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tutto quello che i media non dicono

Bose chiude negozi in Europa: 'Vendiamo online'

Coinvolti 119 punti vendita, anche in Nord America, Australia e Giappone

La statunitense Bose, tra i più noti produttori di apparecchiature audio, chiuderà tutti e 119 i negozi che possiede in Europa, Nord America, Australia e Giappone. Lo ha comunicato l'azienda in una nota, motivando la decisione con il fatto che i suoi prodotti "sono sempre più acquistati attraverso l'e-commerce". Il numero dei licenziamenti non è noto. "Dato il forte passaggio allo shopping online in mercati specifici, Bose prevede di chiudere i restanti 119 negozi al dettaglio in Nord America, Europa, Giappone e Australia nei prossimi mesi", si legge nella nota, in cui si spiega che resteranno aperti gli altri 130 negozi in Cina e negli Emirati Arabi Uniti, più quelli in India, Sudest asiatico e Corea del Sud. In merito ai posti di lavoro, Bose precisa che i lavoratori coinvolti riceveranno assistenza per il ricollocamento, oltre alla liquidazione. "Ulteriori dettagli, incluso il numero di dipendenti interessati, rimarranno privati", conclude l'azienda.

Ecco il telefono con schermo estraibile

Online le immagini di un prototipo di Tcl che si fa tablet

Dopo gli smartphone pieghevoli, arriva lo smartphone con schermo estraibile. L'idea è di Tcl, azienda cinese nota anche per avere in licenza i marchi Alcatel e BlackBerry. La società avrebbe sviluppato uno smartphone che riesce a farsi tablet - raddoppiando le proprie dimensioni - non aprendosi in due come il Galaxy Fold di Samsung e il Mate X di Huawei, ma estendendosi attraverso una sorta di meccanismo scorrevole. L'indiscrezione arriva da sito Cnet, che pubblica le immagini in esclusiva. Secondo il sito americano, Tcl avrebbe dovuto mostrare un prototipo del dispositivo tra pochi giorni al Mobile World Congress, la fiera hi-tech di Barcellona che però è stata cancellata a causa dei rischi legati al coronavirus. Le immagini lasciano intuire che la parte aggiuntiva dello schermo esca fuori dallo smartphone come una sorta di porta scorrevole, o un tavolo allungabile, andando a raddoppiare le dimensioni del dispositivo. Mancano al momento altre informazioni sullo smartphone, che tuttavia è un concept phone, quindi presumibilmente non vicino a un lancio commerciale.

Doppio annuncio dalla Cina: "Trovati due farmaci efficaci contro il virus". Ma sono due cocktail diversi

UN TEAM di ricercatori cinesi guidati dalla scienziata Li Lanjuan della Zhejiang University ha individuato due medicinali efficaci contro il nuovo coronavirus. Lo riferisce l'emittente cinese Cgtn, secondo cui i test preliminari hanno mostrato che Abidol e Darunavir possono effettivamente inibire il virus negli esperimenti con cellule in vitro.Secondo l'epidemiologa, il Kelizhi, un medicinale anti-Hiv al momento usato contro il coronavirus, non è molto efficace e ha effetti collaterali. Da qui, la raccomandazione a inserire i due nuovi medicinali nel programma della Commissione nazionale sanitaria per il trattamento della polmonite da nuovo coronavirus.Ma ci sarebbero altri due farmaci individuati per combattere il virus 2019-n-CoV. Sul suo sito il Wuhan Institute of Virology, che fa capo all'Accademia Cinese delle Scienze, ha comunicato di aver scoperto che due farmaci, il Remdesivir e la clorochina, hanno effetti inibitori sul nuovo coronavirus. "I i risultati sono stati consegnati alle autorità pertinenti a livello nazionale e richiedono verifiche cliniche", si legge nel comunicato citato dal tabloid Global Times. La clorochina è una farmaco utilizzato contro la malaria, già disponibile sul mercato interno cinese, mentre il Remdesivir GS-5734, prodotto dall'azienda Usa Gilead - che ha già firmato un accordo con il China-Japan Friendship Hospital di Pechino per testare il farmaco - è in fase avanzata di ricerca clinica per la cura dell'Ebola in Congo. L'istituto di Wuhan ha fatto domanda per brevettare la scoperta anche in altri Paesi o regioni in base al trattato di cooperazione in materia di brevetti, e nella nota chiede alle industrie straniere di non mettere in atto i diritti legittimi sui brevetti per aiutare la Cina nella battaglia contro l'epidemia.

Italia per una soluzione pacifica

Il recente intervento militare USA contro il generale iraniano Qassem Soleimani potrebbe avere delle ripercussioni sull'Italia visto la nostra posizione strategica e presenza delle basi Nato in Italia a Vicenza e a Sigonella in Sicilia.

L'operazione eseguita dall'esercito americano, senza nessun accordo della comunità internazionale o dell'alleanza Atlantica, potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza nazionale italiana. Le basi militari statunitensi, presenti sul nostro territorio, potrebbero facilmente rivelarsi degli obiettivi per eventuali risposte militari da parte dell'Iran o da parte di forze filo iraniane o di attacchi terroristici. Vogliamo permettere che Sigonella e le altre basi Nato diventino gli obiettivi di una guerra?

Vogliamo far apparire al mondo un'Italia che appoggia Trump nella sua sete di petrolio cieca di fronte all'inquinamento sempre più devastante? O vogliamo portare il nostro apporto per un futuro di pace?

Chiediamo al governo italiano di negare l'uso delle basi militari in Italia per le operazioni che gli USA stanno conducente in medio oriente. Chiediamo al nostro governo di prendere una posizione chiara e trasparente! Fulvio Radivo ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Giuseppe Conte (Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana)

Federico Fellini, 100 anni di un genio nostalgico

Ritratto appassionato di Moscati, che racconta vita e talento

ITALO MOSCATI, FEDERICO FELLINI CENT'ANNI: FILM, AMORI, MARMI. Visionario, narciso, malinconico, ambiguo, avido di vita vera e di corpi. In tanti modi viene definito Federico Fellini, con quel suo genio sempre pronto a nutrirsi di emozioni e di giochi, mai stanco di partorire idee, storie, suggestioni, immagini, caratteri. Ma c'è una cosa che forse lo ha caratterizzato di più e per tutta la sua esistenza - da quando, ragazzino cresciuto a Rimini tra mare e cinema, spiava le donne prosperose, fino al momento in cui, da adulto, conquistò Roma e la fama eterna con i suoi film - ed è l'attaccamento viscerale alle sue creature, reali e immaginarie, tutte presenti sullo schermo, nei suoi lavori e dentro di lui: lo spiega bene Italo Moscati, autore per Castelvecchi del saggio "Federico Fellini cent'anni: film, amori, marmi", uscito in occasione del centenario della nascita del grande regista, nato il 20 gennaio 1920. "Senza forse, basandosi sulle sue parole, si può arrivare a dire che Fellini diventò regista per corteggiare e possedere i volti, le facce; e naturalmente i corpi. Li ha così amati da non volerli abbandonare e da affidare loro il compito di essere i suoi testimoni", scrive l'autore, che in questo libro permette al lettore di immergersi letteralmente in tutto il mondo felliniano, dai sogni ai film alla vita vissuta intensamente fino alla fine. E' un racconto coinvolgente, intimo e al tempo stesso di ampio respiro, nel quale Moscati svela i tanti volti di Fellini, e ne narra il talento inesausto e multiforme, mentre appare sullo sfondo anche il ritratto dell'Italia: in tanti, brevi capitoli, ecco la famiglia, la vita di provincia nella sua Rimini e la scoperta entusiasmante di Roma, città dove rendere concrete le fantasie che affollavano la sua mente. E poi l'ambiente del cinema e i grandi personaggi, da De Sica a Zavattini, i produttori e i politici, Cinecittà che diventa una seconda casa (e poi, dopo la morte di Fellini, un luogo dove celebrarlo in eterno). Seguendo passo passo i film - da La Dolce Vita a Otto e 1/2, da Amarcord ai Vitelloni, e tutti gli altri - il libro mostra come tutto nel percorso felliniano a cavallo del '900 sembri una giostra, o una festa, anche se non sempre allegra, in un turbinio di progetti, volti, personaggi che vedono al centro il regista e la sua inesauribile voglia di fare e soprattutto di raccontare noi italiani, tra tabù e cronaca, deliri, satira e fantasia. Non mancano in questa grande storia ovviamente gli amori, in primis quello con la A maiuscola, vissuto con la donna che gli ha rubato l'anima, e con cui lui ha condiviso tutto, fino alla morte: Giulietta Masina, conosciuta in radio, nel 1941, lui 21 anni, lei 20, corteggiata in un primo appuntamento a cena, in un ristorante del centro, e stretta in un patto d'amore che li avrebbe tenuti fianco a fianco per 50 anni. (ANSA).

L'acqua alta a Venezia

L'acqua alta, fenomeno a cui i veneziani sono da sempre abituati, non è altro che un picco di alta marea che interessa la città solitamente in autunno e in inverno, con maggiore probabilità tra novembre e dicembre.

L'acqua alta a Venezia segue dunque il ciclo della marea, che per 6 ore cresce e nelle successive 6 cala: nei giorni un cui c'e' acqua alta, questa dura solo per le ore centrali della fase crescente. Quando in città si prevede un picco di alta marea eccezionale - il fenomeno dell'acqua alta - la popolazione è allertata da avvisi acustici grazie al servizio informativo del Centro Maree della Città di Venezia. Solitamente l'acqua alta permane a Venezia per circa 3-4 ore, durante questo tempo la città è sempre percorribile grazie ai percorsi pedonali su passerelle. Una volta sceso il livello dell'acqua, la città ritorna alla sua normalità.

Ma quanto può essere alta l'acqua alta? Quando si misura la quota di marea, viene usato come riferimento il livello sullo zero mareografico di Punta della Salute. Per capire, la città è, nella sua quasi totalità (97%) a circa 100 cm sopra il livello del medio mare. Questo significa che la quantità di acqua che può invadere le strade è sempre ben inferiore alla massima di marea annunciata. Per fare un esempio, una marea eccezionale di 140 cm corrisponde, in realtà, a circa 60 cm di acqua nei punti più bassi della città (Piazza San Marco) e allaga circa il 54 % del centro storico.

marea sostenuta
il livello di marea è compreso tra +80 cm e +109 cm sullo zero mareografico

marea molto sostenuta
quando il valore è compreso tra +110 cm e +139 cm;

marea eccezionale
quando il valore raggiunge o supera i +140 cm.


Primo ritratto dell'Uomo di Denisova vissuto 70.000 anni fa

Il primo ritratto dell'Uomo di Denisova, vissuto fra tra 70.000 e 40.000 anni fa, contemporaneamente ai Neanderthal e all'Homo Sapiens: è stato ricostruito analizzando le modifiche genetiche indotte dall'ambiente ed è un passo importante verso la capacità di ottenere l'identikit di un individuo dal suo Dna. Mostra che i Denisovani somigliavano ai Neanderthal nella forma del volto un po' allungata e nell'ampiezza delle pelvi, ma erano diversi da loro e anche dagli uomini moderni nella forma del cranio.Pubblicato sulla rivista Cell, il risultato si deve ai ricercatori coordinati da Liran Carmel dell'Università Ebraica di Gerusalemme."Forniamo la prima ricostruzione dell'anatomia scheletrica dei Denisovani", rileva Carmel. "In molti tratti - aggiunge - i Denisovani assomigliavano ai Neanderthal, ma in altri somigliavano a noi e in altri erano unici". Finora non era stato possibile ricostruire l'aspetto di questi uomini primitivi perché l'intera collezione di resti degli uomini di Denisova comprende un mignolo, tre denti e una mascella inferiore. Ora, i ricercatori ci sono riusciti estraendo le informazioni anatomiche dai modelli di attività dei geni. Tali modelli sono stati dedotti sulla base delle modifiche genetiche indotte dall'ambiente, che sono modifiche chimiche del Dna che influenzano l'attività dei geni senza cambiare la sequenza sottostante.Per testare il metodo, i ricercatori lo hanno prima applicato a due specie la cui anatomia è nota, il Neanderthal e lo scimpanzé, e hanno visto che circa l'85% delle ricostruzioni dei tratti erano accurati. Quindi lo hanno applicato per ricostruire il ritratto dell'Uomo di Denisova. In questo modo è stato possibile identificare 56 caratteristiche anatomiche in cui i Denisovani differivano dagli uomini moderni e dai Neanderthal, 34 delle quali nel cranio. A esempio, il cranio dei Denisovani era probabilmente più largo di quello degli uomini moderni e dei Neanderthal e anche l'arco dentale era probabilmente più ampio.


La toccante storia del rifugiato siriano che vendeva penne

La storia di quest'uomo che vendeva penne per cercare di sopravvivere insieme alla figlia ha fatto il giro del mondo ed è diventata virale. Ecco cosa fa l'uomo adesso.

La storia ha commosso tante persone. Abdul Halim al-Attar, un rifugiato proveniente dalla Siria è stato fotografato mentre vendeva penne sulle strade di Beirut, tenendo in braccia la sua bambina addormentata.

Abdul Halim al-Attar, 33 anni, era fuggito dalla Siria insieme ai suoi 2 figli. Al-Attar, era andato via da Yarmouk, il campo profughi palestinese sul confine meridionale di Damasco, dove era impiegato in una fabbrica di cioccolato. Il campo è stato devastato dai combattimenti e lui era scappato con la sua famiglia. Sebbene sia originario della Siria, al-Attar è palestinese e non ha la cittadinanza siriana.

Arrivato a Beirut ha cercato un lavoro, senza trovarlo e, per sopravvivere, aveva deciso di vendere penne. Tutti i giorni Abdul prendeva i suoi figli e si fermava a uno degli incroci della città dove cercava di vendere penne agli automobilisti di passaggio. Spesso, la figlia più piccola, Reem, si addormentava e lui, per non farla dormire per terra, la teneva in braccia, continuando a lavorare, sotto il sole cocente di Beirut. Un giorno qualcuno gli ha scattato una foto che ha postato sui social. La foto del padre disperato che vendeva penne con la bambina in braccio è diventata subito virale e ha commosso il mondo intero. Una delle persone colpite dalla sua situazione, un giornalista online e sviluppatore web norvegese, Gissur Simonarson, ha creato un account Twitter sotto il nome @buy_pens e una campagna Indiegogo per raccogliere $ 5,000 per al-Attar e la sua famiglia. Quando chiuse tre mesi dopo, la campagna aveva raccolto quasi quaranta volte di più: $ 188685.

Da allora a questi soldi si sono aggiunti altri $ 2324 in donazioni per un totale di $ 191000. Abdul Halim al-Attar è riuscito ad incassare una parte di questi soldi e li ha investiti, aprendo una panetteria. Poco dopo, ha aperto un negozio di kebab e un piccolo ristorante. Attualmente Abdul impiega 16 rifugiati siriani.

"Non solo la mia vita è cambiata, ma anche la vita dei miei figli e la vita delle persone in Siria che ho aiutato", ha detto. Al-Attar ha detto di aver regalato circa $ 25.000 ad amici e parenti in Siria e si è anche rapidamente ricostruito una vita migliore per sé e la sua famiglia a Beirut. Sua moglie è tornata in Siria e, attualmente, sono separati.

Abdul al-Attar ha trasferito i suoi figli dal dormitorio comune in un appartamento con due camere da letto in un edificio incompiuto che si affaccia sull'autostrada a sud di Beirut. L'appartamento è rumoroso e scarno ma Reem, la bimba fotografata mentre dormiva sulla spalla del padre e che adesso ha 4 anni, mostra con orgoglio i suoi nuovi giocattoli: stoviglie di plastica, un'altalena e un orso impagliato che sembra essere il suo preferito. Suo fratello,

Abdullelah, di 9 anni, è finalmente potuto tornare a scuola dopo tre anni di assenza. Incassare i fondi per al-Attar è stata una lotta. Finora l'uomo ha ricevuto solo il 40% di circa $ 168000, dopo che Indiegogo e Paypal hanno prelevato circa $ 20000 in spese di elaborazione e bancarie. PayPal non opera in Libano, quindi al momento il denaro viene trasferito in Libano un po' alla volta da un amico della campagna che può effettuare prelievi a Dubai.

"Vedendo che ha aperto un ristorante e i suoi figli sembrano ben curati, sono davvero felice", ha detto Simonarson in un'intervista telefonica da Oslo. Ma ha anche detto di essere scoraggiato "dopo aver visto quanto sia stato difficile l'esborso e le complicazioni con i rifugiati che non hanno potuto aprire un conto in banca in Libano, penso che sarà la mia ultima raccolta fondi".

Nonostante la sua frustrazione e l'incertezza su quando e se riceverà il resto dei suoi soldi, al-Attar si sente grato. Lavora molto anche con gli ordini di pane fresco e con le shawarmas dei lavoratori e delle famiglie vicine nel quartiere popolare di Ared Jaloul.

"Ho dovuto investire i soldi che mi hanno donato, altrimenti andavano persi", ha detto, insaccando un sandwich di pollo arrosto.

Durante l'intervista, Abdul al-Attar ha sfoggiato una maglietta con la scritta "Resta positivo" e un largo sorriso. "Quando Dio vuole concederti qualcosa, lo capisci", ha aggiunto.

Lui e i suoi 16 dipendenti sono fortunati ad avere un lavoro in Libano. Ci sono circa 1,2 milioni di rifugiati siriani registrati nel paese, molti dei quali faticano a trovare lavoro. Solo un terzo dei rifugiati siriani in Libano ha una qualche forma di occupazione, secondo un rapporto del 2014 dell'Organizzazione internazionale del lavoro.

Anche Al-Attar si sta abituando al suo nuovo status. Una volta era solo un anonimo venditore ambulante di penne ma adesso si sente come un vero membro della sua comunità.

Facebook come Pinterest, testa nuova app

Si chiama Hobbi, raccoglie foto e video degli hobbisti

Facebook testa una nuova app che ricorda da vicino Pinterest. Si chiama Hobbi ed è frutto dell'Npe Team, un gruppo di lavoro su progetti sperimentali annunciato da Facebook lo scorso luglio. L'applicazione è pensata per raccogliere e organizzare foto e video su progetti e hobby, dalla cucina al cucito, dal fitness al giardinaggio.
La app non ha una componente social. Si pone come strumento per creare collezioni tematiche sui propri progetti, in modo da tracciare anche i progressi fatti nel corso del tempo. Le raccolte possono comunque essere condivise esternamente con gli amici. Come riferisce il sito The Information, Hobbi è al momento disponibile solo su dispositivi Apple e solo in alcuni mercati: Usa, Spagna, Belgio, Ucraina e Colombia. Si tratta della quarta applicazione lanciata dall'Npe Team dopo la app per creare meme Whale (che è stata già chiusa), la chat per farsi amici Bump e la app musicale Aux. (ANSA).  

Coronavirus dalla Cina, Burioni: "Può essere trasmesso da persone senza febbre e senza sintomi. Brutta notizia"

ROMA - Chi fa "uscire queste notizie di 'sospetta infezione da coronavirus' a Bari, a Parma e via dicendo? I medici? I direttori sanitari? Chi? Non serve a niente". Così scrive il virologo Roberto Burioni (nella foto) sul suo profilo Facebook. E aggiunge: "State zitti e comunicate solo le notizie certe in questo momento in cui la gente è spaventata". E una notizia certa è quella che comunica lui stesso poco dopo sul suo sito medicalfact.it, citando The Lancet una delle riviste scientifiche più prestigiose. "Una pessima notizia", così la definisce, che irrompe sull'epidemia di questo nuovo coronavirus che ha finora contagiato oltre 1300 persone e ne ha uccise 41. Allora: l'infezione, scrive una delle riviste scientifiche più prestigiose, può essere diffusa da persone che non hanno alcun sintomo e non hanno febbre. Segno di un virus che colpisce "a volto coperto", che si conosce molto poco ma che di sicuro ha una velocità diffusione che forse le organizzazioni sanitarie hanno finora sottostimato. Lo studio pubblicato da The Lancet ha ricostruito la storia della trasmissione del virus 2019 n-CoV all'interno di un piccolo gruppo di sei individui (cinque dei quali della stessa famiglia) e indica come i tempi di incubazione possano variare da individuo a individuo, evidenziando il caso del bambino di dieci anni portatore del virus pur non mostrando alcun sintomo. L'articolo rileva inoltre che rari casi di trasmissione asintomatica erano stati segnalati anche nella Sars, l'infezione da coronavirus emersa nel 2002-2003 e che nel caso del virus 2019 n-CoV potrebbero essere "una possibile fonte di trasmissione dell'epidemia". Per questo, rilevano gli autori della ricerca, "sarebbero necessarie ulteriori ricerche sui casi asintomatici" ed "è cruciale isolare i pazienti, tracciare e mettere in quarantena i contatti prima possibile". "Solo notizie certe". Capisco la paura - scrive Burioni a proposito degli allarmi lanciati e poi smentiti nel nostro paese - ma in Italia questo coronavirus - grazie al cielo -, non è ancora arrivato. Quindi, non c'è motivo di evitare ristoranti cinesi, quartieri cinesi e i cinesi stessi. L'unica cosa che devono fare i cittadini italiani (e io sono stato il primo a dirlo, suscitando qualche critica che ora appare grottesca), è semplice: non andare in Cina. Punto e basta. Dovrebbero anche cessare gli allarmi e la stampa dovrebbe smetterla di generare il panico ogni volta che un cittadino di origine asiatica ha la febbre. È il periodo dell'influenza ed è normale che accada. Vi prego, giornalisti: aspettate la conferma delle notizie, prima di diffonderle. Il virus della disinformazione e della paura è molto pericoloso". In Italia, che non ha casi finora accertati (quelli sospetti sono stati smentiti) il ministro della Salute Roberto Speranza, ha fatto il punto con le Regioni ("C'è grande sintonia nel voler avere il massimo livello di coordinamento, anche nella comunicazione") e si è tenuto in contatto con l'Ue, che lunedì prossimo terrà una riunione del Comitato per la sicurezza della salute.

"Brutte notizie dalla Cina"

Il virologo nel suo articolo stigmatizza l'eccessiva cautela delle organizzazioni sanitarie internazionali dinanzi a quella che appare indubbiamente come un'emergenza. Con i numeri che aumentano in progressione geometrica. "Dal punto di vista delle notizie sul virus - scrive il virologo - invece, solo brutte notizie. I numeri che arrivano dalla Cina non li riporto neanche: sappiate che non hanno niente a che vedere con la realtà. Il World Health Organization (Who), con una decisione che a me sa molto di politica e poco di scienza, ha deciso dopo due giorni di discussioni che non c'è un'emergenza internazionale. Voglio vedere cosa dirà oggi a seguito della comunicazione che nuovi casi si stanno verificando ovunque, Francia compresa. Infine - conclude Burioni - la notizia che ritengo essere la più brutta di tutte, che arriva da un articolo pubblicato ieri su The Lancet. Ma proprio brutta. Sembra possibile l'esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus. Il che significa che la misurazione della temperatura agli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia. La lotta contro quest'infezione sarà più difficile del previsto".

Iran, Khamenei: 'attacco a Usa dalle mani di Allah. Pentagono, soldati Usa in ospedale dopo raid Iran

"Nelle ultime due settimane ci sono state giornate amare e dolci, un punto di svolta nella storia. I due grandi avvenimenti dei funerali del generale Qassem Soleimani e del giorno in cui l'Iran ha attaccato le basi Usa sono stati 'Giorni di Allah'. I due episodi, miracoli delle mani di Allah, hanno mostrato il potere di una nazione che ha dato uno schiaffo in faccia agli Usa e che la volontà di Allah è continuare il cammino e conquistare la vittoria". Lo ha detto la Guida suprema iraniana Ali Khamenei nel suo primo sermone dopo 8 anni alla preghiera islamica a Teheran. "Ho detto sin dall'inizio che non ho alcuna fiducia nel dialogo con l'Occidente sulle nostre attività nucleari e nei gentiluomini che siedono ai tavoli negoziali e vestono guanti di seta sulle loro mani di ferro. Sono al servizio degli Usa. Il dialogo con loro è un inganno", ha detto ancora. Donald Trump - ha attaccato - è un "pagliaccio" che finge di sostenere il popolo iraniano ma poi lo "colpirà alle spalle con un pugnale velenoso", dopo che il presidente americano aveva dichiarato anche con un tweet in farsi di supportare le manifestazioni contro la Repubblica islamica.

Manifestazioni di piazza sono in corso in diverse città dell'Iran per esprimere sostegno alle autorità della Repubblica islamica dopo il sermone tenuto stamani dopo 8 anni dalla Guida suprema Ali Khamenei a Teheran. Le tv locali mostrano folle di gente in strada che canta anche slogan di "morte all'America", come già avvenuto in moschea durante la predica dell'ayatollah Khamenei. Intanto undici soldati americani sono stati ricoverati in ospedale dopo avere accusato sintomi di commozione cerebrale ad alcuni giorni dall'attacco missilistico iraniano alla base irachena di Al-Asad. Lo ha confermato alla Cnn il capitano Bill Urban, portavoce del comando centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle truppe in Medio Oriente. Il Pentagono, all'indomani dell'attacco, aveva affermato che vi erano stati danni alle strutture ma non alle persone. "I sintomi sono emersi alcuni giorni dopo il fatto e sono stati trattati con abbondante cautela", ha precisato Urban interpellato dalla Cnn sulla discrepanza dalle prime informazioni fornite dal Pentagono. Era stata inizialmente la coalizione anti-Isis a dichiarare in una nota che "mentre nessun membro del servizio americano è stato ucciso nell'attacco iraniano dell'8 gennaio alla base aerea di Al Asad, molti sono stati curati per sintomi di commozione cerebrale dall'esplosione e sono ancora in fase di valutazione". Il portavoce del Pentagono ha poi precisato che otto persone sono state trasportate al Landstuhl Regional Medical Center in Germania e tre sono state inviate a Camp Arifjan in Kuwait per "accertamenti". "La procedura standard prevede che tutto il personale presente sul luogo di una esplosione venga sottoposto a screening per lesioni cerebrali traumatiche e, se è il caso, viene sottoposto ad un livello di assistenza più elevato", ha detto. "Tutti i soldati nelle immediate vicinanze dell'esplosione sono stati visitati e valutati secondo la procedura standard, secondo il Dipartimento della Difesa. Se saranno ritenuti idonei al servizio dopo lo screening, torneranno in Iraq". ANSA.IT

Piene di plastica, le onde di rifiuti del mare in Sud Africa

Onde di plastica che si infrangono sulla spiaggia in Sud Africa, nella città di Durban. I rifiuti galleggianti sono stati ripresi in un video realizzato il 12 dicembre dai volontari di Litterboom project, una ong africana che combatte l'inquinamento marino; ed è subito diventato virale, dopo esser stato rilanciato sul twitter dal meteorologo della Cnn Derek Van Dam. Secondo l'associazione ambientalista la colpa di questa 'marea' di rifiuti è della "cattiva gestione da parte delle autorità locali, e dello smaltimento incontrollato delle baraccopoli sulle rive dei fiumi". Inoltre, le alluvioni e le inondazioni degli ultimi giorni in Sud Africa hanno messo ancora più in evidenza il problema, con il risultato che la spiaggia è diventata una distesa di bottiglie, detriti, rifiuti e plastica.

Dall'Amazzonia ai ghiacciai, avverate le previsioni sul clima degli anni'90

Appello della ricerca per correre alle contromisure 

Dallo scioglimento dei ghiacci polari alla perdita della foresta amazzonica passando per la riduzione della barriera corallina, sono già realtà nove delle previsioni sul clima fatte alla fine degli Anni '90. A lanciare l'allarme, su Nature, un gruppo di sette esperti: primo firmatario è Timothy Lenton, dell'Università britannica di Exeter. Gli scienziati parlano di "cambiamenti bruschi e imprevedibili, con effetti a cascata che potrebbero minacciare l'esistenza stessa della civiltà", se non attuiamo contromisure immediate, per salvaguardare il Pianeta dagli effetti del riscaldamento globale. "A partire dalla riduzione dei gas serra", rilevano. L'appello arriva a pochi giorni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la Cop25, che si svolgerà a Madrid dal 2 al 13 dicembre. E a meno di un mese dall'allarme "emergenza climatica" per la Terra lanciato sulla rivista BioScience da più di 11.000 ricercatori di 153 Paesi, tra cui più di 200 italiani. La rivista Nature sottolinea come venti anni fa l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), il comitato delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, considerasse alcune previsioni, come lo scioglimento dei ghiacci polari o la salute dei coralli, molto probabili qualora le temperature medie del Pianeta avessero superato i 5 gradi entro cento anni. Adesso, si legge su Nature, i nuovi rapporti dell'Ipcc parlano, come punto di non ritorno, di un aumento delle temperature globali di 1 o 2 gradi. "Il 99% dei coralli - spiegano - potrebbe sparire se le temperature dovessero aumentare di 2 gradi. Stabilità e resilienza della Terra sono in pericolo. La situazione - aggiungono - è troppo rischiosa per aspettare ancora". Di questo passo, ad esempio, entro il 2040 si arriverà a un aumento di 1,5 gradi. "Quando ho letto l'appello, mi sono spaventato", commenta Giorgio Vacchiano, ricercatore di gestione forestale all'Università Statale di Milano, tra i firmatari del precedente appello di BioScience. "Il quadro è allarmante, non possiamo permetterci di fare finta di niente. I dati dell'Ipcc mostrano che i cambiamenti sono più netti e imprevedibili del passato, e che la Terra è più sensibile di quanto pensassimo. Se, ad esempio, dovesse continuare a questo ritmo la fusione dei ghiacci polari, la corrente del Golfo potrebbe rallentare o arrestarsi. È un rischio - conclude - che non possiamo correre. Anche perché, cambiando le nostre abitudini, ci vorranno comunque 30 anni prima di vederne gli effetti positivi". Ansa.it


Con lo smartphone il mondo più accessibile ai disabili

Legge, ascolta e parla grazie alle nuove tecnologie di Google

Per leggere un'email non servono gli occhi. Per conversare con una persona, si può fare a meno delle orecchie. Per accendere la tv e scegliere il film preferito, non bisogna muovere neanche un dito. L'esperienza quotidiana del mondo diventa più accessibile a chi soffre di disabilità, grazie alle nuove soluzioni sviluppate da Google per migliorare la fruibilità dei dispositivi Android. Su tutti troneggia lo smartphone, che grazie all'intelligenza artificiale può finalmente leggere, ascoltare e parlare al posto nostro.

"Stiamo entrando in una nuova Età dell'oro, grazie ai progressi dell'intelligenza artificiale e dell'apprendimento automatico, combinati alla possibilità di far vivere sul telefono gli algoritmi che un tempo operavano solo nei grandi cloud: così abbiamo nuove funzioni disponibili anche offline, non solo per chi ha disabilità, ma potenzialmente per tutti", spiega Brian Kemler, responsabile della suite Accessibilità di Google, che fa esempi pratici.

"Live Caption - sottolinea - che sottotitola in automatico i contenuti multimediali riprodotti sul telefono per chi ha problemi di udito, potrebbe essere usata per vedere i video sul telefono in metropolitana anche se abbiamo scordato gli auricolari. L'amplificatore, collegabile all'apparecchio acustico così come alle cuffie, potrebbe permetterci di ascoltare meglio un film senza disturbare chi ci sta accanto. TalkBack, che fa la lettura vocale dello schermo, ci permetterebbe di usare il telefono senza distrarci durante la guida dell'auto. O ancora l'accesso vocale, che consente di interagire col dispositivo senza toccare lo schermo, ci potrebbe essere utile per cercare una ricetta online quando cuciniamo e abbiamo le mani sporche".

Quello che nasce per pochi, diventa per tutti. Gli esperti del colosso di Mountain View lo chiamano "curb cut effect", riferendosi agli scivoli dei marciapiedi che oggi usiamo tutti per portare più comodamente passeggini e valigie, ma che in origine erano stati pensati per aiutare i disabili. Lo stesso accade anche oggi con le nuove tecnologie, che diventano sempre più fruibili per tutti grazie agli adattamenti sviluppati pensando a quel miliardo di persone nel mondo che convivono con una disabilità, temporanea o permanente.

"L'accessibilità è un diritto umano: il cuore della nostra missione non è solo rendere accessibili i prodotti, ma l'esperienza del web e del mondo, per rendere i disabili più autonomi e migliorare la loro interazione con le persone vicine", osserva Kemler. Lo testimonia anche l'esperienza della giovane Geneviève Pedrini, ipovedente dalla nascita, ormai nota campionessa paralimpica di slalom gigante e violoncellista, da poco laureata con una tesi in Musicologia dedicata proprio all'accessibilità. "Grazie alla tecnologia ora posso fare cose che un tempo pensavo impossibili - spiega - posso muovermi in autonomia percorrendo anche strade sconosciute, posso navigare in Internet e postare contenuti sui social da sola, posso lavorare meglio grazie ai lettori dello schermo. Ci sono ancora molte criticità, ma l'approccio delle aziende che sviluppano questi prodotti sta cambiando". ANSA.IT


La sentenza della Consulta sul suicidio assistito fa discutere. Lettera di un malato al Papa

La sentenza della Consulta che ha aperto al suicidio assistito, invocando però l'intervento del legislatore per varare una legge sul fine vita, divide la società e la politica.

"La debolezza della politica non ha dato riscontro, in sei anni i cittadini non avuto nessuna risposta. La sentenza della Consulta dia la forza alle persone che stanno in Parlamento per aprire una discussione ed arrivare ad una decisione", ha detto. E intanto un malato di Sla si rivolge in una lettera direttamente al Papa. "Quando il dolore fisico ti fa urlare ma non puoi perchè non hai voce e il dolore resta facendoti impazzire. Caro Papa Francesco allora comprendi che c'è un'unica via d'uscita, andartene". E' un passaggio della lettera che Gianfranco Bastianello, 63 anni e malato di Sla da quando ne aveva 14, ha inviato al Santo Padre. Bastianello, del Cavallino (Ve), cattolico praticante, ex responsabile della comunicazione dell'hotel Danieli di Venezia, è impegnato da sempre per i disabili e il muoversi in carrozzina da 10 anni, come riferisce La Nuova Venezia, non lo limita nelle battaglie. (nella foto ANSA - Valeria Imbrogno e Marco Cappato)

Torna il volo per New York dall'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo 

La compagnia aerea statunitense United Airlines ha ripristinato un nuovo volo diretto giornaliero tra l'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo (PMO) e New York/Newark (EWR), già a partire dallo scorso 20 maggio e per tutta la stagione estiva 2020. United, che opera in Italia dal 1997, sarà la prima compagnia statunitense a collegare le due città. Il volo è operato con aerei 767-300. Il collegamento con la Grande Mela mancava da ottobre 2017, data dell'ultimo volo dell'ex compagnia aerea Meridiana. L'hub della compagnia United Arlines si trova a New York-Newark Liberty International. L'aeroporto americano è a circa 23 chilometri da Manhattan e offre i collegamenti più rapidi per moltissime parti della città, compreso il servizio AirTrain fino alla Penn Station nel cuore di Manhattan, con un tragitto di meno di trenta minuti. Consente anche di raggiungere altri luoghi turistici come il Canada, i Caraibi e il Messico. L'aeroporto di Palermo diventa così il quinto scalo italiano che United aggiunge al suo network di voli diretti con l'Italia. 

Scheletro di donna ritrovato agli Uffizi. Risale a fine '400, perfettamente conservato in area ex chiesa 

I resti perfettamente conservati di una donna sono stati trovati agli Uffizi di Firenze nell'area di scavo adiacente all'aula di San Pier Scheraggio. Si tratta di uno scheletro rinascimentale (spiegano dal museo), perfettamente conservato e risalente presumibilmente alla fine del '400. Le spoglie sono in un punto dove un tempo c'era una chiesa, esistente, prima ancora che gli Uffizi fossero edificati e ne 'inglobassero' gli spazi. Era un luogo di culto molto frequentato, tra l'altro anche dal sommo poeta Dante Alighieri. Gli scavi archeologici effettuati sotto la guida della Soprintendenza da circa 20 anni, hanno riportato alla luce una porzione dei sotterranei dell'antico edificio religioso, che, nel passato, veniva anche usato come luogo di sepoltura. Lo scheletro, indicato con codice identificativo 101, verrà ora portato ai laboratori di archeoantropologia della Soprintendenza per essere sottoposto ad esami ed analisi. 

Intelligenza artificiale in casa

"L'intelligenza artificiale deve avere un volto umano, essere inclusiva e apportare benefici a tutti i cittadini europei", anche ai "più vulnerabili". E' quanto sostiene il Comitato economico e sociale europeo (Cese), organo consultivo dell'Ue, che ha dedicato al tema una conferenza a Helsinki, in collaborazione con la presidenza finlandese di turno dell'Ue e il governo finlandese. L'impatto del digitale sulla salute delle persone, la robotica, e le politiche europee del futuro sono stati i principali temi al centro del dibattito. In campo sanitario, "gli strumenti digitali devono fungere da leva per sviluppare nuove forme di organizzazione e di assistenza", evitando invece di essere "usati come pacchetto per risparmiare sui bilanci sanitari, né devono condurre a riduzioni del personale o a tagli dei servizi", ha osservato Diego Dutto, componente del Cese. "Creare fiducia" tra i lavoratori e nella società "è una priorità" davanti all'avanzata dell'intelligenza artificiale, sottolinea il Cese, chiedendo a Bruxelles un "approccio incentrato sull'uomo".

Dalla sonda Solar Orbiter i primi dati sul Sole

sono misure del suo campo magnetico

Arrivati a Terra i primi dati inviati dalla sonda Solar Orbiter, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), lanciata il 10 febbraio per fare la Tac al Sole. Sono misure del campo magnetico solare eseguite dal magnetometro Mag, uno dei 10 strumenti di bordo progettati per studiare il cosiddetto meteo spaziale, in particolare come l'attività del Sole influenza la vita sulla Terra e nello spazio. Per i responsabili del centro di Controllo delle operazioni Esa di Darmstadt, in Germania, i dati indicano che il magnetometro è in ottimo stato e che le prime operazioni della sonda, come l'apertura del braccio contenente diversi sensori degli strumenti e quella di tre antenne, si sono svolte correttamente. I primi sensori, ad esempio, sono stati accesi 21 ore dopo il lancio della sonda. Quattro tra gli strumenti di Solar Orbiter, tra cui il magnetometro Mag, spiega l'Esa, "misurano l'ambiente attorno alla sonda, in particolare le caratteristiche del vento solare, il flusso di particelle cariche provenienti dalla nostra stella". Per il responsabile dell'esperimento Mag, Tim Horbury, dell'Imperial College di Londra, "Solar Orbiter è in grado di misurare campi magnetici migliaia di volte meno intensi di quelli con cui abbiamo familiarità sulla Terra". I suoi strumenti sono talmente sensibili da rischiare di essere disturbati dalla stessa attività elettrica della sonda.

"Per questo - precisa Horbury - molti sensori sono collocati a distanza dal corpo centrale, sul braccio di circa 4 metri e mezzo di lunghezza. I primi dati indicano che il campo magnetico diminuisce man mano che ci si allontana dalla sonda. A riprova - conclude - che il braccio si è aperto in modo corretto".

Novità dalla scienza e dalla ricerca

"La Terra primordiale forse sommersa dalle acque"

Tracce di un oceano globale risalente a 3,2 miliardi di anni fa La Terra primordiale potrebbe essere stata interamente sommersa dalle acque, proprio come nel film 'Waterworld' con Kevin Costner: alcune tracce chimiche ritrovate nelle rocce nell'entroterra dell'Australia farebbero infatti pensare all'esistenza di un antico oceano globale senza continenti emersi. A indicarlo è uno studio dell'Università del Colorado: pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, potrebbe aiutare a capire come e dove sono comparse le prime forme di vita unicellulari. "La storia della vita sulla Terra traccia le nicchie disponibili", spiega il ricercatore Boswell Wing. "Se il mondo era ricoperto dall'oceano, allora le nicchie asciutte non erano disponibili". I ricercatori sono giunti a questa conclusione studiando un sito geologico nel distretto di Panorama, nell'entroterra dell'Australia nord-occidentale, dove sono ancora presenti alcuni resti dell'antica crosta oceanica risalente a 3,2 miliardi di anni fa. I ricercatori hanno analizzato un centinaio di campioni di rocce che conservano tracce delle interazioni con l'acqua. Lo studio - spiega il ricercatore Benjamin Johnson - è stato un po' come analizzare i fondi di caffè per estrarre informazioni sull'acqua che li ha attraversati. I ricercatori hanno valutato in particolare la presenza di due tipi (isotopi) di ossigeno: uno più pesante, l'ossigeno 18, e un altro più leggero, l'ossigeno 16. I risultati hanno rivelato una presenza leggermente maggiore di ossigeno 18, superiore anche a quella odierna. Secondo gli esperti, questo dato è da imputare alla mancanza di terre emerse: se fossero state presenti, infatti, avrebbero assorbito gli isotopi dell'ossigeno 18. "Tuttavia questo non vuol dire che all'epoca non ci fossero terre emerse", commenta Wing. "Nulla esclude che ci potessero essere dei micro continenti giovanissimi che emergevano appena dalle acque". Resta però da capire quando la tettonica a zolle avrebbe sollevato i pezzi di roccia che sarebbero diventati, col tempo, i continenti che conosciamo.

A Torino il minibus autonomo Olli

La sperimentazione al Campus dell'Onu, tra 4 mesi su strada

Sibila lungo i viali alberati dell'Itcilo, il campus delle Nazioni Unite scelto per sperimentarlo a Torino, portando con sé il vento del futuro. Il primo minibus a guida autonoma d'Europa si chiama Olli e da oggi accompagna nei loro spostamenti studenti e professori. Otto posti a sedere in quattro metri di lunghezza, motore elettrico, 50 chilometri di autonomia, velocità massima di 45 chilometri orari. A bordo nessun autista, solo un addetto alla sicurezza per valutare che tutto funzioni. Poi la sfida più complessa, quella della strada, tra quattro mesi. Per cui bisognerà pensare una regolamentazione.

"Più sperimentazioni ci sono nelle varie città e meglio è", ha commentato la ministra all'Innovazione Paola Pisano, tra le prime passeggere di questo avveniristico veicolo dotato di intelligenza artificiale e con telecamere, all'interno e all'esterno, per avere tutto sotto controllo. "Si capiscono potenzialità e problematiche delle tecnologie, si capisce come migliorarle e quali sono le applicazioni che interessano i cittadini - ha aggiunto sorridente l'ex assessora torinese - Si crea una squadra coesa per lavorare al futuro della mobilità". Nato da una stampante 3D della statunitense Local Motors, Olli deve il suo apparato di sensoristica e telecamere all'americana Robotic Research, alle spalle vent'anni di esperienza nelle applicazioni militari. La sperimentazione è resa possibile grazie alla collaborazione della Città di Torino con l'Itcilo, Reale Mutua e Università di Torino. Lo shuttle, circola in un'area recintata che riproduce segnaletica e viabilità delle strade cittadine. Compresa la presenza di altri mezzi e pedoni. Attento all'ambiente, oltre che innovativo, Olli è anche un progetto attento al sociale. A seguire un corso di formazione, per poi illustrare agli utenti il funzionamento del minibus, ci sono anche studenti e destinatari del reddito di cittadinanza. "Il minibus rappresenta la mobilità del futuro - ha detto Pisano, che accoglie la sfida - Serve una regolamentazione della mobilità autonoma su cui stiamo lavorando". Un aspetto su cui si sofferma anche la sindaca Chiara Appendino. "La rivoluzione tecnologica che è in atto deve essere governata - ha sottolineato - Bisogna costruire politiche per monitorarla, mitigarne i rischi, coglierne le opportunità". E Torino vuole essere capofila. By ANSA.IT

Istat: 816mila italiani all'estero. Calano del 17% gli ingressi degli immigrati

Sono 816 mila gli italiani che si sono trasferiti all'estero negli ultimi 10 anni.Oltre il 73% ha 25 anni e più; di questi, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. Lo riferisce il report sull'immigrazione dell'Istat. Il calo degli immigrati in Italia provenienti dal continente africano nel 2018 è pari al -17%.
Ci si continua a spostare alla ricerca di un lavoro dal Sud verso il Settentrione e il Centro Italia e il fenomeno è in lieve aumento. Secondo il rapporto Istat sulle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente, nel 2018, sono oltre 117 mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le regioni del Centro e del Nord (+7% rispetto al 2017). A soffrire di questi esodi sono soprattutto la Sicilia e la Campania, che nel 2018 perdono oltre 8.500 residenti laureati, età media 25 anni.

Maltempo Crolla viadotto sull'A6 Torino-Savona.

Ponti e viadotti di autostrade e strade d'italia, continuano a sbriciolarsi e il rischio crolli è altissimo.

E' successo ancora, crolla parte di un viadotto sull'autostrada, A6 altezza Madonna del Monte: i vigili del fuoco al lavoro per la verifica di eventuali auto coinvolte, Il pericolo di un'ulteriore colata di fango rende complesse le operazioni nell'alveo. Si conferma ancora "fragile" la Liguria, per alcuni interminabili attimi il timore di essere di fronte ad un nuovo ponte Morandi. "Serve un piano straordinario di manutenzione", afferma il governatore Giovanni Toti, che rinnoverà la richiesta al ministro De Micheli, in un sopralluogo al viadotto crollato. 

Nadia Toffa, ora è ufficiale: a lei sarà intitolato il reparto di oncologia pediatrica di Taranto 

(aggiornamento sulla petizione)

Dopo la petizione lanciata da Change.com è arrivato il via libera del presidente della giunta regionale della Puglia, Michele Emiliano, all'intitolazione del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell'ospedale di Taranto, Santissima Annunziata, a Nadia Toffa, conduttrice e inviata de "Le Iene", morta lo scorso agosto a causa di un tumore.

«È una cosa che la Puglia, e in particolare Taranto, deve a Nadia Toffa» ha detto il presidente della Regione Puglia Emiliano.

Quasi 91 mila sono le firme raccolte su Change.org e consegnate al presidente Emiliano con una petizione che chiedeva, appunto, l'intitolazione del reparto ospedaliero tarantino alla Toffa che si è battuta per la sua creazione. Emiliano ha ricevuto Alessandra Marotta, tra le promotrici della petizione, che gli ha consegnato un documento con tutte le firme raccolte. Emiliano ha subito chiesto al direttore generale della Asl di Taranto, Stefano Rossi, di dare seguito alla petizione e deliberare l'intitolazione, che potrebbe avvenire già il prossimo 18 dicembre, anniversario della data dell'apertura del reparto in favore del quale Nadia Toffa aveva anche avviato una raccolta fondi. Emiliano ha anche annunciato che il reparto, che fa parte della Pediatria del Santissima Annunziata, verrà ampliato. Sono già 60 i piccoli pazienti seguiti e «anche se ci sono gravi problemi di spazio, vista la struttura dell'ospedale che per ora è al centro della città - ha precisato il dg dell'Asl- troveremo il modo di allargarlo».

«Ci siamo impegnati a sostenere e realizzare come Regione Puglia - ha aggiunto il presidente della Regione Puglia Emiliano - alcuni dei progetti trovati dalla mamma sul computer di Nadia dopo la sua morte. È una cosa che la Puglia e in particolare Taranto deve a Nadia Toffa». La conduttrice de "Le Iene" era diventata cittadina onoraria: un sentito riconoscimento per aver parlato (e denunciato), senza mezzi termini e in tv, le emissioni dell'ex Ilva, sposando poi la raccolta fondi Ie jesche pacce pe te (Io esco pazzo per te).

«Dietro il nome di Nadia ci sono quelli di tutti quei piccoli angeli che non ce l'hanno fatta ma hanno combattuto fino alla fine e di tutti quelli che stanno ancora combattendo» ha concluso Alessandra Marotta, tra le promotrici della petizione.

Prevenire la deforestazione e lo sfruttamento dell'Amazzonia! 

Jair Bolsonaro, eletto presidente del Brasile per i prossimi 4 anni, durante un'intervista in campagna elettorale, ha detto che non vede niente di male nello sfruttamento della foresta amazzonica a fini economici. In poche parole, nessun problema quindi a deforestare, se questo fa bene all'economia del paese.
Siamo consapevoli però che non tutto può essere fatto in nome della crescita economica, deforestare significa distruggere fauna e flora insostituibile. E oggi il "polmone del mondo" sta bruciando.
Firma questa petizione in modo che nessuno abbia il diritto di toccare le nostre foreste, se non per proteggerle e/o studiarle, in modo che tutto ciò che le coinvolge sia un contributo ecologico, compresa l'economia, e che Possiamo mantenere in vigore l'articolo 225 della Costituzione federale del Brasile: "Ognuno ha il diritto a un ambiente ecologicamente equilibrato, un bene per l'uso comune delle persone ed essenziale per la sana qualità della vita, e il potere pubblico e la comunità hanno il dovere di difenderlo. e preservarlo per le generazioni presenti e future ".
L'Amazzonia è conosciuta come il "polmone del mondo", essendo la vegetazione principale del nostro pianeta e contiene la più grande biodiversità per una foresta tropicale. Questa regione ospita circa 2,5 milioni di specie di insetti, decine di migliaia di piante e circa 2.000 uccelli e mammiferi e nel solo Brasile vi è una media tra 96.000 e 128.000 specie di invertebrati e un chilometro quadrato della foresta pluviale amazzonica può contenere circa 90.000 tonnellate di piante vive.
Oltre alla minaccia a questa biodiversità derivante dallo sfruttamento, viene messo in discussione un altro fatto, come le emissioni di carbonio dovute agli incendi, che possono contribuire in modo decisivo al riscaldamento globale. Gli studi indicano che l'insostenibile deforestazione della foresta può portare a una riduzione delle precipitazioni e, quindi, a un aumento della temperatura nella regione e, di conseguenza, nel mondo.
Lo scopo di questa petizione è di informare tali organismi dei pericoli per le nostre foreste, prendere posizione e adottare le misure appropriate, in quanto sono responsabili della protezione ambientale nazionale.