicazione del CETA, anche se provvisoria, in attesa del pronunciamento dei singoli parlamenti."
Non solo: "Sull'approvazione finale pesa anche l'attesa della sentenza della Corte Ue di Giustizia sulla competenza "solo Ue" o "mista", in base all'esame legale dell'accordo con Singapore."
Questo vuol dire che: non è ancora definitiva la scelta di approvazione del CETA tramite voto dei singoli parlamenti nazionali.
Siamo però più avanti rispetto a qualche settimana fa, nella quale tutto questo sembrava un miraggio.
Inoltre, la Commissaria al Commercio ha infatti chiesto che, dopo l'ok di almeno 15 rappresentanti dei 28 Governi, l'accordo entri in vigore, senza aspettare il consenso di tutti i 28 Stati membri.
Secondo il calendario di Bruxelles, il 27 ottobre è prevista la firma dell'accordo tra il presidente canadese Justin Trudeau e di funzionari dell'Unione.
Se nel frattempo i ministri dei governi UE approveranno la richiesta della Commissione, dal 1 novembre il CETA potrebbe entrare in vigore provvisoriamente. Qualora venisse rigettato da un voto dei Parlamenti nazionali, le sue disposizioni rimarrebbero valide per altri tre anni.
Questo è un campanello d'allarme, per questo vi invito a continuare a diffondere questa petizione StopTTIP e quella StopCETA creata da Vittorio Longhi e che trovate qui: https://goo.gl/ygNSvr
2) Sempre nella giornata di ieri 5 Luglio 2016, si è tenuto un seminario presso la sala Aldo Moro alla Camera dei Deputati nella quale la Campagna Stop TTIP Italia insieme, a Coldiretti, Cgil, Legambiente, Slow Food, le associazioni dei consumatori, Etica Sgr e Fairwatch, ha presentato le sue preoccupazioni a parlamentari, il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda e la presidente della Camera Laura Boldrini, presenti durante il seminario. L'esito del seminario ha visto da una parte nell'intervento del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda una posizione pro-trattati, ma esprimendo il parere che è probabile che il TTIP non andrà in porto. Dall'altra le posizioni delle ong, associazioni, campagna stopTTIP Italia che hanno evidenziato i pericoli e contrarietà riguardo il TTIP ed il CETA. Esito del seminario lo trovate nel comunicato stampa di StopTTIP Italia a questo link: https://goo.gl/6hzotw
Trovo importante riportare quanto detto in apertura dalla Presidente della Camera Boldrini (qui l'articolo: https://goo.gl/47gz1K): "Questa è una occasione di riflessione, perché c'è bisogno di riflettere". "Anche a me in queste settimane sono arrivate non poche preoccupazioni da parte di associazioni e cittadini che chiedono tutti di approfondire e portare all'attenzione dell'opinione pubblica questi importanti trattati", che toccano questioni come la "Sicurezza alimentare, i diritti del lavoro, l'ambiente e i servizi". "Il timore maggiore è quello di rinunciare a qualcosa che ci siamo guadagnati con molti anni di fatica, che l'Unione europea rinunci ad alcuni vincoli e che abbassi gli standard di sicurezza della salute di cittadini e ambiente, poi c'è il dibattito se ci converrà o no, se darà nuove opportunità o perderemo posti di lavoro, se aumenteremo il pil o il numero dei disoccupati". I trattati - ha poi aggiunto Boldrini - non devono essere demonizzati o ritenuti minacciosi per sé ma vanno rimodulati secondo l'esigenza di equità e democrazia". Ancora, una parola chiara deve essere "trasparenza". A questo proposito ha evidenziato che sulle grandi questioni "non bastano i Parlamenti, ci vogliono i cittadini", per questo diciamo sì a una "consultazione pubblica online".
3) Ieri vi è arrivata un'aggiornamento per una menzione sui media nella rivista VITA. L'aggiornamento non è stato inviato da me, ma in automatico dal sistema di change perché si citano le petizioni StopTTIP nell'articolo.
Vorrei dirvi qui, che il titolo dell'articolo è fuorviante, si cita che "Il TTIP? Un trattato che non si farà, è ufficiale".
E' vero che la Francia si sta opponendo al trattato, che i negoziati stanno andando per le lunghe, ma dire che sia ufficiale il naufragio del trattato TTIP, mi sembra troppo lusinghiero. Non abbassiamo la guardia neanche per il TTIP, la settimana prossima (dal 12 luglio) ci sarà il 14mo round negoziati TTIP e saranno organizzate manifestazioni le date le troverete qui: https://stop-ttip-italia.net/ o su facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/

Vi ringrazio per l'attenzione, viste le tante informazioni e la mail molto lunga, era doveroso riportare il più possibile di quanto avvenuto.

Continuiamo a diffondere e far conoscere il TTIP e il CETA, in modo da rafforzare l'opposizione. Come vedete anche se non si è arrivati ancora a una fine, stanno avvenendo piccoli, lenti, ma importanti cambiamenti.
Quindi coraggio e avanti tutta.
Un saluto a tutti

Non c'è più tempo per le parole: se vogliamo salvare il Pianeta e tutti noi, dobbiamo azzerare le emissioni globali. Renzi ha detto che il cambiamento climatico è la sfida del nostro tempo: ora, con il cruciale vertice di Parigi, ha l'occasione per passare ai fatti. I Paesi più poveri, che sono più in difficoltà di fronte al cambiamento climatico, hanno detto che non potranno firmare l'accordo di Parigi senza la garanzia di un giusto sostegno economico per investire nelle energie pulite. Ignorarli porta a una strada senza uscita per tutti noi. Ma le risorse per aiutarli ci sono: basta togliere i miliardi di finanziamenti pubblici alle energie inquinanti. In queste ore 80 ministri da tutto il mondo si riuniranno per cercare una soluzione. E l'Italia può guidare gli altri dando l'esempio. Arriviamo a 1 milione di firme a sostegno di questo appello, spingiamo Renzi e l'Italia a essere davvero all'altezza di questa sfida e diventare veri e propri "eroi per il clima" L'Italia si è già impegnata a contribuire al fondo per il clima con 250 milioni di euro nei prossimi 5 anni. Ma le nazioni più a rischio non firmeranno accordi senza rassicurazioni su quello che succederà dopo il 2020, quando secondo gli scienziati i disastri climatici diventeranno ancora più frequenti. I Paesi industrializzati dicono di non avere più soldi da donare alle nazioni più vulnerabili. Ma il Fondo Monetario Internazionale ha rivelato da poco che nel settore delle energie inquinanti si spendono più di 10 milioni di dollari AL MINUTO! Facciamo in modo che l'Italia si assuma le proprie responsabilità nella lotta per il futuro del Pianeta e diventi un esempio anche per altre nazioni.

Sostenendo in massa questo appello possiamo smascherare le promesse non ancora mantenute e sostenere la speranza di ottenere un accordo globale per il clima, giusto e ambizioso. Firma ora:

Trivellazioni ovunque

Il Governo Renzi è impazzito e in poche settimane ha dato il via libera a trivellazioni ovunque dall'Adriatico, al Mar Ionio, al Canale di Sicilia, con un pericolo enorme per ambiente e turismo. Ma questa volta hanno esagerato. E sei presidenti di regione stanno decidendo in queste ore se indire un referendum nazionale che potrebbe fare la storia: mettere fine all'era delle trivelle esattamente come abbiamo fatto con il nucleare. Non perdiamo questa occasione storica. Tra 24 ore i 6 presidenti saranno a Roma, dove il Governo farà di tutto per convincerli a fermarsi. Facciamoci trovare lì anche noi, con 100mila firme, le telecamere di tutta Italia e le bandiere di centinaia di movimenti con un'unica richiesta: basta rinvii, referendum subito per fermare le trivelle. Firma subito e condividi con tutti. LEGGI E FIRMA QUI'> 

Fermiamo l'orrore negli allevamenti

Lo scandalo sta scoppiando proprio in queste ore. Un'inchiesta giornalistica sta svelando l'orrore di tanti allevamenti intensivi in tutta Italia, dove migliaia di maiali sono costretti a vivere in condizioni tremende, a mangiare nei propri escrementi, mutilati alla nascita. Ma basta guardare i dati per capire l'enormità di questa violenza: il 38% degli allevamenti di suini controllati nel nostro Paese è irregolare. Siamo arrivati a questo punto perché non solo i controlli sono troppo pochi, ma quasi sempre gli allevatori ricevono solo dei richiami e non vere e proprie sanzioni. Secondo gli esperti la soluzione viene da una task force del ministero della Salute che potenziata e sostenuta sarebbe esattamente lo strumento necessario per avere più controlli, sanzioni più efficaci e dare supporto ai veterinari. Sull'onda di questo scandalo ora possiamo fare in modo che il Ministero della Salute senta la pressione necessaria a sbloccarla. Firma ora e unisciti a chi chiede dignità per gli animali e rispetto per la salute umana.

FIRMA ORA

#MaiPiùDiaz: subito una legge contro la tortura in Italia

Li hanno picchiati, malmenati, costretti a strisciare per la caserma gridando "viva il Duce, viva Hitler". Con le ragazze minacciate di stupro "Entro stasera con voi faremo come in Kosovo". La Corte Europea ha appena condannato l'Italia perché alla Scuola Diaz al G8 di Genova fu tortura, ma per l'assenza di una legge le forze dell'ordine colpevoli rimangono impunite. I partiti di Governo ci dicono "l'approveremo entro pochi mesi" ma sono 14 anni che ce lo ripetono, ad ogni nuova vittima di violenza da parte delle forze dell'ordine. È ora di dire basta. Mai più Diaz. In questo momento il Senato è riunito per decidere se e quando mettere in calendario la legge contro la tortura. Firma subito, e raggiunte le 200mila firme, le faremo consegnare ai senatori chiave dalle vittime e dai loro familiari: non avranno il coraggio di guardarli in faccia e rimandare ancora: "Il capo spinto nella tazza del water a Ester Percivati, lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, le ustioni multiple con sigaretta sul dorso del piede a Carlos Balado, picchiato ripetutamente sui genitali, il terribile pestaggio di Mohamed Tabbach, persona con arto artificiale, la sofferenza di Anna Kutschau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella subita all'interno della scuola non è neppure in grado di deglutire". Quasi si mise a piangere il Magistrato in aula leggendo la lista delle sevizie subite a Bolzaneto e alla Diaz. Il testo in discussione al Senato non è perfetto ma è la possibilità che attendevamo da anni di inserire la parola 'tortura' nel nostro codice penale ponendo fine all'impunità delle forze dell'ordine colpevoli di violenze. Spetterà poi ai giudici applicarla, certo, ma nei casi delle violenze alla Diaz e a Bolzaneto avrebbe potuto aiutare le vittime ad avere giustizia. E dopo l'approvazione dovremo ancora lottare per nuove norme che obblighino l'identificativo per i poliziotti e l'estromissione di tutti i colpevoli dagli incarichi istituzionali. Ma prima dobbiamo ottenere il sì del Senato. Da Amnesty International ad ARCI ad Antigone, tutte le maggiori associazioni che da anni si battono per questo dicono che sarà un passo storico. Finalmente la nostra occasione per dire "Mai più Diaz". Firma subito:

Noi saremo già in carcere per una cosa così!

La banca HSBC aiutava a evadere le tasse migliaia delle persone più ricche del mondo, tra cui tantissimi italiani! Al posto loro noi saremmo già in carcere, ma i governi trattano questi potenti come se fossero troppo importanti per finire in manette. Dimostriamo che non è così! Ogni anno solo in Italia l'evasione fiscale ci ruba 180 miliardi di euro, siamo i peggiori in Europa. Nel mondo si arriva a 3mila miliardi di dollari: per sconfiggere la povertà estrema ne basterebbero molti meno! "SwissLeaks" è il più grande scandalo bancario di sempre: abbiamo un'occasione unica per fare giustizia, ma dobbiamo agire subito. Due persone possono cambiare le cose: il ministro delle finanze inglese che si sta preparando alle elezioni e la candidata come prossimo Procuratore Generale USA che è in attesa della nomina. Entrambi sono al centro dell'opinione pubblica e la nostra campagna può spingerli ad aprire un'inchiesta e colpire l'élite dei grandi evasori, mandando un messaggio chiaro: nessuno è troppo importante per finire in manette!

La HSBC è una banca inglese, inoltre migliaia di questi evasori rispondono alle leggi di USA e Gran Bretagna. Se spingiamo questi due paesi ad avviare azioni legali, possiamo innescare una reazione a catena globale. Questi mega-ricchi e le loro speculazioni incontrollate sono spesso la causa di gravi crisi finanziarie. Poi però vengono salvati con i soldi dei contribuenti, e hanno anche il coraggio di dire che bisogna tagliare i fondi alla scuola e alla sanità per coprire i debiti. Il tutto mentre molti di loro sono i primi a evadere le tasse! Questo circolo vizioso sta facendo aumentare rapidamente le diseguaglianze in tutto il mondo. Al giorno d'oggi, 85 miliardari possiedono più ricchezze della metà più povera della popolazione mondiale. Soldi che poi troppo spesso sono usati per comprare politici e manipolare le nostre democrazie a loro vantaggio. È il momento di fermare questa deriva ed è fondamentale costringere i più ricchi a pagare le tasse dovute. Agiamo ora:

FIRMA QUI' Avaaz è proprio questo: unirsi per avere la forza di tenere testa ai potenti. La legge ci vincola tutti allo stesso modo, ma migliaia di mega-ricchi al mondo pensano di essere immuni. Difendiamo la democrazia e la nostra società, dimostriamo che non è così.

Potrebbero morire tutti e non ce ne accorgeremmo neppure

In Nigeria un gruppo terrorista ha usato una bambina di 10 anni come bomba umana, subito dopo aver massacrato quasi 2000 persone.
Ma per i media questo sembra non essere successo. Il presidente nigeriano è in campagna elettorale e non ha detto praticamente NIENTE, e il suo esercito alimenta il caos invece di proteggere i civili.
E siccome nessuno ne parla e "tanto le crisi in Africa sono difficili da risolvere", il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non ha neppure fatto una dichiarazione ufficiale sulla Nigeria.
Ma questo massacro senza precedenti è un'occasione per arrivare a un'azione decisa.
E succederà solo se faremo la nostra parte: mettiamo pressione sui nostri governi e sull'ONU per riunire immediatamente il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e dare priorità a questa crisi,il primo passo per far partire un processo di pace in Nigeria. Quando c'è un conflitto in Africa si parla sempre di guerre di religione. Ma in Nigeria la vera divisione è tra l'elite che è al potere grazie al petrolio e alla corruzione, e la popolazione che vive nel nord, povera e abbandonata a se stessa. Solo nel 2014 sono state uccise oltre 10mila persone, e 1,6 milioni hanno perso la loro casa. Il gruppo terrorista Boko Haram controlla oggi un'area grande quanto la Danimarca. Ovviamente i politici non hanno fatto altro che alimentare le divisioni e questa strage arriva a poche settimane dalle nuove elezioni. Un caos che molti dicono aiuterebbe il Presidente nigeriano a essere rieletto. Il che spiegherebbe la sua reazione quasi inesistente. Nel paese ci sono alcune forze speciali internazionali, ma il problema è dover lavorare con unità nigeriane con un terribile curriculum di violazione di diritti umani. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU deve dare subito priorità a un piano d'azione che facciapulizia tra le forze di sicurezza locali e le addestri per fermare Boko Haram, porti investimenti nelle regioni più povere e realizzi un serio programma anti-corruzione. Questo piano non risolverà la situazione in pochi giorni, ma questa NON è una situazione che si può risolvere in pochi giorni. Questo non toglie che ignorarla ancora è semplicemente immorale. La nostra comunità può fare in modo che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU metta in atto finalmente un vero piano per la pace. Se non faremo nulla, moriranno migliaia di persone e la minaccia di Boko Haram crescerà ancora. Gli attentati di Parigi ci hanno ricordato che il terrore non ha confini. Unisciti all'appello: Con le elezioni alle porte e la violenza fuori controllo, la Nigeria ormai è una pentola a pressione pronta a espondere. I politici hanno tradito i cittadini, e i governi internazionali hanno permesso alla situazione di precipitare. Non c'è più tempo da perdere, e con un forte sostegno, un forte decisione dell ONU può essere il punto d'inizio per cambiare la situazione, diamoci di fare.

Unisciti anche tu a questo appello urgente, affinché nel mondo non ci siano più bambine usate come bombe umane, o Paesi in cui potrebbero morire tutti senza che il mondo se ne accorga: FIRMA QUI'

Una banca può distruggere questa meraviglia?!

Il "re del carbone" indiano ha chiesto un prestito da 1 miliardo di dollari per trasformare una meraviglia ecologica in una rotta per navi da trasporto. Ma se agiamo subito possiamo bloccare questi soldi e lasciare la Grande Barriera Corallina a balene e delfini, non a enormi navi da carbone. È stata la stessa UNESCO a dichiarare che il progetto mette la Barriera a rischio, e addirittura 8 importanti banche internazionali si sono già tirate indietro. Adesso la State Bank of India deve decidere se firmare o affossare l'accordo. La sua Presidente ha legato la sua reputazione all'impegno contro i "prestiti sbagliati": un appello globale e di massa può convincerla a riconsiderare l'investimento per questo assurdo progetto.

La pressione internazionale ha già fatto cambiare idea ad altre banche,ora è il momento di farci sentire e impedire il prestito più dannoso del mondo. Raggiunto il milione di firme dimostreremo in un dossier i problemi finanziari e ambientali del progetto e lo consegneremo alla Presidente Bhattacharya con tanto di notifiche legali, accompagnando il tutto con una campagna mediatica:

La Grande Barriera Corallina è l'organismo vivente più grande della Terra, la casa di migliaia di specie protette. Negli ultimi 30 anni l'inquinamento delle miniere, il cambiamento climatico e altri fattori l'hanno dimezzata. Il giornale tedesco Der Spiegel ha riportato che "se il trend attuale non cambierà, potrebbe succedere l'impensabile: la Grande Barriera Corallina potrebbe morire".
Questa corsa sfrenata verso il carbone è tossica per il pianeta. Il carbone è il combustibile più inquinante e per farlo arrivare in India il signor Adani dovrebbe far passare le navi proprio attraverso la Barriera. Dicono che il carbone serve all'India per combattere la povertà. Strano allora che il ministro indiano per la gestione del carbone abbia annunciato che l'India dovrebbe riuscire a eliminare le importazioni entro tre anni: molto prima che la miniera australiana sia pronta a partire!
Le campagne di pressione di Avaaz e di altre organizzazioni, e i dubbi sul ritorno economico del progetto, hanno persuaso banche come Citigroup e Deutsche Bank a rigettare il progetto di Adani per la miniera e le infrastrutture di Carmichael. E ora la State Bank of India è sotto il fuoco della stampa nazionale e dell'opposizione.
Un sondaggio mostra che il 69% degli indiani è contrario al progetto. In quanto Presidente della più grande banca statale del Paese, la signora Bhattacharya dovrà ascoltare l'opinione pubblica: la nostra petizione da un milione di firme, il fiume di messaggi, le inserzioni sui giornali e i report sul progetto possono convincere il Consiglio di Amministrazione a rifiutare il prestito ad Adani. Firma anche tu e arriviamo a 1 milione contro la miniera di carbone distruggi-Barriera:

Più di una volta quest'anno la nostra comunità ha mostrato di saper affrontare le sfide per salvare il clima per le future generazioni. Lottiamo per la Grande Barriera Corallina da tempo, ora serve nuovamente che tutti insieme ci mobilitiamo per salvarla da questo progetto catastrofico.

La campagna per Gaza non si ferma

In Israele e Palestina è iniziato un nuovo ciclo di violenze e stanno morendo sempre più bambini: chiedere l'ennesimo cessate il fuoco non basta più, serve un'azione non violenta che metta fine una volta per tutte a questo incubo che dura da decenni.
I nostri governi hanno fallito: mentre parlavano di pace e votavano le risoluzioni dell'ONU, loro e le nostre aziende hanno continuato ad appoggiare, commerciare ed investire nel conflitto. Questo è un ciclo infernale di confische dei territori palestinesi, maltrattamenti quotidiani di intere famiglie palestinesi innocenti, razzi sparati da Hamas su Israele e bombardamenti israeliani su Gaza, e l'unico modo per spezzarlo è rendere insostenibili i costi del conflitto.
Sappiamo che può funzionare: il governo israeliano ha tremato quando 17 paesi UE hanno approvato le linee guida per sconsigliare di investire negli insediamenti illegali, e quando i cittadini olandesi sono riusciti a convincere il fondo pensionistico PGGM a ritirarsi dagli investimenti nell'occupazione, hanno scatenato una tempesta politica.
Forse non sembrerà un metodo diretto per fermare le uccisioni di questi giorni, ma la storia dimostra che far salire il costo dell'oppressione può portare alla pace. Chiediamo a 6 tra le banche, i fondi pensione e le aziende più importanti di ritirare gli investimenti da aziende e progetti che finanziano gli insediamenti illegali e l'occupazione: potrebbero farlo se tutti insieme li metteremo sotto pressione. Sarebbe un duro colpo per l'economia israeliana e potremmo mandare a monte i piani degli estremisti che sfruttano politicamente questo inferno:
https://secure.avaaz.org/it/israel_palestine_this_is_how_it_ends_3b/?bOXNbdb&v=43642
Nelle ultime sei settimane tre adolescenti israeliani sono stati uccisi in Cisgiordania, un ragazzo palestinese è stato bruciato vivo, un giovane statunitense è stato pestato brutalmente dalla polizia israeliana, e a Gaza sono già morti oltre 100 bambini per i bombardamenti aerei israeliani. Altro che "Conflitto in Medio Oriente", questa ormai è una guerra contro i bambini. E noi stiamo diventando insensibili a questa vergogna. I media presentano la vicenda come un conflitto irrisolvibile tra due parti uguali, ma non lo è. Gli attacchi degli estremisti palestinesi contro civili innocenti non sono mai giustificati e l'antisemitismo di Hamas è disgustoso. Ma questi estremisti rivendicano legittimazione dal combattere l'oppressione grottesca portata avanti da decenni da Israele. Al momento Israele occupa, colonizza, bombarda e attacca una nazione legalmente libera, riconosciuta dalle Nazioni Unite, e ne controlla l'acqua, il commercio e i confini: ha creato la prigione all'aperto più grande del mondo e poi l'ha isolata. Ora, mentre cadono le bombe, le famiglie non hanno letteralmente alcuna via di fuga.
Sono crimini di guerra che non accetteremmo da nessun'altra parte: perché accettarli in Palestina? Mezzo secolo fa Israele ed i suoi vicini arabi sono entrati in guerra e Israele ha occupato la Cisgiordania e Gaza. Spesso ai conflitti seguono delle occupazioni, ma nessuna occupazione militare dovrebbe diventare una tirannia lunga decenni che incoraggia e avvantaggia solo gli estremisti che usano il terrore per colpire i civili. E chi soffre? La maggior parte delle famiglie da entrambe le parti che vogliono solo libertà e pace.
Per molte persone, in Europa e in Nord America, chiedere alle compagnie di non finanziare o prendere parte all'occupazione israeliana della Palestina sembra una posizione di parte. Ma questa campagna non è anti-Israele: questa è la strategia non-violenta più efficace per fermare questa violenza ciclica, assicurare la sicurezza di Israele e ottenere la libertà per la Palestina. Anche Hamas merita di essere sotto pressione, ma subisce già sanzioni opprimenti ed è posta di fronte a pressioni di ogni tipo. Il potere e la ricchezza di Israele schiacciano la Palestina: se rifiuterà di porre fine all'occupazione illegale, il mondo deve attivarsi per renderne il costo insostenibile.
Il fondo pensione olandese ABP investe in banche israeliane che contribuiscono a finanziare le colonie in Palestina. Colossi bancari come Barclays investono nei fornitori di armi per Israele e in altre attività legate all'occupazione. Il gigante dell'informatica Hewlett-Packard costruisce sofisticati sistemi di sorveglianza per controllare i movimenti dei palestinesi. Caterpillar invece vende i bulldozer che sono usati per demolire le case e le fattorie dei palestinesi. Se riusciamo ad organizzare il più grande appello globale per chiedere a queste società di tirarsi fuori dal business dell'occupazione, dimostreremo che il mondo non vuole più essere complice di questo bagno di sangue. Il popolo palestinese chiede al mondo di sostenere questa soluzione, appoggiata anche dagli israeliani progressisti. Uniamoci a loro:
La nostra comunità lavora per portare la pace, la speranza e il cambiamento in alcuni dei conflitti più difficili al mondo e questo significa assumere spesso posizioni difficili per affrontarne le cause alla radice. Per anni abbiamo cercato una soluzione politica a questo incubo, ma con questo nuovo ciclo di violenza che si sta scatenando a Gaza, è arrivato il momento di usare sanzioni e disinvestimenti per porre fine all'orrore per gli israeliani e i palestinesi.

I 100 giorni in cui deve cambiare tutto

L'ultima era glaciale? È avvenuta in 6 mesi, ricoprendo l'Europa e gli Stati Uniti con blocchi di ghiaccio grandi quanto enormi condomini. È solo un esempio di cosa succede quando si raggiunge un punto di svolta che sconvolge irrimediabilmente il clima e in questo momento sono addirittura tre i punti di svolta, della stessa portata devastante, che stiamo per raggiungere.
Uno scienziato NASA l'ha definito, senza mezzi termini, il momento "siamo fottuti" del cambiamento climatico. La nostra unica possibilità è una manifestazione senza precedenti, che per un giorno mobiliti l'intero pianeta. Perché possiamo salvarci se si troverà un accordo su obiettivi ragionevoli che ci facciano uscire dall'era del petrolio e del carbone. L'ONU sta organizzando un vertice d'emergenza che tra poco più di 100 giorni riunirà tutti i più importanti leader del mondo: il 21 settembre vogliamo accoglierli con la più grande mobilitazione della storia in difesa del clima e del pianeta, per tagliare i fili che li rendono dei burattini nelle mani dei grandi del petrolio e del carbone. Organizzare un'azione del genere è difficilissimo, ma tutto parte da noi, dalle nostre azioni individuali che tutte assieme diventano un movimento di milioni di persone e possono spingere i politici a liberarsi dalle lobby e aiutarci costruire un futuro pulito, verde e soprattutto di speranza. I punti di svolta si verificano per colpa di circoli viziosi in cui cambiamento climatico genera altro cambiamento climatico, con conseguenze catastrofiche. Un esempio è il metano, un gas 25 volte più inquinante della CO2, per ora intrappolato sotto le grandi distese di ghiaccio: con lo scioglimento del ghiaccio ha cominciato a fuoriuscire, facendo sciogliere ancora più ghiaccio e così via. Inoltre questo consuma il ghiaccio riflettente che consente al pianeta di non surriscaldarsi, facendo andare tutto fuori controllo. Un esempio, ma aiuta a capire perché gli scienziati continuino a lanciare appelli disperati affinché si agisca subito. Ma abbiamo gli strumenti e un piano per evitare questa autodistruzione! Ci vorrà una collaborazione storica a livello mondiale, e la nostra comunità di 36 milioni di persone ha già la forza per spingere i leader mondiali nella giusta direzione. È notizia di questi giorni che Stati Uniti e Cina hanno annunciato dei piani finalmente concreti per ridurre l'inquinamento: è il momento che aspettavamo per assicurarci che al vertice di Parigi 2015 si firmi l'accordo globale che serve al pianeta. Inondare le strade, dimostrando di essere moltissimi e determinati, è uno dei modi più forti per ottenere il cambiamento: è successo per il movimento contro l'Apartheid in Sudafrica o per i diritti civili negli USA, spesso è stato l'unico modo. È la nostra occasione per fare in modo che lo stesso succeda per la battaglia più importante del nostro tempo per dare un futuro alla nostra generazione e a quelle che verranno. Possiamo farcela, e lo sappiamo. Quando questa comunità era di solo 3 milioni di persone siamo riusciti a organizzare 3mila azioni nello stesso giorno per proteggere il pianeta. Ora siamo 36 milioni, dieci volte tanto, riuscite a immaginarvi cosa possiamo fare ora?

Europa: diamo ai nosti figli un pianeta migliore

È sicuramente la più grande crisi che la nostra generazione deve affrontare. Se non agiamo ora, sappiamo già che le barriere coralline sono destinate a sparire, gli orsi polari sopravviveranno solo negli zoo e ai nostri figli lasceremo un pianeta disastrato da alluvioni e siccità. Siamo noi la causa del cambiamento climatico ma se facciamo tutti la nostra parte, possiamo ancora salvare il pianeta e noi stessi.
In queste ore si stanno incontrando i capi di governo europei per un vertice sul clima. Vanno verso un accordo senza ambizioni e che ignora tanto il parere degli scienziati quanto tutti i segnali che la natura ci manda in continuazione. Tocca a noi fare in modo che la nostra voce sia più forte delle multinazionali che ci avvelenano dimostrando a chi ci rappresenta che noi cittadini pretendiamo un'azione forte che dimezzi le emissioni inquinanti.
Ora basta, dobbiamo impedire che questi politici e le multinazionali ci condannino a una morte lenta. Firma ora e manda un messaggio personale: daremo a Germania e Gran Bretagna, i paesi che più stanno spingendo per difendere il pianeta, un enorme sostegno popolare, insieme ai sondaggi che mostrano l'enorme richiesta di proteggere il pianeta, anche nei paesi che cercano di sabotare i negoziati, e poi invieremo i messaggi più forti ai media, appena prima del voto.

Ai capi di Stato dell'Unione Europea: aiutaci firma QUI'

In quanto cittadini preoccupati per il nostro futuro, vi esortiamo a proteggerlo impegnandovi al taglio del 50%, come minimo, delle emissioni inquinanti entro il 2030. La comunità scientifica ci ha messo in guardia: qualsiasi accordo al di sotto di questa soglia ci porterà al punto di non ritorno del cambiamento climatico. Una forte presa di posizione europea in questo momento deciderà il successo o il fallimento del vertice mondiale sul clima che si terrà a Parigi tra un anno. Contiamo su di voi.

L'apocalisse della Rete?

Grandi notizie! A poche ore dalla consegna della petizione da parte di Avaaz e altre organizzazioni fuori dal suo ufficio, il capo delle telecomunicazioni negli USA ha annunciato che a breve risponderà a questa enorme richiesta pubblica. Sente la pressione! Ora raddoppiamo i nostri numeri e vinciamo sia negli Stati Uniti che in Europa: continuiamo a firmare e condividere. I ricchi del mondo, l'1% della popolazione,potrebbero essere sul punto di controllare i siti web e i servizi a cui possiamo accedere su internet per sempre. E' l'apocalisse del Web così come lo conosciamo, che spazzerà via il sogno di un'autostrada dell'informazione libera per tutti che avevano avuto i fondatori della Rete. La nostra comunità è cresciuta incredibilmente intorno a quel sogno, usando il Web per combattere la corruzione, salvare delle vite e portare aiuti umanitari ai civili nei paesi nel mezzo di crisi e guerre civili. Ma gli Stati Uniti e l'Unione Europea stanno per dare a potenti multinazionali il diritto di scegliere a quali contenuti possiamo accedere rapidamente su Internet, rallentando o addirittura facendoci pagare per tutto il resto. La possibilità, per Avaaz, di mostrare al mondo le immagini girate dai cittadini-giornalisti siriani, o di lanciare campagne per salvare il nostro pianeta, è in assoluto pericolo. Da entrambe le parti dell'Atlantico si stanno prendendo decisioni cruciali in questo momento. E molti esperti di nuove tecnologie, attivisti per la libertà di espressione e le aziende più lungimiranti del web hanno deciso di opporsi a questa possibilità. Se ci uniamo a loro a milioni, e subito, possiamo creare la più grande mobilitazione di sempre in difesa della libertà e della democrazia di Internet. Firma ora e diffondi ovunque puoi questo appello.

Vittoria! Salvi orsi e lupi, il Parco d'Abruzzo non si tocca!

Cosa otteniamo e come vinciamo! Il consiglio regionale d'Abruzzo ha ritirato la proposta di legge per sventrare il Parco Regionale Sirente Velino, dopo la consegna delle firme effettuata direttamente dagli attivisti di Animal Amnesty e di Avaaz.
Quotidiani nazionali e telegiornali hanno parlato della petizione e la politica ha dovuto prendere atto che la maggioranza dei cittadini chiedeva la tutela del parco.

Perché è importante Aggiornamento: La pressione sta funzionando. Abbiamo raggiunto 100mila firme in due giorni e il consiglio regionale d'Abruzzo ha dovuto rimandare la decisione! Se ognuno di noi condivide subito con 10 persone li possiamo fermare!
E' incredibile, ma con un blitz dell'ultimo minuto tra poche ore potrebbero demolire il Parco Regionale Sirente Velino in Abruzzo, dove vivono specie protette come l'orso marsicano!
Il Consigliere Regionale Luca Ricciuti ha proposto di eliminare oltre 4.000 ettari di fascia protetta a ridosso dei Comuni di Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio per "creare una zona di caccia e per consentire alcuni progetti immobiliari"!
Ciò implicherebbe che questo territorio destinato alle specie protette e non, tra le quali l' orso marsicano e il lupo, finirebbe nelle mani di cacciatori e costruttori. Il tutto verrà discusso giovedì 12 Dicembre (data slittata al 17 dicembre in seguito alle proteste) e abbiamo poche ore per fermarli! In estate la nostra offensiva mediatica ha funzionato, continuiamo a farci sentire!
Non permettiamo questo scempio e questa violenza verso uno dei pochi polmoni verdi ancora rimasti in Italia! Firma subito la petizione e condividila con tutti! Consegneremo tutte le firme al Presidente del Consiglio regionale appena prima dell'inizio della seduta decisiva.

Quella piccola speranza che diventa un incendio

A volte il mondo sembra così ingiusto da farci bruciare di frustrazione. Ma se riusciamo a tramutare quel fuoco in speranza e convinciamo altri a unirsi a noi possiamo davvero vincere qualsiasi sfida.
Bastano solo tre minuti per chiunque di noi per creare una petizione usando gli stessi strumenti con cui Avaaz vince le sue campagne. Già centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo se ne sono serviti per ottenere un cambiamento reale, che sia a livello locale, nazionale o internazionale.
E' semplice, e soprattutto funziona. Ha funzionato per Carol, di Trinidad, che voleva impedire la distruzione di un frutteto locale; ha funzionato per Anja, in Germania, che voleva salvare dalla deportazione un suo compagno di classe e tutta la sua famiglia; ha funzionato per Valerio, che in Italia voleva liberare la sua città dalle scorie di una fabbrica chimica.
Ci vogliono solo pochi minuti per iniziare. Lancia una petizione su un qualsiasi tema che ti tocca profondamente, e osserva come la tua passione si diffonde in un lampo.
Avaaz farà la sua parte: inoltreremo per email le migliori petizioni ad almeno 10mila membri della nostra comunità, per farle crescere, e daremo ai creatori fino a 10mila dollari per aiutarli ad avere il maggior impatto possibile. Inoltra questa mail a chi pensi sia pronto ad accendere una fiammella di speranza, oppure, se sei tu quella persona, clicca subito qui sotto:
Melanie vive in Germania, in un piccolo paesino di montagna. I bambini del posto vanno tutti nella stessa scuola, che ha una sola classe, dove hanno studiato generazioni di giovani del posto. Per due secoli quella scuola è stata il punto di riferimento per la comunità locale. Fino a quest'anno, quando il governo ha annunciato che questa fondamentale istituzione culturale avrebbe chiuso i battenti.
Melanie si è subito attivata e ha lanciato una campagna attraverso il sito di Avaaz, l'ha mandata a tutti i suoi concittadini e l'ha lasciata crescere. I giornali locali si sono interessati alla vicenda e ben presto l'intervento dei media ha generato un'attenzione pubblica sufficiente a far sì che il direttore della commissione locale per l'istruzione dichiarasse ufficialmente il suo supporto alla scuola. Un mese dopo veniva annunciato che, per almeno un altro anno, la scuola sarebbe stata al sicuro!
Ci sono voluti tre minuti a Melanie per lanciare la fionda di Davide contro Golia, obbligando il governo a cambiare la sua decisione. Ora tutta la sua cittadina sta festeggiando.
E' in questo modo che i sogni e le speranze di un singolo cittadino possono cambiare un'intera collettività. E per aiutare e alimentare queste speranze, la comunità di Avaaz sceglierà le dieci migliori idee di campagna, quelle con il maggior potenziale per cambiare drasticamente le nostre comunità, città o addirittura nazioni, e queste campagne riceveranno fino a 10mila dollari di supporto per aiutarne la diffusione. Bastano tre minuti. Clicca subito qui sotto per trasformare le tue speranze di un mondo migliore nel motore del cambiamento:
Grazie a internet, le persone, i media e le informazioni entrano in contatto meglio e più velocemente che mai, e noi abbiamo dimostrato quanto la nostra comunità sappia usare bene la rete per creare, passo dopo passo, il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ogni grande campagna di Avaaz è partita dalla speranza accesa da una singola persona che è poi divampata in tutta la nostra comunità, diventando un fuoco irresistibile. Ora ognuno di noi ha la possibilità di portare la sua fiammella, di accendere quel fuoco.
Siamo entusiasti, al pensiero di tutto quello che insieme possiamo ottenere,
Emma, Oli, Ian, Luca, Sayeeda, Marie, Jamie, Patri, Anna, Ricken e tutto il team di Avaaz
FONTI:
La lettera che ferma i bulldozer (The Trinidad Guardian Newspaper: disponibile solo in inglese)

RINCHIUSI IN UN CARCERE RUSSO

Ana Paula ha 31 anni, è brasiliana e voleva solo manifestare pacificamente contro la decisione della Russia di trivellare nell'Artico.Ora lei e gli altri 29 membri della nave Arctic Sunrise di Greenpeace sono rinchiusi in una prigione russa e potrebbero doverci stare per chissà quanto. Ma possiamo gettare loro un'ancora di salvezza.
Gli attivisti di Greenpeace, alcuni rinchiusi in celle di isolamento, rischiano quindici anni di carcere con l'accusa assurda di pirateria. Il loro crimine? Aver appeso uno striscione su una piattaforma petrolifera russa per manifestare contro le trivellazioni in profondità in uno dei posti più belli e al tempo stesso fragili del pianeta. Molti governi occidentali hanno già protestato per questa situazione, ma ora Ana Paula e Greenpeace stanno chiedendo aiuto direttamente alla comunità di Avaaz per rendere davvero globale la protesta.
Assieme possiamo rivolgerci ad alcuni dei più importanti partner commerciali e politici della Russia, come Brasile, India, Sud Africa e Unione Europea, per chiedere la liberazione dei 30 dell'Artico. Il nostro obiettivo è il milione di firme per Ana Paula e i suoi compagni. Raggiunto quel traguardo, Avaaz proietterà i loro volti in luoghi simbolici, per mantenere la vicenda sotto i riflettori dei media:
La sorella di Ana Paula la descrive così: "Sotto molti punti di vista, mia sorella è una normale ragazza brasiliana: estroversa, amichevole, piena di vita. Ma è anche straordinaria nella sua semplicità, fin da piccola capace di appassionarsi per la natura e la sua difesa, anche a rischio della sua stessa incolumità."
Ora Ana Paula e gli altri membri dell'equipaggio potrebbero perdere 15 anni delle loro vite solo per aver tentato di appendere un manifesto sull'impianto Gazprom, il primo della storia nell'Artico. E' sicuramente una reazione spropositata contro chi si batte per difendere l'ambiente di tutti: fermare le trivellazioni artiche significa proteggere la più grande area naturale della Terra, dove eventuali perdite di petrolio sarebbero quasi impossibili da arginare.
Gli avvocati di Greenpeace hanno fatto notare che i 30 sono stati arrestati in acque internazionali, e che quindi sarebbe stata la Russia a violare il diritto internazionale del mare. Ma essere dalla parte della ragione potrebbe non bastare per ottenere la loro scarcerazione, il loro destino potrebbe già essere segnato, a meno che la comunità internazionale non faccia capire alla Russia di non essere disposta a passare sopra a questo scandalo.
La voce di Avaaz è particolarmente forte in molti di questi Paesi dove è presente in grandi numeri (5 milioni di membri solo in Brasile!). Se ci impegniamo tutti quanti raggiungendo il milione di firme, gli avaaziani di Brasile, Sud Africa, India e dell'Unione Europea possono far salire la pressione internazionale. Firma subito e aiutaci a raggiungere questo traguardo per contribuire a salvare i 30 dell'Artico:
Queste 30 persone hanno avuto il coraggio di sfidare le multinazionali del petrolio in uno degli ultimi posti incontaminati del pianeta. E per questo li vogliono zittire e intimidire. La nostra comunità si è sempre impegnata in difesa degli attivisti di tutto il mondo: ora è il momento di salvare i 30 dell'Artico.

Fermiamo la legge bavaglio contro le donne (22.08.12)

I conservatori del Parlamento afghano stanno cercando di far passare una legge che impedirà ai familiari di poter testimoniare nei processi. E' un vero e proprio "via libera" per ancora più abusi domestici su donne e ragazze, ma alcuni politici coraggiosi stanno lottando contro tutto ciò e sono convinti che il nostro aiuto possa fare la differenza! Firma subito per stare dalla parte delle donne afghane e condividi questo appello con tutti quelli che conosci!

Venduta come sposa a 12 anni, Sahar Gul ha vissuto in una vera e propria casa degli orrori. I suoi parenti acquisiti la tenevano segregata in cantina, la picchiavano con tubi di ferro rovente, la affamavano, sono arrivati a strapparle tutte le unghie perché si rifiutava di prostituirsi per loro. E ora, la sentenza per i suoi aguzzini è stata ridotta a un solo anno e sono di nuovo liberi! E quel che è peggio è che la Camera bassa del Parlamento afghano ha appena approvato un progetto di legge che vuole vietare ai familiari degli imputati di testimoniare nei processi. Questo impedirebbe a innumerevoli donne e bambine di ottenere giustizia.
Abbiamo solo pochi giorni per fermare questo attacco ai diritti delle donne. Già in passato la Camera alta ha rigettato leggi contro le donne e oggi alcuni importanti funzionari dicono che la comunità di Avaaz potrebbe spostare gli equilibri e aiutare a fermare il progetto di legge prima che si arrivi al voto. Clicca qui sotto per firmare subito questa petizione urgente: appena raggiungeremo il milione di firme, lanceremo una massiccia campagna sui media locali per fare pressione sui senatori, finché il progetto di legge non verrà abbandonato:
Quando era ancora una bambina, Sahar Gul fu venduta da suo fratello per 5mila dollari ed è finita a vivere in una casa di orrendi abusi. Quando finalmente è stata liberata, era così debole per le torture ricevute che l'hanno dovuta portar fuori dalla cantina in cui era rinchiusa su una carriola. L'anno scorso i suoi aguzzini sono stati condannati a 10 anni di carcere, ma il giudice di una corte d'appello li ha già liberati.
Le organizzazioni afghane per i diritti delle donne, inorridite dall'attacco ai loro diritti, stanno sostenendo la battaglia di Sahar Gul e lavorano per garantire che i familiari possano testimoniare contro gli aggressori delle vittime. Se ci uniremo alla battaglia di queste donne coraggiose, potremo dimostrare ai politici afghani che il mondo intero le sostiene.
Ora che frequenta la scuola, Sahar Gul sta coraggiosamente ricostruendo la sua vita: sogna di guidare, un giorno, un'organizzazione per i diritti delle donne. La sua forza di spirito incarna la speranza per un futuro migliore per le donne e le ragazze non solo in Afghanistan ma in tutto il mondo: aiutiamola a realizzare il suo sogno, facciamo in modo che i leader del suo Paese difendano le donne, invece di perseguitarle:
Più di una volta, i difensori dei diritti delle donne in Afghanistan e le straordinarie persone sopravvissute agli abusi si sono fatti avanti per difendere i diritti umani. E negli anni i membri di Avaaz si sono sempre fatti sentire numerosi al loro fianco per sostenerli. Facciamolo anche questa volta

BIRMANIA: FERMIAMO IL PROSSIMO RUANDA

Molti di noi non avevano idea di chi fossero i ruandesi fino a che è diventato troppo tardi e 800mila di loro erano già stati massacrati. In questo momento sul destino del popolo rohingya incombe una grave minaccia. Violenti gruppi razzisti hanno distribuito volantini in cui minacciano di spazzare via questa piccola minoranza birmana. Sono stati trucidati bambini e commessi delitti raccapriccianti. Tutti i segnali dicono che sta per succedere qualcosa di orribile, se non agiamo.
I genocidi accadono perché non ci preoccupiamo abbastanza finché non diventa troppo tardi. Il popolo rohingya è pacifico e molto povero. Sono odiati perché hanno la pelle più scura e la maggioranza teme che stiano "rubando posti di lavoro". Sono 800mila e potrebbero sparire se non agiamo. Abbiamo fallito con troppi popoli, non falliamo di nuovo con i rohingya.
Il presidente birmano Thein Sein ha il potere, il personale e le risorse per proteggere i rohingya, basta una sua parola.
Tra pochi giorni, arriverà in Europa per sfruttare commercialmente la nuova immagine di apertura del suo paese. Se i leader dell'UE lo accoglieranno chiedendo con forza di proteggere i rohingya, probabilmente li ascolterà. Raccogliamo 1 milione di persone e ricopriamo l'intera area che circonda la sede dell'incontro con i capi di stato europei con immagini di quello che sta accadendo in Birmania:
Torture, stupri di gruppo e delle vere e proprie esecuzioni: le organizzazioni umanitarie usano ormai il termine "pulizia etnica" per descrivere la brutalità in Birmania. Già oltre 120mila rohingya sono stati costretti a scappare, molti in campi di fortuna vicino al confine, mentre altri sono fuggiti usando imbarcazioni di fortuna, per poi affondare, morire di fame o essere fucilati dalle guardie costiere dei paesi vicini. Tutti i racconti concordano sul fatto che le violenze stanno aumentando: nei mesi scorsi il presidente Thein Sein ha dichiarato lo stato d'emergenza dopo un'altra serie di attacchi omicidi, e un massacro di massa è ormai solo una questione di tempo.
I genocidi non avvengono se i governi vi si oppongono, ma il regime birmano fino a ora si è schierato dalla parte sbagliata. Recentemente, un portavoce del governo ha ammesso che le autorità stavano addirittura imponendo alla popolazione rohingya un limite di due figli e forzando le coppie che volevano sposarsi a richiedere un permesso speciale. Esperti dicono che le autorità governative sono state dalla parte o addirittura hanno partecipato ad atti di "pulizia etnica". Il Presidente Sein è stato finalmente forzato a riconoscere quello che sta accadendo in Rohingya, ma fino a ora si è rifiutato di attuare piani per fermare la violenza e proteggere le persone in pericolo.
Finché non lo farà, il rischio di un genocidio incombe non solo sulla Birmania, ma sul mondo intero. Attraverso le loro relazioni commerciali, il primo ministro inglese Cameron e il presidente francese Hollande hanno un enorme potere contrattuale nei confronti di Sein: se gli faranno pressione affinché agisca quando lo incontreranno questo mese, si potrebbero salvare moltissime vite. Facciamo in modo che tutto ciò succeda. Abbiamo fallito con troppi popoli, non falliamo con i rohingya. Unisciti subito alla richiesta e condividi questo appello con tutti:
Innumerevoli volte la comunità di Avaaz si è schierata dalla parte del popolo birmano nella sua lotta per la democrazia. Quando il regime ha reagito brutalmente contro i monaci buddhisti nel 2007, gli Avaaziani hanno donato centinaia di migliaia di dollari/euro/sterline per fornire supporto tecnico e formazione per gli attivisti in modo da aiutarli a superare il blocco delle comunicazioni. Nel 2008 quando un ciclone devastante ha ucciso almeno 100.000 birmani, mentre il regime militare impediva l'ingresso a tutti gli aiuti internazionali ufficiali, la nostra comunità ha donato milioni come aiuto umanitario direttamente ai monaci.
La nostra comunità non esisteva quando fu commesso il genocidio in Ruanda, 20 anni fa. Avremmo fatto abbastanza per impedirlo? Mostriamo ai rohingya cosa possiamo fare ora, per loro.

Vittoria su Bangladesh e H&M!! E ora tocca a GAP

...ricordate questo articolo di qualche tempo fa?

Centinaia di donne in Bangladesh sono bruciate vive o rimaste seppellite mentre producevano i *nostri* vestiti! Tra pochi giorni, grandi aziende della moda potrebbero firmare un accordo che potrebbe rivelarsi un potente strumento per le norme sulla sicurezza o una campagna pubblicitaria di basso livello per risollevare l'immagine delle aziende. Se un milione di noi riuscirà a ottenere il sostegno degli amministratori delegati di H&M e GAP a favore di norme utili davvero a salvare delle vite, gli altri li seguiranno...

Bene! questa la situazione ad oggi!

Siamo riusciti a stanarli: dopo il putiferio mediatico provocato dalla nostra campagna in Svezia, paese in cui si trova la sede centrale di H&M, la grande azienda di abbigliamento ha firmato l'accordo per la sicurezza dei lavoratori in Bangladesh!!!!

Ma GAP sta facendo le barricate. E se non firmano, molte aziende statunitensi potrebbero prendere la stessa decisione. Non c'è tempo da perdere: portiamo la nostra campagna direttamente fuori dalla porta dell'amministratore delegato di GAP Glenn Murphy con messaggi diretti, una consegna della petizione in grande stile e pubblicità nella sua città!

Ecco l'email originale:

Cari amici,  Abbiamo visto tutti le orribili immagini di centinaia di donne innocenti bruciate o seppellite sotto il crollo delle fabbriche mentre producevano i nostri vestiti. Nei prossimi giorni possiamo fare in modo che le aziende si impegnino perché fatti come questi non accadano più.

Le grandi marche della moda appaltano i loro vestiti a centinaia di aziende in Bangladesh. Due aziende, tra le quali c'è Calvin Klein, hanno firmato un patto vincolante per la sicurezza degli edifici con adeguamenti antincendio. Altre, tra cui Wal-Mart o Benetton, stanno cercando di evitare di firmare, proponendo invece alternative deboli e utili solo all'immagine delle rispettive azienda. L'ultima tragedia ha però dato vita a dei nuovi incontri per affrontare l'emergenza e ha generato forti pressioni affinché venga sottoscritto un patto vincolante, in grado di salvare davvero delle vite.
Le trattative finiranno a breve. GAP e H&M potrebbero essere le prime aziende a sostenere un accordo vincolante e il modo migliore di fare pressione su di loro è rivolgersi direttamente ai loro amministratori delegati. Se un milione di noi si rivolgerà a loro con una petizione, attraverso le pagine Facebook, i tweet e altri annunci, tutti i loro amici e addirittura le loro famiglie lo verranno a sapere. Sapranno che la loro reputazione e quella delle loro aziende sono a rischio. Alcune persone sono obbligate a produrre i *nostri* vestiti in edifici di una pericolosità inaccettabile: firma perché siano resi sicuri e inoltra questa email a tutti quelli che puoi:
La tragedia di questi giorni rientra in uno schema preciso. Negli ultimi anni, incendi e disastri di vario tipo hanno tolto la vita a molte migliaia di persone e altre sono rimaste invalide e non possono più lavorare. Il governo bengalese ha chiuso un occhio davanti a condizioni tragiche, permettendo ai fornitori di tagliare i costi per produrre vestiti con ritmi e costi dettati dai giganti globali della moda. Le grandi marche dicono di fare dei controlli, ma i lavoratori affermano che le ispezioni delle aziende non sono affidabili.
L'accordo sulla sicurezza a sostegno dei lavoratori prevede ispezioni indipendenti, rapporti pubblici sulle condizioni delle fabbriche dei fornitori e provvedimenti obbligatori. Sarebbe applicabile persino dalle corti di giustizia dei paesi d'origine delle aziende stesse! Non sono ancora noti i dettagli su quali aziende comprassero dalla fabbrica crollata poche settimane fa e non ci sono prove che GAP o H&M fossero tra queste. Ma molti operai sono morti in altre fabbriche di fornitori di GAP e H&M in Bangladesh e coinvolgere ora queste marche significherebbe fare in modo che altre aziende le seguano.
Le aziende stanno prendendo le loro decisioni a riguardo proprio in queste ore. Facciamo appello agli amministratori delegati di GAP e H&M perché indichino la strada a tutto il settore, firmando il piano sulla sicurezza. Firma la petizione e poi condividi questa email con tutti quelli che puoi; una volta che avremo raggiunto un milione di firme attireremo così tanta attenzione che non potranno non notarci:
Molte volte i membri di Avaaz hanno unito le loro forze per combattere l'avidità delle aziende e sostenere i diritti umani. L'anno scorso abbiamo contribuito a fare in modo che 100 lavoratori indiani tornassero a casa sani e salvi quando un'azienda del Bahrein si era rifiutata di lasciarli andare. Ora prendiamo posizione per fermare la mortale corsa al ribasso nella sicurezza delle fabbriche.

La Tragedia dell'Hotel Rigopiano

Questa la mail ignorata, inviata da Bruno Di Tommaso agli Enti preposti...senza parole!

Il 18 gennaio scorso, dopo le scosse di terremoto superiori a magnitudo 5 e poche ore prima della valanga, l'amministratore unico e direttore dell'hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, ha inviato una mail al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, con una richiesta di intervento urgente. Nella mail si legge che "la situazione è diventata preoccupante" e che "i clienti sono terrorizzati" e sono "disposti a trascorrere la notte in macchina". 

Petizione · Ministro della salute: Una sola firma per salvare molte vite. DONAZIONE DI ORGANI: non più solo un'opzione. · Change.org

Una sola firma per salvare molte vite. DONAZIONE DI ORGANI: non più solo un'opzione

Ciao sono Giulia, una ragazza di 24 anni in lista di attesa per un trapianto cardiaco da quasi un anno. Come me ci sono molte persone che aspettano di essere chiamate e ricevere un organo. La diffusione della pratica della donazione, seppur in aumento negli ultimi anni, risulta comunque non sufficiente rispetto alle effettive necessità. Uno dei fattori che ha positivamente influito sull'aumento delle donazioni è stata la possibilità, in alcuni comuni italiani, di poter dichiarare sul proprio documento di identità la volontà di essere donatori di organi in caso di decesso. Purtroppo, spesso per distrazione, spesso per mancanza di tempo o pigrizia, molte persone, seppur favorevoli, dimenticano di esprimere questa loro scelta, lasciando nelle mani di altri il potere di disporre del proprio corpo in caso di morte sopravvenuta.

Questa petizione si propone quindi di introdurre l'inserimento automatico, nella lista dei possibili donatori, di tutti i cittadini italiani maggiorenni, dando comunque la possibilità a chiunque fosse contrario di manifestare la propria volontà a non essere un donatore di organi. Chiedo quindi il tuo aiuto, perché ogni singola firma potrebbe salvare la vita di qualcuno. Grazie per la tua attenzione, Giulia.

Questa petizione sarà consegnata a: A.I.D.O. Ministra della Salute Beatrice Lorenzin

Francia, assalto a pensionato monaci: esclusa la pista del terrorismo 

Continua la fuga dello sconosciuto che giovedì sera in Francia ha assaltato il centro per anziani religiosi di Montferrier-sur-Lez, uccidendo una donna: secondo il procuratore di Montpellier, Christophe Barret, l'uomo è "molto pericoloso". Per quanto riguarda il movente, invece, "ci orientiamo verso una pista locale, qualcuno che era legato a questa casa di riposo. Non c'è alcun elemento che provi un qualsiasi legame con il terrorismo islamico".

Caro Sig. Trump...

È successo quello che francamente non pensavamo possibile. Il presidente Trump. Aggiungi la tua firma alla lettera aperta qui sotto, rendiamola un manifesto per i prossimi 4 anni -- poi condividiamola ovunque:

Caro sig. Trump,
Quello che sta facendo non ha nulla di "grande".
Noi, da tutto il mondo, rifiutiamo la paura, l'odio, l'intolleranza e il fanatismo delle sue parole.
Rifiutiamo il suo sostegno alla tortura, i suoi appelli all'assassinio di civili, il suo continuo richiamo generico alla violenza.
Rifiutiamo le offese a donne, musulmani, messicani, in pratica a tutti i miliardi di persone che non sono come lei, non parlano come lei, non pregano come lei.
Di fronte alle sue paure, noi scegliamo l'ascolto. Lei fa perdere la speranza nel mondo, noi la coltiviamo. Vedendo la sua ignoranza scegliamo la voglia di capire.
Come cittadini di tutto il mondo, noi siamo uniti contro la sua propaganda di odio e divisione.

Firma anche tu la lettera a Trump Qui'

Petizione · Ministro della salute: Una sola firma per salvare molte vite. DONAZIONE DI ORGANI: non più solo un'opzione. · Change.org

Terremoto: 22mila le persone assistite. Renzi: 'Ce la faremo'

Sono oltre 22mila le persone assistite dal Servizio nazionale della Protezione Civile in seguito alle scosse di terremoto che hanno colpito il territorio dell'Italia centrale il 24 agosto, il 26 ottobre e il 30 ottobre. Lo riferisce il Dipartimento di Protezione civile. In particolare, sono quasi 15.400 le persone assistite nell'ambito del proprio comune: di queste, quasi 14mila in palazzetti, centri polivalenti e strutture allestite ad hoc, oltre 1.400 invece in strutture alberghiere o agriturismi sul territorio. Sono, poi, circa 6.700 le persone accolte presso le strutture alberghiere: seimila di queste sono alloggiate lungo la costa adriatica mentre poco meno di settecento sono quelle alloggiate nelle strutture ricettive individuate in Umbria. Infine, circa duecento persone fra Lazio, Marche e Umbria sono assistite in tenda. 

A Norcia intanto i ragazzi tornano sui banchi di scuola

Sono tornati sui banchi della scuola allestita in un prefabbricato alle porte di Norcia i ragazzi delle superiori che hanno ripreso l'attività scolastica dopo il forte terremoto del 30 ottobre. Lo stesso hanno fatto quelli di secondo grado di Cascia. Nella struttura nursina i ragazzi hanno trovato anche uno zainetto con la scritta "tutti a scuola" e la bandiera italiana stilizzata. All'interno materiale didattico e una copia della Costituzione. I lavori per sistemare al meglio il prefabbricato sono proseguiti fino all'ultimo. Gli studenti hanno quindi potuto trovare le aule in ordine e le lezioni sono riprese dopo il suono di una campanella improvvisata (una trombetta da stadio). Buono il clima, favorito anche dal sole (ma la temperatura di mantiene vicina allo zero). "Sono contenta di tornare a scuola per rivedere i compagni e per cercare di tornare alla normalità" ha detto una delle studentesse. ANSA.IT 2 novembre 2016

E' morto Umberto Veronesi, una vita per la lotta al cancro

Aveva 90 anni. L'oncologo è deceduto nella sua casa milanese circondato dai familiari, la moglie e i figli. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. ANSA.IT 9 nov. 2016

Vincere la partita contro il fumo nelle città italiane #cambiarearia

Il fumo attivo è causa di almeno 25 malattie, 18 tipologie di tumore e, soltanto in Italia, responsabile di 83.000 morti ogni anno. Nonostante ciò, però, adulti e giovani continuano ad accendere sigarette. In Italia i fumatori sono poco più di dieci milioni. In media, quindi, un nostro connazionale su cinque fuma, sebbene da tempo sia scientificamente documentato che la dipendenza dal tabacco rappresenta il primo fattore di rischio per il tumore al polmone (41.000 nuove diagnosi nel 2015) e uno tra i più importanti per le malattie cardiovascolari e respiratorie. Non ci sono più dubbi, dunque, circa la sua nocività.

Per questo motivo ho deciso di lanciare questo appello insieme alla mia Fondazione, che da otto anni porta avanti il progetto No Smoking Be Happy.

Con questo appello chiedo ai Sindaci delle città italiane di assumersi l'impegno di rendere le proprie città sempre più libere dal fumo, attraverso l'estensione delle zone di divieto di fumo; nelle aree verdi, negli stadi, nei parchi gioco per i bambini...

All'indomani delle Elezioni Amministrative ci impegneremo a interpellare direttamente i neo Sindaci per un confronto diretto e costruttivo in questa direzione. Proprio in questa fase, è tempo di cambiare aria.

Brexit, la Gran Bretagna esce dall'Ue. Panico sui mercati

Brexit: il Leave ha vinto il referendum britannico. Crollano la sterlina (ai minimi da 30 anni sul dollaro) e le Borse europee

La Gran Bretagna rompe gli ormeggi e sceglie la Brexit. Una giornata di incognite si è aperta sull'Europa dopo una notte drammatica in cui è stato completamente ribaltato l'opinion poll, che alla chiusura dei seggi del referendum concesso dal premier David Cameron dava il fronte filo-Ue in vantaggio.

Nel giro di poche ore i Leave, sostenitori del divorzio, sono aliti a quasi un milione di voti in più. Il leader storico degli euroscettici dell'Ukip, Nigel Farage, l'unico a sbilanciarsi in una raffica di dichiarazioni durante lo spoglio, canta apertamente vittoria: "Questa è l'alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles".

Londra e la Scozia non sono riuscite a compensare la valanga dell'Inghilterra profonda, ma anche del Galles. Forse un ruolo lo ha giocato anche il maltempo, con l'impatto che la pioggia torrenziale di ieri ha avuto sull'affluenza alle urne nella capitale.

La reazione dei mercati è arrivata immediatamente: sterlina ai minimi storici sul dollaro dopo una discesa a precipizio peggiore di quella del Venerdì Nero del 1992, panico nelle borse di mezzo mondo, futures a -6% a Londra. Terremoti finanziari a parte, e' la stessa Unione Europea a dover affrontare ora un contraccolpo pesantissimo, che le cancellerie occidentali - rimaste tutta la notte con il fiato sospeso - ancora ieri sera speravano di evitare.

fonte: affariitaliani.it

Pakistan: basta delitti d'onore

Saba è una donna pakistana che ha osato sposare l'uomo che amava. Per questo, suo padre le ha sparato in testa e l'ha gettata in un fiume. E poi ha continuato la sua vita come se niente fosse, protetto dalla legge che permette i cosiddetti "delitti d'onore". Ma Saba è sopravvissuta ed è diventata un simbolo di speranza. E tra 3 giorni avremo l'occasione per aiutarla. Perché la sua storia è diventata un documentario che sta commuovendo il mondo e domenica correrà agli Oscar. In difficoltà, il Primo Ministro pakistano ha promesso che fermerà questi crimini e pare che abbia incaricato sua figlia, un'attivista per i diritti umani, di lavorare a una modifica della legge proprio in questi giorni. Ma secondo gli esperti del paese, senza una mobilitazione internazionale proprio in occasione degli Oscar non si riuscirà a superare l'opposizione in Parlamento. Raccogliamo al più presto un milione di firme a sostegno di questa riforma di legge, prima della notte degli Oscar di domenica, per fare in modo che la storia di Saba abbia l'attenzione di tutto il mondo, e poi le consegneremo direttamente al Primo Ministro. Firma ora e condividi con tutti, non perdiamo questa occasione unica.

Yahoo! Esci dal mercato mortale dell'avorio

Il commercio dell'avorio sta portando gli elefanti all'estinzione e Yahoo ci fa affari da capogiro vendendo collanine e gingilli in aste online in Giappone! Abbiamo l'occasione per mettere fine a questo traffico ma dobbiamo agire ora. Google, Amazon e altri grandi siti si rifiutano di vendere l'avorio mentre Yahoo è uno dei pochi grandi negozi online rimasti, ma con la giusta pressione possiamo farli smettere. L'azienda sta perdendo i suoi migliori dipendenti e sta offrendo milioni per convincerli a rimanere. Uno scandalo internazionale può aggravare la crisi e di fronte a questo rischio potrebbero decidere di smettere di lucrare sulla vita degli elefanti. Il mercato dell'avorio uccide 100 elefanti al giorno: è un massacro che loro vivono con orrore perché capiscono benissimo cosa sta accadendo alla loro specie. Raccogliamo un milione di voci in difesa di queste creature meravigliose, e le faremo arrivare a tutti i dipendenti di Yahoo nel mondo così che possano pretendere una svolta dall'interno. Unisciti ora e coinvolgi i tuoi amici su Facebook, Twitter e via email.

Spargi la voce

Cari amici, nel 2015 abbiamo dimostrato di avere la forza per trasformare il mondo, e che quando uniamo le nostre forze riusciamo a dare vita a imprese straordinarie! Mentre i politici dicevano che non si poteva fare nulla, abbiamo aperto i nostri cuori e le nostre case ai rifugiati in tutta Europa; quando ci dicevano che del clima non importava niente a nessuno, abbiamo realizzato la mobilitazione più grande di sempre e spinto i leader mondiali verso un accordo storico per il clima a Parigi. Questo è il momento di sognare in grande e decidere cosa faremo nel 2016. Clicca qui sotto e scegliamo insieme le priorità del nostro movimento con il sondaggio annuale della comunità di Avaaz -- bastano pochi minuti:

PARTECIPA AL SONDAGGIO

L'anno scorso abbiamo fatto questo sondaggio per stabilire i nostri obiettivi e poi... li abbiamo raggiunti! Abbiamo organizzato campagne vincenti per il diritto all'istruzione, le foreste, i diritti delle donne, il clima, i rifugiati e molto altro in tutto il mondo! In Italia abbiamo contribuito a vittorie importanti per le Alpi Apuane, per salvare Venezia dalle grandi navi e contro le trivellazioni petrolifere nei nostri mari. Adesso dobbiamo decidere insieme su cosa dovrà concentrarsi nel 2016 la nostra straordinaria comunità, in modo da trasformare le crisi globali in opportunità, e costruire così il mondo che vogliamo. Partecipa al sondaggio - è cortissimo ma fondamentale! - e aggiungi la tua voce e le tue idee per rendere ancora più forte la nostra comunità:

Con speranza e gratitudine per questa comunità straordinaria: Alice, Emma, Pascal, Melanie, Mike e tutto il team di Avaaz

UNIONE EUROPEA: BASTA MORTI!

La foto del piccolo Aylan senza vita fa davvero male, come troppe altre immagini degli ultimi mesi.

Ma la cosa più disgustosa è che i nostri politici, davanti a questo orrore, si accusano a vicenda invece di agire per salvare vite umane. Ora però, per la prima volta, c'è la speranza di una soluzione concreta.aL'opinione pubblica sta cambiando, ovunque ci sono appelli per accogliere i rifugiati, dal Vaticano a normali cittadini che aprono le loro case. Tutto questo ha spinto la cancelliera tedesca Merkel e il presidente della Commissione europea a proporre un nuovo piano per dare un rifugio a chi scappa da guerra e fame. Italia e Francia sono già d'accordo, ma Regno Unito, Ungheria e altri stati dell'est rischiano di bloccare tutto. L'Europa può guidare il mondo verso una politica umana e globale per i rifugiati, ma dipenderà dalla forza con cui ci faremo sentire. È un momento storico e dobbiamo essere noi a guidare i nostri politici. I ministri europei si incontreranno tra pochi giorni per trovare una politica europea comune: unisciti all'appello per garantire subito un rifugio sicuro a queste famiglie disperate -- lo consegneremo a tutti i ministri prima dell'incontro decisivo.

A tutti i capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea, e al Presidente della Commissione Europea:

Da tutto il mondo, noi vi chiediamo di guidare il Pianeta verso una politica umana e globale sui rifugiati, che sia degna del 21esimo secolo, in grado di salvare vite e proteggere le persone che fuggono da guerra e fame. Vi chiediamo di aumentare subito e in modo consistente il numero dei rifugiati che verranno accolti e ridistribuiti nell'Unione Europea, condividendo la responsabilità tra tutti i Paesi e permettendo alle famiglie di riunirsi, di dare sostegno finanziario e tecnico ai Paesi più vicini alla crisi come la Grecia, e di assicurare che nessuna misura di sicurezza metta a rischio le operazioni di salvataggio né la vita delle persone che stanno cercando un rifugio.

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Speranza per il Nepal

Interi villaggi sono scomparsi inghiottiti dalle frane causate dal terremoto. Migliaia di nepalesi sono morti, forse 10mila, e non si sa quanti sono dispersi. Ci sono centinaia di piccole comunità isolate senza acqua, cibo e riparo. In mezzo a questa devastazione, una incredibile organizzazione locale sta facendo l'impossibile per portare soccorso nelle zone più colpite e isolate. Per gli esperti di aiuti umanitari, Abari è una delle organizzazioni che già prima del terremoto faceva il lavoro più efficace: oggi è diventata la più grande speranza per aiutare il prima possibile questi villaggi. Perché semplicemente sono la sua casa. Noi possiamo dargli la forza per fare la differenza, assieme a tante altre organizzazioni in tutto il Nepal, moltiplicando per 10 i fondi a loro disposizione, e permettendo non solo di soccorrere ma di iniziare già a ricostruire nelle zone che il terremoto ha distrutto e isolato. La ricostruzione sarà lunga e difficile. Ed è per questo che dobbiamo dare fondi e strumenti a chi su quel territorio vivrà e lavorerà per i prossimi anni, anche quando la comunità internazionale, dopo l'emergenza, se ne sarà andata.

Mai più smettere di fumare

Philip Morris, la più grande multinazionle del tabacco, ha avviato una guerra legale contro le norme anti-fumo dell'Uruguay, tra le migliori al mondo, e ha buone possibilità di vincere, se non diamo una mano nel processo. È pazzesco che una multinazionale possa far annullare leggi che proteggono la salute dei cittadini. Per questo vogliamo partecipare al processo a difesa dell'Uruguay,assumendo un team con i più bravi avvocati al mondo per rappresentare gli interessi di noi cittadini.
Ai giudici del tribunale dobbiamo far capire una cosa: non stanno giudicando l'Uruguay, la sentenza avrà effetti in tutto il mondo. Le multinazionali sono già pronte a portare in tribunale altri 4 paesi, e molti altri, inclusa l'Italia hanno leggi anti-fumo che potrebbero presto entrare nel loro mirino.
Per questo dobbiamo agire rapidamente: il caso è già arrivato in tribunale. Firma ora per aggiungere il tuo nome a quello dei cittadini in tutto il mondo che i nostri avvocati rappresenteranno in tribunale:
L'Uruguay ha deciso che l'80% dei pacchetti di sigarette sia ricoperto da avvertenze mediche e immagini esplicite. E grazie a queste norme il consumo si è quasi dimezzato dopo che aveva raggiunto livelli record, con quasi 7 morti al giorno a causa del fumo. Un successo per i cittadini, ma un incubo per Philip Morris che ora sostiene che le etichette con le avvertenze non lascerebbero più spazio per il suo logo.
In realtà tutto fa parte di una strategia globale di Philip Morris che vuole intimidire i paesi che si spingono troppo avanti con le leggi anti-fumo. Ha già avviato un'altra causa milionaria contro l'Australia e se ora vincerà contro l'Uruguay, potrebbe portare in tribunale centinaia di altri paesi, a partire da Francia, Norvegia, Nuova Zelanda e Finlandia che stanno tutte considerando nuove e più severe leggi anti-fumo, fino ad arrivare all'Italia.
Gli esperti purtroppo dicono che Philip Morris ha buone possibilità di vincere poiché questo tribunale internazionale lavora a porte chiuse, e l'anno scorso nei due terzi dei casi le sentenze sono state a favore delle multinazionali. E la sentenza sarà vincolante, nonostante molti dei giudici siano cittadini con forti legami con le aziende e non giuristi imparziali. Solo una forte pressione pubblica globale li può spingere a considerare gli effetti devastanti la loro vittoria di Philip Morris avrebbe nel mondo.
L'Uruguay ha il suo team legale, che si sta concentrando nel difendere i diritti del Paese. Noi possiamo inviare un team e una memoria legale a loro sostegno per dimostrare quanto questa decisione diventerà un precedente per tutti i paesi, inclusa l'Italia, che hanno leggi contro il fumo e partecipano a simili trattati commerciali. Inoltre possiamo far capire che che l'opinione

FIRMA LA PETIZIONE QUI'

Da domani farmaci solo per i ricchi

La visita in India del presidente Obama dei prossimi giorni potrà decidere letteralmente tra la vita o la morte di milioni di poveri non solo in Asia, ma anche Africa e America Latina. Ma dobbiamo agire subito se vogliamo salvare la produzione dei farmaci a basso costo di cui il mondo ha bisogno.

Perché fino ad oggi l'India ha potuto produrre farmaci contro l'HIV, la malaria o il cancro a costi bassissimi, grazie a leggi che per una volta mettono l'interesse della popolazione davanti a quello delle multinazionali farmaceutiche. Che ora vogliono bloccare tutto per poter vendere i loro prodotti a prezzi molto più alti. Addirittura sono riuscite a convincere gli Stati Uniti a minacciare sanzioni economiche se l'India non abolirà queste leggi, e stanno tornando alla carica sfruttando le trattative in corso per nuovi investimenti.
Raccogliamo un milione di firme per difendere l'India, in questi anni la preziosissima farmacia dei poveri di tutto il mondo, e poi facciamo arrivare la notizia sui giornali mondiali proprio durante la visita indiana di Obama. Gli consegneremo le firme insieme alla proposta, scritta da esperti del settore, di un accordo che protegga l'accesso ai farmaci da parte dei più poveri.

Le multinazionali farmaceutiche sostengono che le leggi indiane sui brevetti che permettono di fare prezzi stracciati, impediscono loro di investire in nuovi farmaci. Ma la loro priorità è stata da sempre la ricerca su farmaci su cui possono lucrare, non quelli per i poveri, e impongono prezzi inaccessibili a chi ne ha bisogno: basti pensare che nuovi farmaci contro l'epatite C sono venduti a 1000 dollari a pillola!
Lo scorso ottobre, alla Casa Bianca, il Primo Ministro indiano Modi invitò le multinazionali a fare investimenti per farmaci a prezzi accessibili, e di smettere di usare a trattati ingiusti per guadagnare fino all'ultimo centesimo usando i brevetti. Ma accettò di creare un gruppo di lavoro indo-statunitense sulla proprietà intellettuale, e di pubblicare una bozza di trattato che conteneva concessioni alle aziende farmaceutiche statunitensi.
Obama in questi anni si è battuto in difesa della sua opera di estensione del sistema sanitario negli USA. Allora la nostra ultima occasione è appellarci direttamente a lui prima che parta per l'India, per far sì che spinga Stati Uniti, India e gli altri paesi coinvolti a trovare un accordo che metta la popolazione davanti all'interesse di qualche multinazionale.

Quando un'enorme casa farmaceutica svizzera portò in tribunale il governo indiano per impedire prezzi accessibili ai farmaci antitumorali, 50mila avaaziani in India e in Svizzera si mobilitarono e anche grazie a loro la causa venne respinta. Ma oggi l'accessibilità dei farmaci per tutti e in tutto il mondo corre un rischio ancora più grande: è il momento di farci sentire di nuovo. FIRMA ORA

Questa petizione cambierà la tua vita

Anni fa, lo storico leader dell'ONU Dag Hammarskjöld disse che un progresso vero e duraturo per il mondo sarà possibile solo quando tutti noi "ci incammineremo sulla strada più lunga", quella per cambiare noi stessi. La nostra capacità di cambiare il mondo dipende fortemente dal percorso che ognuno di noi fa per lasciarsi alle spalle paure e demoni personali, e cominciare a credere in sè e negli altri. Questa comunità si è mobilitata centinaia di volte con risultati incredibili. Ora siamo all'inizio di un nuovo anno e questa è la nostra campagna più importante: quella per convincere noi stessi, per "diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo".
La nostra comunità ha scelto 3 propositi, semplici ma potentissimi, e nel corso del 2015 ci daremo una mano nel rispettarli. Quando 500mila di noi avranno accettato questa sfida, chiederemo anche ai leader mondiali di farlo. Durante l'anno poi ci saranno 3 momenti in cui ci ritroveremo tutti insieme per vedere come stiamo andando. Clicca per leggere i propositi e unirti al pezzo di Pianeta che si impegna a seguirli per il 2015: Ognuno di noi ha la sua storia, ma è bello vedere come le nostre paure e le nostre speranze siano incredibilmente simili. Abbiamo suggerito una lista di propositi alla comunità di Avaaz e oltre il 97% ha scelto questi 3 come quelli più importanti su cui impegnarsi!

Il fatto è che i gruppi di cui facciamo parte possono influenzarci, nel bene o nel male. Beh, trovo che Avaaz sia una comunità straordinaria di persone piene di speranza, idealiste ma al tempo stesso molto pratiche, che continuano a firmare petizioni e fare donazioni senza chiedere nulla in cambio. Una comunità che più di una volta mi ha saputo travolgere con la sua saggezza e la sua umanità. Direi che abbiamo un'influenza positiva gli uni sugli altri :)
Al link qui sotto trovi i 3 propositi. Se, dopo averli letti, li condividi, impegnati anche tu a rispettarli, firmando e dando una spinta nuova al tuo 2015: Ogni giorno mi sveglio consapevole e grato di come assieme riusciamo a fare la nostra parte per cambiare il mondo. Trovo semplicemente bellissima l'idea di diventare ognuno per l'altro una ulteriore fonte di ispirazione e sostegno alla nostra crescita personale. E penso che invitare anche i nostri leader a fare lo stesso possa ispirare anche loro ad una maggiore saggezza e considerazione per tutti noi. Non vedo l'ora di vedere cosa verrà fuori da questa bella pazzia! AGISCI

Noi contro l'Ebola

Di recente abbiamo deciso di organizzarci fuori da Internet per combattere il cambiamento climatico. Ora dobbiamo fare esattamente lo stesso per fermare l'Ebola. Il virus sta andando fuori controllo. In Africa Occidentale i casi raddoppiano ogni 2-3 settimane e secondo le ultime stime entro gennaio potremmo arrivare a 1 milione e 400mila persone contagiate. Con queste cifre l'emergenza potrebbe presto diventare mondiale.L'Ebola è stato più volte circoscritto a pochi casi. Ma le dimensioni dell'epidemia attuale hanno mandato nel caos i fragili sistemi sanitari della regione. In Liberia c'è meno di 1 dottore ogni 100mila abitanti. I governi stanno mandando aiuti, quello che manca è proprio il personale medico necessario a fermare l'epidemia. Ed è qui che possiamo fare la differenza. 39 milioni di persone ricevono questa email. Il nostro sondaggio di qualche mese fa mostra che il 6%, 2 milioni di noi, sono dottori o infermieri. E, di dottori, ne basterebbero 120 per *raddoppiare* quelli oggi presenti in Sierra Leone.Servono anche altri volontari: tecnici di laboratorio, logisti, esperti idrici e trasportatori. Partire volontari significa molto più che dedicare il proprio tempo. Significa rischiare. L'Ebola è altamente contagioso. Sono già morti diversi professionisti sanitari per combatterlo. Ma se esiste una comunità pronta a prendersi questo rischio per l'intera umanità, beh, quella comunità siamo noi. Io e altri del team di Avaaz siamo pronti a partire insieme a voi verso il fronte della crisi. Ascoltare il nostro istinto può portare a cose grandiose. Se sei un professionista del settore sanitario o hai altre capacità che possono essere utili, ti chiedo di prenderti un momento, ascoltare quella parte di te di cui sai di poterti fidare, e seguirla. Candidarsi come volontaria o volontario è solo un primo passo. Dovrai conoscere bene l'inglese o il francese. E ti serviranno, e dovrai fornire, molte più informazioni per capire se sei la persona giusta per una delle posizioni disponibili. Dovrai probabilmente discuterne con la tua famiglia, e anche più tardi potrai fare un passo indietro se lo vorrai. Avaaz sta lavorando con Partners in Health, Save the Children e gli International Medical Corps, tre delle principali organizzazioni al lavoro contro questo virus. Siamo anche in contatto con i governi di Liberia, Sierra Leone e Guinea, e con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Esiste un rischio sostanziale, ma ci sono anche metodi sicuri per ridurre questo rischio. L'Ebola è un virus da contatto, quindi prestando estrema attenzione al contatto fisico si può minimizzare il contagio. Fino ad ora sono già morti 94 professionisti sanitari in Liberia ma erano quasi tutti lavoratori locali, che purtroppo sono equipaggiati molto peggio dei volontari internazionali. Con le giuste cure, le possibilità di sopravvivere al virus sono superiori al 50% In molti abbiamo lavori che ci portano a rischiare la vita continuamente: da chi lotta ogni giorno il crimine organizzato, a chi si batte per i diritti degli ultimi, o la sicurezza di noi tutti. Rischiare la vita per gli altri è la risposta più forte che si può dare alla domanda "per cosa vale la pena di vivere?". Prendersi questo rischio per affrontare l'Ebola, significa affermare che quel qualcosa per cui vale la pena vivere siamo tutti noi, ovunque nel mondo: Se Ebola andrà ulteriormente fuori controllo, presto potrebbe essere una minaccia per tutti. Il fatto che un sistema sanitario debole in una piccola nazione possa far crescere questo mostro fino a farlo diventare una minaccia per il mondo intero ci fa capire quanto siamo interconnessi. Ma questa connessione va al di là del mero interesse. Siamo, tutti noi, un'unica comunità di esseri umani. Stanno cadendo tutte le bugie che ci hanno diviso sulle nazioni, la religione, la sessualità, e ci stiamo rendendo conto che siamo un solo popolo, una sola tribù. Che una giovane madre e sua figlia in Liberia temono le stesse cose, e amano le stesse cose, di una giovane madre e sua figlia in Brasile, o in Olanda. E da questa consapevolezza nasce un nuovo mondo. Dallo sconforto più buio si accendono le luci più abbaglianti: dagli abissi dell'incubo Ebola, possiamo scoprire un mondo nuovo fatto di un popolo solo, persone unite dall'amore e dalla voglia di lottare, e di sacrificarsi, le une per le altre.

Israele - Palestina: mettiamo fine all'incubo

L'orrore a Gaza non fa che aumentare, ma questa potrebbe essere la più grande campagna di sempre per segnare la fine dell'incubo, e le aziende stanno già rispondendo: qui sotto trovi l'e-mail, unisciti anche tu - In Israele e Palestina è iniziato un nuovo ciclo di violenze e stanno morendo sempre più bambini: chiedere l'ennesimo cessate il fuoco non basta più, serve un'azione non violenta che metta fine una volta per tutte a questo incubo che dura da decenni. I nostri governi hanno fallito: mentre parlavano di pace e votavano le risoluzioni dell'ONU, loro e le nostre aziende hanno continuato ad appoggiare, commerciare ed investire nel conflitto. Questo è un ciclo infernale di confische dei territori palestinesi, maltrattamenti quotidiani di intere famiglie palestinesi innocenti, razzi sparati da Hamas su Israele e bombardamenti israeliani su Gaza, e l'unico modo per spezzarlo è rendere insostenibili i costi del conflitto. Sappiamo che può funzionare: il governo israeliano ha tremato quando 17 paesi UE hanno approvato le linee guida per sconsigliare di investire negli insediamenti illegali, e quando i cittadini olandesi sono riusciti a convincere il fondo pensionistico PGGM a ritirarsi dagli investimenti nell'occupazione, hanno scatenato una tempesta politica. Forse non sembrerà un metodo diretto per fermare le uccisioni di questi giorni, ma la storia dimostra che far salire il costo dell'oppressione può portare alla pace. Chiediamo a 6 tra le banche, i fondi pensione e le aziende più importanti di ritirare gli investimenti da aziende e progetti che finanziano gli insediamenti illegali e l'occupazione: potrebbero farlo se tutti insieme li metteremo sotto pressione. Sarebbe un duro colpo per l'economia israeliana e potremmo mandare a monte i piani degli estremisti che sfruttano politicamente questo inferno: Nelle ultime sei settimane tre adolescenti israeliani sono stati uccisi in Cisgiordania, un ragazzo palestinese è stato bruciato vivo, un giovane statunitense è stato pestato brutalmente dalla polizia israeliana, e a Gaza sono già morti oltre 100 bambini per i bombardamenti aerei israeliani. Altro che "Conflitto in Medio Oriente", questa ormai è una guerra contro i bambini. E noi stiamo diventando insensibili a questa vergogna. I media presentano la vicenda come un conflitto irrisolvibile tra due parti uguali, ma non lo è. Gli attacchi degli estremisti palestinesi contro civili innocenti non sono mai giustificati e l'antisemitismo di Hamas è disgustoso. Ma questi estremisti rivendicano legittimazione dal combattere l'oppressione grottesca portata avanti da decenni da Israele. Al momento Israele occupa, colonizza, bombarda e attacca una nazione legalmente libera, riconosciuta dalle Nazioni Unite, e ne controlla l'acqua, il commercio e i confini: ha creato la prigione all'aperto più grande del mondo e poi l'ha isolata. Ora, mentre cadono le bombe, le famiglie non hanno letteralmente alcuna via di fuga. Sono crimini di guerra che non accetteremmo da nessun'altra parte: perché accettarli in Palestina? Mezzo secolo fa Israele ed i suoi vicini arabi sono entrati in guerra e Israele ha occupato la Cisgiordania e Gaza. Spesso ai conflitti seguono delle occupazioni, ma nessuna occupazione militare dovrebbe diventare una tirannia lunga decenni che incoraggia e avvantaggia solo gli estremisti che usano il terrore per colpire i civili. E chi soffre? La maggior parte delle famiglie da entrambe le parti che vogliono solo libertà e pace. Per molte persone, in Europa e in Nord America, chiedere alle compagnie di non finanziare o prendere parte all'occupazione israeliana della Palestina sembra una posizione di parte. Ma questa campagna non è anti-Israele: questa è la strategia non-violenta più efficace per fermare questa violenza ciclica, assicurare la sicurezza di Israele e ottenere la libertà per la Palestina. Anche Hamas merita di essere sotto pressione, ma subisce già sanzioni opprimenti ed è posta di fronte a pressioni di ogni tipo. Il potere e la ricchezza di Israele schiacciano la Palestina: se rifiuterà di porre fine all'occupazione illegale, il mondo deve attivarsi per renderne il costo insostenibile. Il fondo pensione olandese ABP investe in banche israeliane che contribuiscono a finanziare le colonie in Palestina. Colossi bancari come Barclays investono nei fornitori di armi per Israele e in altre attività legate all'occupazione. Il gigante dell'informatica Hewlett-Packard costruisce sofisticati sistemi di sorveglianza per controllare i movimenti dei palestinesi. Caterpillar invece vende i bulldozer che sono usati per demolire le case e le fattorie dei palestinesi. Se riusciamo ad organizzare il più grande appello globale per chiedere a queste società di tirarsi fuori dal business dell'occupazione, dimostreremo che il mondo non vuole più essere complice di questo bagno di sangue. Il popolo palestinese chiede al mondo di sostenere questa soluzione, appoggiata anche dagli israeliani progressisti. Uniamoci a loro:

Il genocidio che possiamo evitare

Donne e bambini trascinati a forza fuori da scuole e ospedali e uccisi per le strade, mentre le stazioni radio sono invase de propaganda violentissima: ma non è il Ruanda di 20 anni fa, sta succedendo proprio ora in Sud Sudan, e c'è un modo in cui possiamo fare la nostra parte per fermare questo orrore.
La responsabilità è in gran parte di due uomini: il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar. In un'assurda battaglia per il potere, stanno alimentando la tensione tra gruppi etnici che per decenni hanno convissuto pacificamente. Ma hanno enormi patrimoni e molti familiari all'estero, e toccando i soldi possiamo fargli male, dando un contributo cruciale a fermare un nuovo genocidio.
Mentre i negoziati di pace sono in lenta ripresa, Stati Uniti e Francia hanno chiesto all'ONU di imporre delle sanzioni e di inviare una forza di pace per proteggere i civili. Nonostante la Russia potrebbe cercare di impedirlo, anche la Cina non vuole permettere che scoppi il caos in questa nazione ricca di petrolio e questo vuol dire che possiamo farcela, se agiamo subito. Inondiamo i leader che proprio ora stanno prendendo una decisione con un milione di richieste per sanzioni e per la protezione della popolazione del Sud Sudan:
E' sconvolgente e inaccettabile. Più di un milione di persone, su un totale di 11 milioni in Sud Sudan, hanno dovuto abbandonare le loro case, decine di migliaia sono morte, e nel Paese sta scoppiando la carestia. Eppure per mesi enormi delegazioni delle due fazioni se ne sono state in alberghi di lusso nella vicina Etiopia facendo poco o nulla per negoziare la pace.
Possiamo fermare questa follia. Le sanzioni, tra cui il congelamento dei beni e il divieto di lasciare il paese, colpiranno direttamente Kiir e Machar, che perderanno i loro enormi patrimoni e non potranno più ricongiungersi ai familiari all'estero. Anche se perdessimo nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sanzioni unilaterali da parte dei Paesi chiave avranno comunque conseguenze enormi.
Inoltre è fondamentale sostenere l'idea di una forza che protegga i civili. L'ONU ha aperto le sue basi a 85mila rifugiati in fuga dai massacri, una cosa mai avvenuta prima. Ma ci sono meno di 9mila caschi blu a protezione di un territorio grande come la Francia. Una base è già stata attaccata, mentre il governo minaccia di espellere del tutto le Nazioni Unite dal Paese. Serve urgentemente una missione ONU più grande e più forte.
Tre anni fa non siamo riusciti a fermare la violenza in Siria, ma questo conflitto è solo all'inizio e può ancora essere bloccato. Non falliamo con il Sud Sudan, non possiamo permetterlo. Firma ora e condividi con tutti:
Il Sud Sudan è il Paese più giovane al mondo, nato dopo decenni di lotta di resistenza contro il violento regime del Sudan. Ma come succede anche in Paesi con molta più storia, c'è un'enorme distanza tra chi ha il potere e i cittadini. Una distanza tragica, perchè, anche se per molti il presidente Kiir aveva buone intenzioni, lui e Machar sembrano ormai posseduti da una escalation di rabbia, paura e sete di potere. Per questo dobbiamo stare dalla parte della popolazione, aiutarli a riprendere il controllo dei loro Paese e la pace per cui hanno lottato così a lungo.

La tratta degli schiavi nel Sinai

Incinta di 9 mesi e incatenata, Haben* è stata picchiata senza pietà dai suoi torturatori che pretendevano un riscatto di 35mila dollari da suo marito. Ha partorito con delle manette ai polsi, rinchiusa insieme ad altri prigionieri terrorizzati, e tutto quello che c'era per tagliare il cordone ombelicale erano dei pezzi di metallo arrugginiti. E' inconcepibile che una cosa del genere stia succedendo davvero nel 2014!
Sorprendentemente, Haben è sopravvissuta. Ma lei non è che una sola delle migliaia di persone che dall'Africa Orientale vengono rapite da organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani, per poi essere torturate nel Sinai egiziano fino a che le loro famiglie, disperate, non riescono a pagare riscatti esorbitanti per la loro libertà. Se riusciremo a far vedere ai leader Egiziani che questo assurdo segreto è ormai di dominio pubblico e che sta danneggiando l'immagine turistica del Sinai come "Riviera del Mar Rosso", potremo costringerli a colpire queste organizzazioni e liberare le persone rapite.
Ogni minuto che questi uomini, donne e bambini passano in prigionia, è un minuto di troppo. Firma subito questa petizione urgente e inoltrala a tutti quelli che conosci. Non appena raggiungeremo il milione di firme, Avaaz scatenerà un enorme attacco mediatico per spingere l'Egitto ad agire.
*Haben è uno pseudonimo, ma la sua storia è vera.

Fermiamo la caccia ai delfini nei mari del Perù

Ho appena visto un filmato scioccante girato in Perù in cui si mostra come i pescatori stiano massacrando circa 15mila delfini ogni anno per usarli come esche per catturare squali in pericolo d'estinzione. Questa storia assurda mi ha fatto stare malissimo e ora sto lottando per mettere fine a questo incubo. Ti unisci a me?
Il governo del Perù si sta svegliando ora, ma non sta facendo abbastanza. La caccia ai delfini è già illegale e punibile con diversi anni di prigione, ma le autorità si girano dall'altra parte per non vedere, lasciando massacrare migliaia di delfini e squali. Quello che però importa, e molto, al governo è la reputazione del Perù nel mondo, specialmente per il turismo e se riusciremo a metterli sotto pressione con una campagna globale e di massa, sono sicura che cominceranno a fare veramente qualcosa per mettere fine al massacro.
Non appena avremo raccolto un milione di firme da tutto il mondo rivolte al governo del Perù, Avaaz comprerà delle pagine a pagamento su riviste turistiche dei paesi da cui provengono il maggior numero dei turisti e il governo non potrà più ignorarci! Aiutami a fermare questa brutale mattanza firmando ora.
Questa petizione è stata lanciata da Zoe Massey sul sito delle Petizioni della Comunità di Avaaz.

ULTERIORI INFORMAZIONI:
In mare con i pescatori di frodo: la mattanza di delfini e squali in Perù (La Repubblica)

Strage di delfini esche per squali (Italia Oggi)

11enne alla polizia: lo stupro è un crimine

Kaia* aveva unici anni quando è stata assaltata e violenata mentre andava a scuola. Una insegnante l'ha portata in ospedale, ma poi ha dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo per poter sporgere denuncia.
La reazione di Kaia è stata incredibilmente coraggiosa. Ha denunciato la polizia per non aver fatto nulla per proteggerla. Ma la cosa ancora più incredibile è quello che è accaduto subito dopo.
In Kenya dove vive Kaia, una donna o una ragazza vengono stuprate ogni 30 minuti. La polizia di norma chiude gli occhi, isolando ulteriormente le giovani sopravvissute e rinforzando l'idea che lo stupro è accettato.
Kaia e altri dieci altri giovani sopravvissute hanno messo in discussione tutto ciò. Nel giorno del processo, ignorando le minacce alla loro salute e il blocco da parte della sicurezza hanno marciato dalle loro case fino alla corte, intonando "Haki yangu" - che in Kiswahili "Voglio i miei diritti." Dopo di tutto ciò il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze avevano vinto!
Le incredibili sostenitrici e avvocati per i diritti umani che avevano lavorato con Kaia sono pronte a portare processi simili contro le forze di polizia in tutta l'Africa e oltre, ma hanno bisogno di fondi per farlo. Non processeremo le promesse di donazioni finché raggiungeremo il nostro obiettivo, ma se solo 30mila di noi faranno una piccola promessa di donazione ora, potremo replicare questa vittoria svolta in altri paesi, ricordando alla polizia che lo stupro è un crimine, e facendo incredibili passi avanti contro la guerra globale contro le donne.

Rendiamo globale la vittoria di Kaia
* Kaia è uno pseudonimo, ma la sua storia è reale. Quella in questa pagina non è la sua foto.

AIUTIAMO LE FILIPPINE

Care amiche e cari amici,

L'orrore di quanto successo nelle Filippine è inimmaginabile. Diecimila persone spazzate via da un muro d'acqua di quasi 8 metri mosso da venti che andavano a 300 km all'ora. Una città di 200mila persone distrutta come se fosse stata colpita da una bomba atomica. Si tratta della peggior tempesta mai registrata - e sarà solo l'inizio, se non facciamo qualcosa.
Proprio in questi giorni le maggiori potenze mondiali sono riunite in una conferenza sul clima, discutendo su cosa fare dei miliardi che hanno promesso per proteggere chi, nel mondo, è più esposto ai disastri causati dal cambiamento climatico. Yeb Sano, il rappresentante delle Filippine, ha rivolto un discorso straziante all'assemblea, annunciando uno sciopero della fame che durerà fino a quando non ci sarà un vero accordo per aiutare la sua famiglia, i suoi concittadini e tutte le nazioni più vulnerabili di fronte a tempeste come questa.
Yeb è da solo nella sua protesta, solo di fronte a freddi burocrati che non stanno muovendo un dito per affrontare questa situazione drammatica. Ma abbiamo la possibilità di far cambiare radicalmente la situazione grazie alla forza dei 29 milioni di membri della nostra comunità, obbligando i Paesi più ricchi e che più inquinano a pagare quanto promesso. Clicca qui sotto per fare in modo che tutto questo avvenga:
Yeb Sano è il negoziatore filippino alla conferenza ONU sul clima, in corso a Varsavia. Dopo la tempesta ha cercato di rintracciare suo fratello per ore. Alla fine è riuscito a contattarlo: stava aiutando a spostare i corpi delle vittime così che le unità di soccorso potessero iniziare a rimuovere le macerie. Dopo aver parlato con lui, ha rivolto ai delegati di tutto il mondo un discorso di rara forza e determinazione:
"Parlo a nome della mia delegazione. Ma parlo soprattutto a nome delle innumerevoli persone che non avranno più la possibilità di far sentire la loro voce, decedute a causa della tempesta. Parlo a nome di chi è rimasto orfano. Parlo per chi sta correndo contro il tempo per salvare i sopravvissuti e alleviare le sofferenze di chi è stato colpito dal disastro. Possiamo agire, ora, con determinazione, per cercare di evitare un futuro in cui queste calamità diventino la normalità... Quello che sta affrontando il mio Paese a causa di un evento climatico estremo è pura follia. La crisi climatica è follia. Possiamo fermarla. Partendo da qui, da Varsavia."
Dobbiamo pensare in grande, a differenza dei nostri leader. Lo dobbiamo alle vittime di Haiyan e di tutte le tempeste che ancora verranno.. Il cambiamento climatico le ha uccise. Ed è quindi il cambiamento climatico ciò che dobbiamo fermare. Serve un impegno maggiore per finanziare gli sforzi per contrastarlo, impegno fondamentale all'interno degli accordi mondiali di cui abbiamo un disperato bisogno per salvare il mondo. Le nazioni più ricche hanno già promesso i miliardi a questo fine! Eppure, finora praticamente niente di quanto promesso è stato mantenuto. Ma ora si può e si deve cambiare, e la tragedia delle Filippine, capitata proprio nei giorni della conferenza sul clima, può mettere in moto il cambiamento.
Clicca qui sotto per sostenere Yeb e il suo Paese, per stare dalla parte di tutti quelli che sono stati e potranno essere vittime dei disastri causati dal cambiamento climatico:
Yeb ha concluso il suo discorso impegnandosi formalmente di fronte al mondo intero: "In segno di solidarietà con i miei concittadini che lottano per procurarsi del cibo e con mio fratello che non mangia da tre giorni, con tutto il rispetto signor Presidente, e senza voler mancare di rispetto alla sua generosa ospitalità, inizierò ora un'astinenza volontaria dal cibo per il clima. Questo significa che non mangerò, di mia volontà, nel contesto di questa Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici fino che un risultato significativo non verrà raggiunto." Tutta unita, la nostra comunità può farsi carico di questa sfida e ridare speranza a Yeb, alla sua famiglia e a intere generazioni dei cittadini più vulnerabili di questo mondo.

DAL MONDO AVAAZ, ECCO TUTTO QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO

Vogliono mettersi al di sopra della legge chi fermarà il prossimo genocidio?

Tra soli due giorni i leader di tutta l'Africa potrebbero fare a pezzi una delle più importanti istituzioni internazionali, rendendo il mondo un luogo molto più pericoloso.
La Corte Penale Internazionale è il primo e solo tribunale a livello globale a giudicare crimini contro l'umanità. Ma i capi di stati come Sudan e Kenya, colpevoli di spargere terrore nei loro stessi paesi, stanno cercando di convincere l'Africa a lasciare questo tribunale internazionale, e avere così la libertà di uccidere, stuprare, e istigare odio senza poi doverne subire conseguenze.
Sono sicuro che assieme possiamo impedire che questo succeda. E lo possiamo fare lanciando un appello alle voci più ragionevoli&! nbsp;nell'Unione Africana - Nigeria e Sud Africa - affinché si facciano sentire e facciano in modo che si assicuri giustizia ai perseguitati tramite la Corte Penale Internazionale. Unisciti a me aggiungendo ora il tuo nome alla petizione e poi condividila con tutti: non appena raggiungeremo 1 milione di persone, consegneremo la nostra petizione nel bel mezzo della sala conferenze dove si stanno riunendo i leader dell'Unione Africana ad Addis Abeba: Nei miei anni di lavoro, viaggi, vita vissuta, la lotta per la giustizia è stata lunga e difficile. Ho visto davvero il peggio in Darfur e Rwanda, ma anche il meglio nella riconciliazione in Sud Africa. Durante questo viaggio, ho visto grandi passi in avanti per p! roteggere i deboli dai forti. La Corte Penale Internazionale è uno dei nostri fari di speranza. Questa minaccia alla Corte Penale Internazionale è iniziata precisamente perché quel tribunale stava facendo il suo lavoro. Ha accusato il vice-presidente del Kenya di aver ucciso uomini che manifestavano contro di lui durante le elezioni e il presidente del Sudan per aver ucciso donne e bambini in Darfur. Ora il Kenya e il Sudan stanno facendo pressione sul resto dell'Africa affinché si abbandoni questo tribunale distruggendo le sue possibilità di successo.
Ma in Darfur, Congo, Costa d'Avorio e Kenya la Corte Penale Internazionale ha giocato un ruolo chiave nel portare speranza a tutti quelli che erano stati terrorizzati da eserciti, milizie e folli che facevano stragi di innocenti. E' stata una luce che illuminato il buio e non ! possiamo permettere che la spengano. Il principale argomento di alcuni di questi leader con la coscienza sporca è che la Corte Penale Internazionale è un tribunale dell'inquisizione occidentale visto che molte delle indagini sono avvenute in Africa. Ma non potrebbero avere più torto. Si tratta di una istituzione creata tra gli altri da 20 paesi africani, 5 dei 18 giudici della corte sono africani e addirittura il capo dell'accusa è africano.
Questo fine settimana sarà il giorno del giudizio. I leader africani decideranno di stare dalla parte della giustizia o dell'ingiustizia? Con i sopravvissuti e le vittime cadute delle guerra o con i tiranni e gli oppressori? E' il momento di fare una scelta. Unisciti a noi nel chiedere ai leader africani di stare dalla parte della giustizia e sostenere la Corte Penale Internazionale:Ho visto alcuni dei più luminosi momenti nella storia dell'umanità, in cui abbiamo portato speranza davvero a moltissime persone. Questa è una possibilità unica di farlo di nuovo, assieme.
Con speranza e profonda stima per questa comunità,
Desmond Tutu

IL PIU' FOLLE SPRECO DI DANARO PUBBLICO DI SEMPRE

Tra 3 giorni il parlamento rischia di dare il via libera a uno dei più folli sprechi di denaro pubblico di sempre: 13 miliardi di euro per dei caccia americani che non ci servono a niente. Firma ora questa petizione urgente ai politici chiave e condividila con tutti per fare in modo che abbastanza parlamentari votino per fermare questa spesa assurda! Il voto finale del Senato è tra 3 giorni: firma ora questa petizione urgente a parlamentari e politici chiave come Renzi ed Epifani e condividila con tutti. Se arriveremo a 100.000 firme Avaaz porterà le nostre voci dentro al Senato tramite parlamentari chiave proprio prima del voto: Molti politici italiani hanno detto di essere contrari allo spreco di denaro pubblico per questi bombardieri, inclusi Renzi, Bersani, D'Alema, Monti e perfino Berlusconi! E gli esperti militari ci dicono che questi aerei hanno enormi problemi tecnici e non sarebbero di alcun beneficio al nostro esercito. La Difesa è talmente in difficoltà che ora sta provando a sostenere che il parlamento non può decidere come spendere questi 13 miliardi di denaro pubblico!
Sotto una simile pressione pubblica, alcuni governi tra cui quelli di Canada, Danimarca e Turchia stanno ritrattando gli investimenti negli F-35 e anche in italia il Ministro della Difesa sta cominciando ad accusare: per la prima volta la scorsa settimana ha ammesso che il governo potrebbe considerare un taglio del numero di F-35 che l'Italia comprerà. Se faremo salire ancora la pressione in queste ore potremo mettere fine a questo enorme spreco di denaro pubblico una volta per tutte.
Mancano solo 3 giorni al voto in Senato. Alcuni giorni fa la Camera ha votato una decisione ambigua per evitare l'indignazione pubblica, limitando il governo solo in "ulteriori" spese. I politici continuano a votare come se non fossimo in grado di comprendere i loro giochetti: mostriamo loro che un tale inganno al Senato danneggerebbe la loro reputazione e convinciamo abbastanza parlamentari del PD che è il momento di onorare la loro parola.

30 mesi per salvare il pianeta

La scienziata Julienne Stroeve ha studiato il ghiaccio dell'Artico per decenni. Ogni estate si sposta verso nord per misurare lo scioglimento dei ghiacci. Sa che il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento, ma durante il suo ultimo viaggio non poteva credere ai suoi occhi. Enormi aree del ghiaccio Artico erano scomparse, andando oltre le nostre peggiori aspettative.
Gli scienziati ci avevano avvertito che sarebbe successo. Man mano che la terra si surriscalda, si giunge a "punti di non ritorno" che accelerano il riscaldamento fino a portarlo fuori controllo. Il surriscaldamento genera lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico, distruggendo il gigantesco "specchio" bianco che riflette il riscaldamento verso spazio, causando un enorme surriscaldamento dell'oceano e facendo scogliere ancora più ghiaccio, e così via. Fino a portare la situazione fuori controllo. Già quest'anno si sono verificati eventi climatici senza precedenti comprese bufere e temperature fuori controllo.
Ma, se agiamo uniti e in fretta, POSSIAMO fermare tutto questo. Una volta usciti dall'incubo dell'estinzione, potremo davvero lavovare per un futuro migliore per i nostri figli e nipoti: un futuro pulito, verde, in armonia con il pianeta che ci ha dato la vita.
Tra 30 mesi ci sarà la Conferenza di Parigi, l'incontro che gli stessi leader mondiali hanno deciso stabilirà le sorti delle nostre battaglie contro il cambiamento climatico. Potrebbe sembrarvi ancora lontana, ma non lo è. Abbiamo 30 mesi per scegliere i leader giusti, portarli all'incontro, dar loro un piano e poi fare in modo che mantengano le promesse. Siamo noi contro le compagnie petrolifere e il fatalismo. Possiamo vincere, dobbiamo vincere, ma dobbiamo iniziare da subito, con delle promesse di donazione di solo 1€ a settimana fino al vertice: addebiteremo le donazioni solo se raggiungeremo il nostro obiettivo. Per il mondo che tutti noi sogniamo, facciamo in modo che accada:
Quando si tratta di cambiamento climatico il fatalismo non è solo inutile, è anche incompetente. E' già tardi, ma abbiamo ancora il potere di fermare questa catastrofe, se riusciremo a convertire le nostre economie fondate su petrolio e carbone verso fonti di energia alternative. Un'obiettivo che porterà l'umanità a collaborare come mai prima d'ora e ci permetterà di creare il futuro per cui fin dall'inizio è nata Avaaz.
Per affrontare questa sfida c'è bisogno di passione, speranza e di tutte le nostre capacità. Ecco il piano:

  • 1. Diventare politici - eleggere Leader del Clima: nei prossimi 30 mesi, in 5 importanti paesi ci saranno elezioni. Assicuriamoci di far vincere le persone giuste, e di farle vincere con il giusto mandato. Avaaz è tra le poche organizzazioni di pressione a livello globale a poter essere politica. E visto che questa battaglia può essere vinta o persa solo su un piano politico, a un certo punto potrebbe essere uno scontro tra noi e le compagnie petrolifere a stabilire a chi i nostri leader daranno ascolto.
    2. Rendiamo Hollande un eroe: il presidente francese Francois Hollande presiederà il vertice, una posizione importantissima. Dobbiamo tentare ogni strategia e ogni canale (la sua famiglia, gli amici, il suo elettorato, i suoi consiglieri politici) per farlo diventare l'eroe di cui abbiamo bisogno per rendere la conferenza un successo.
    3. Facciamo fare un salto di qualità alla mobilitazione: la portata di questa crisi è tale che abbiamo bisogno di andare al di là di una normale campagna. E' tempo di entrare in azione in modo potente, diretto e non violento, di colpire l'immaginazione, far emergere l'urgenza morale e spingere le persone ad agire. Pensate a Occupy.
    4. Via gli elementi di disturbo: miliardari come i fratelli Koch e le loro compagnie petrolifere sono i maggiori elementi di disturbo in tema di cambiamento climatico. Finanziano sedicenti scienziati per confonderci e spendono milioni in campagne di comunicazione fuorvianti, mentre comprano politici all'ingrosso. Con il giornalismo investigativo e oltre, abbiamo bisogno di far conoscere e reagire alle loro orribili e irresponsabili azioni.
    5. Definiamo gli accordi: persino di fronte a una catastrofe di proporzioni planetarie, 195 governi in una stanza possono rivelarsi semplicemente degli incompetenti. Abbiamo bisogno di investire nei migliori consulenti politici per sviluppare strategie vincenti e compromessi ben studiati in modo che, quando avrà luogo la conferenza, buona parte dei leader sarà già dalla nostra parte e nessuno potrà dire che non esiste una soluzione reale. Per potercela mettere tutta, abbiamo bisogno di decine di migliaia di promesse di donazione. Non importa tanto la cifra quanto la scelta di sperare e di agire:

Durante l'ultima conferenza sul clima a Copenaghen, nel 2009, abbiamo giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni "verdi" di Germania e Giappone, nel cambiamento delle politiche del Brasile e nel raggiungimento di un importante accordo sul finanziamento, da parte dei paesi sviluppati, di 100 miliardi di dollari all'anno ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Allora, i membri di Avaaz erano 3 milioni. Dopo Copenaghen, abbiamo capito che dovevamo essere molti di più per affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ora siamo in 22 milioni e cresciamo al ritmo di un milione al mese.
Il cambiamento climatico è il problema più grave a livello globale e per questo richiede la cooperazione di tutti i governi del mondo. Con milioni di membri uniti da uno stesso ideale e provenienti da tutti i paesi del mondo, Avaaz rappresenta la migliore soluzione per un'azione collettiva, con milioni di noi uniti da una visione che unisce ogni paese del pianeta. E' la nostra occasione per costruire un mondo la cui bellezza raggiunge quella di quello che immaginiamo e vorremmo per i nostri figli. Diamoci da fare.
Con speranza e riconoscenza per questa straordinaria comunità,
Ricken e tutto il team di Avaaz.